Grazie Enzo


"...El purtava i scarp de tennis, el parlava de per lu

rincorreva già da tempo un bel sogno d'amore.
El purtava i scarp de tennis, el g'aveva du occ de bun
l'era il prim a mena via, perché l'era un barbun.
..."

Mi addormentavo da piccolo con le canzoni di Enzo Jannacci. Mio papà era un grandissimo appassionato  e per ascoltarlo aveva fatto la grande spesa di un mangiacassette che piazzava tra il mio letto e il suo. Alla sera prima di darmi la buona notte, mi diceva: “Cesco, così mi chiamava mio papà,  ascolta questa poesia che poi dormi meglio”. Io ero veramente piccolo, lo guardavo e lo rassicuravo sul fatto che non mi sarei addormentato prima della fine della canzone, cosa che non avveniva però quasi mai.  Lui non solo si sedeva sul letto in religioso silenzio ad ascoltare ogni passaggio, ma era anche dotato di un libretto con i testi che recitava come fossero veramente i vespri. Sono cresciuto con la pagaia in mano e con le canzoni di Enzo Jannacci, che accompagnavano  le mie serate e inconsciamente le mie notti di sonno, considerando il fatto che mio papà restava a lungo in piedi a leggere e ad ascoltare quest’uomo che seppe catturarmi poi per tutta la vita.  Oggi quindi per me è un giorno triste, se ne va una parte della mia gioventù, se ne va una parte di me cresciuta grazie anche ad un artista unico e speciale come è stato Enzo Jannacci. Quante belle parole nelle sue storie cantate o meglio recitate dal profondo del cuore. Quante verità e quante sofferenze nell’ascoltare spezzoni di vita. Quanta ammirazione per un uomo che ha saputo entrare e scavare nella vita con una sensibilità unica offrendo l’ironia giusta per poi affrontare comunque la vita di tutti i giorni a testa alta. 
Mi emoziona pensare che Jannacci è riuscito a trasferire al figlio tutta questa sua passione, tutta questa sua poesia. Un figlio che ha ereditato tanta saggezza e tanta sensibilità capace di portare avanti quanto creato da chi lo ha generato. Questo probabilmente è il grande, grandissimo merito di Enzo Jannacci essere riuscito a trasmettere epidermicamente a molti un mondo di parole che hanno espresso quel suo modo quasi assurdo di percepire i fatti della vita. Poeta, cantante, amante della vita ecco forse Jannacci è stato tutto ciò nella semplicità di chi ha saputo mettere in musica concetti molto impegnati o semplici ballate e cantarle con il piacere di farlo. Se ne è andato con eleganza, come ha vissuto e come resterà dentro di noi ogni volta che ci suonerà nella mente una sua canzone. Grazie Enzo per i grandi momenti che ci hai regalato. 

Occhio all'onda! 

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