Simulazione gara


Sul mio librone, che mi segue in ogni dove, ho annotato, in queste ultime settimane, diversi punti da approfondire per non dimenticare ciò che a volte mi colpisce senza una precisa logica. Mi capita sovente, guardando gli atleti allenarsi, di essere colpito da una sorta di impulso, sensazione, fulmine, che stimola il ragionare a ruota libera. Basta un minimo segnale e automaticamente la mente si diletta a vagare nei meandri più nascosti per cercare nuove strade. E’ stato così guardano i Ceki allenarsi sui percorsi tipo gara. La nota diceva: “la squadra si sta allenando in simulazione gara, ma in realtà ognuno di loro sta interpretando in modo decisamente diverso il tipo di lavoro proposto dai tecnici”. Tradotte e sviluppate queste poche righe ne è venuto fuori la riflessione che segue e che mi fa piacere condividere.

Il primo fulmine è arrivato osservando le diverse reazioni in momenti di notevole difficoltà o di errore. Le reazioni sono state molto diverse. Chi si fermava, chi reagiva come fosse stato effettivamente in gara e doveva comunque tagliare il traguardo, chi reagiva in modo sonoro e chi ancora con un sorriso non dava peso all’accaduto e proseguiva senza cambiare strategie.
Il secondo punto è la velocità per affrontare un allenamento così specifico. Ora in teoria, proprio per il tipo di lavoro, la velocità dovrebbe essere quella che usualmente si ha in gara se si vuole fare un allenamento per l’appunto mirato. Conoscendo singolarmente ogni atleta, di cui stavo seguendo l’allenamento e che ho visto gareggiare molte volte, mi rendevo conto che alcuni di loro utilizzavano una velocità superiore a quella che usualmente hanno in gara. Questo potrebbe essere giustificato dal fatto che in allenamento bisogna provare e osare un tantino in più di quello che magari si dovrebbe fare in gara: certo se non si prova in queste condizioni!
Teniamo questo principio valido per un solo momento, anche se in realtà non lo condivido se il tipo di lavoro è per l’appunto: simulazione gara. infatti se così fosse significherebbe che non stiamo facendo un lavoro altamente specifico e non ci alleniamo per l’obiettivo che l’allenamento si era proposto. L’affrontare il percorso ad alte velocità - decisamente superiori alla competizione - è allenante e stimolante per dare un impulso nuovo al nostro sistema nervoso e muscolare. Inoltre può aiutarci a trovare soluzioni in tempi molto rapidi.
Così facendo però usciamo dal tema dato e non andiamo ad allenare quel sistema complesso che si chiama gara.

Molte volte gli atleti si presentano al cancelletto di partenza in realtà ben allenati fisicamente e magari anche tecnicamente, ma con poche simulazioni gara. Al momento del via si presenta tutto come nuovo e ci si cala in una nuova e diversa dimensione. Quindi non ci troviamo preparati in maniera specifica per la competizione. Si corre il rischio di allenare per allenare al fine di supportare magari carichi di lavoro elevati, ma non finalizzati alla meta finale.
Interessante viceversa vedere atleti di alto livello lavorare su questo tipo di allenamento e rendersi conto che riescono a simulare alla perfezione la competizione. Hanno lo stesso tipo di atteggiamento, concentrazione, dinamismo e reazione che hanno in gara. Anche la simulazione viene preparata a terra come fosse realmente il giorno della qualifica o della semifinale. I piccoli particolari vengono curati sempre.
Così facendo si metabolizza al meglio il momento della competizione, del confronto che per un atleta è il momento magico e sublime. Quello che diventa lo scopo finale di tutto questo insieme di elementi.

Non per niente sono molti gli autori che identificano nella gara il momento più allenante in assoluto.

Occhio all’onda!

Bratislava, 27 Luglio 2010 - Summer Slalom Training Camp

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