Vivere senza rimpianti


  
 L’ultima immagine che ho del Messico è alla sala imbarchi. Lascio una ragazza visibilmente  triste seduta sulla poltroncina di un aeroporto che  inganna il suo stato d’animo ascoltando della musica,  ma immersa nei suoi pensieri. Lo sguardo perso nel vuoto, i piedi appoggiati  allo zaino, gli occhi lucidi, la divisa di una viaggiatrice frequentatrice di ostelli e non certo di hotel a cinque stelle. L’avevo notata qualche ora prima abbracciata ad un ragazzo nell’area di pubblico accesso prima di passare i controlli doganali. Mi avevano affascinato in quel loro tenero abbraccio. Mi avevano colpito per la loro semplicità e per la loro freschezza. Sono stati pochi attimi, il tempo di passare, notarli e quasi sfiorarli, ma che a volte ti regalano molto e ti lasciano il segno.  Si capiva chiaramente che uno dei due stava partendo.  Poi quell’immagine al momento della chiamata del nostro volo per Chicago mi ha fatto metabolizzare tutto quello che avevo percepito, forse a mia insaputa, poche ore prima. Com’è la vita... bisogna essere sempre allerta perché poi immagini, emozioni, ricordi, pensieri entreranno in te e ti accompagneranno nel tuo essere nella vita. Come mi accompagneranno nel futuro le tante immagini che ho impresso dentro di me di facce e luoghi di un Messico che assolutamente non immaginavo e tanto meno conoscevo. Bimbi , uomini, donne, animali, alberi, strade, deserti, montagne, lagune, laghi, fiumi, musica, danze, odori, profumi, cibi, bevande, piazze, case, chiese, distributori di benzina, macchine, camion, oggetti, colori, tramonti, sole, calore, freddo, tepore, sguardi, parole dette e non, abbracci, strette di mano e adii. Tutto questo esageratamente sintetizzato in una sola parola che ne racchiude tante altre. Già, di tutto ciò si potrebbero raccontare mille storie vissute in questa settimana intensa a rincorrere un obiettivo sportivo, ma che comunque non ti può lasciare indifferente a tutto ciò che ti circonda. Tanto più se a coinvolgerti sono  bimbi che corrono  in mezzo ad una natura oggi arida, ma che nel tempo delle piogge si trasforma.  Bimbi che dimostrano meno dell’età che hanno perché si nutrono di patate, di riso e qualche volta di latte, forse quando si uccide il maiale ci scappa anche un pezzo di carne. Bimbi dagli occhi spalancati e immobili a guardare le canoe che solcano il fiume, ma che si trasformano nel momento in cui ti metti a tirare con loro quattro calci ad un pallone. Poi ti rendi conto che lo sport che ami ha avuto la forza di attirare tanta gente sulle rive nei giorni della gara. Beh! devo essere sincero è stato emozionante perché raramente mi era capitato di vivere tutto ciò così in profondità. Non avrei mai creduto che anche la mia amata canoa avesse questa forza, questa energia per trascinare in quel luogo ameno persone che sono arrivate con ogni mezzo. Pullman organizzati dalla municipalità, auto private, carretti tirati da buoi, a cavallo, a piedi, in bicicletta. Tanta gente che incitava gli atleti, tanta gente che faceva festa ognuno a modo suo. C’è chi è arrivato di buon ora organizzando vere e proprie tendopoli, chi con seggiole prese in prestito dal salone di casa, chi ha preferito assistere alle prove disteso su amache, chi invece è rimasto imperterrito per ore sotto il sole a bordo fiume e chi ancora ha approfittato dell’evento per vendere le cose del suo campo.  Come particolare e partecipata è stata la sfilata per la cerimonia di apertura tra le vie di Union de Tula. Non c’è nulla da dire: la canoa ha ricevuto un’accoglienza eccezionale, come hanno ricevuto un trattamento esaltante gli atleti che per una settimana sono stati al centro dell’attenzione.  Le ragazze poi del luogo, molto intraprendenti, non hanno certo lesinato sorrisi e affetto testimoniando la grande ospitalità del Messico e soprattutto degli abitanti di questo paese fatto da poco più di 20.000 anime.  Poi ci sono le gare che come sempre mi caricano e mi danno la giusta emozione e adrenalina per rendermi conto di quanto è eccitante gareggiare. Le gare sono il momento più esaltante per un atleta e per il suo allenatore, sono per noi l’essenza del lavoro che si sta costruendo. Sono il sale della vita. 
Solo alla vigilia e alla mattina dell’evento l’aria è effervescente, fresca, pulita, eccitante. C’è quell’atmosfera inebriante, quel senso del rispetto verso ogni cosa e ogni persona. Tutto, anche il più insignificante gesto, prende forma con estrema eleganza. Respiro attraverso la pelle dei miei atleti. Non mi serve neppure sfiorarli, mi basta guardarli e a volte anticiparli su pensieri che farebbero fatica ad esprimersi se non sollecitati. Paure, tensioni che resterebbero tali se non strappate a forza dai loro cuori. Parlarne con loro, una volta portati in superficie, per capirli e per trasformarli in positività. 
Vivrei di gare settimanalmente perché è  solo lì che ti rendi conto che l’atleta cresce, si evolve, matura. Solo lì si vive veramente e  solo sulla concretezza del risultato, positivo o negativo, costruisci la motivazione per migliorarti e  per allenarti giornalmente. A volte ci si dimentica che si fatica e ci si lavora non per il gusto di farlo, ma perché abbiamo un solo e preciso  scopo: gareggiare e vincere la sfida con noi stessi.  Se poi risulti essere il migliore tanto meglio altrimenti l’importante è non aver rimpianti, non lo sopporterei mai! 

Occhio all’onda! 

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