Il piacere di un buon vino e di un piatto particolare




La sostanza certamente conta, ma il contorno e le piccole cose ti fanno apprezzare al meglio la vita. Te ne rendi conto anche quando può bastare una semplice pausa dal lavoro a regalarti forti emozioni, tanto più se le condividi con la persona che ti ama da sempre… sentimento ovviamente condiviso. E allora una scappata con pranzo ad un Vinitaly in chiusura ti fa scoprire e conoscere Scipione che di professione fa il sommelier, non solo per lavoro, ma per vocazione con l’aggiunta della passione e di un back-ground dei più nobili. Infatti sui campi dell’entroterra di Caorle ci passa la gioventù con il nonno ad imparare l’arte della potatura e poi a raccogliere grappoli dal vigneto di famiglia che oggi conserva con rispetto e tanti bei ricordi. La scelta della scuola è a tema e, una volta finita, si dedica con passione alla professione del “mescitore di vino” sulle tavole di molti ristoranti dove la bevanda di Bacco viene servita in abbinata a piatti importanti. Ecco quindi che una volta seduti il buon Scipione arriva di gran lena con un Prosecco fresco per farti aprire le danze di quello che diventerà da lì a poco un vero campo di battaglia tra sapori, profumi, chiacchiere e tanta allegria, sotto la guida di sapienti imprenditori che ti portano per mano alla scoperta di un territorio attraverso la sua cucina. “Su una buona tavola non possono mai mancare le bollicine” mi suggerisce Amur e noi non ce le facciamo mancare: chi ben inizia è a metà dell’opera; accompagnano un antipasto dal nome impegnativo che nasconde però la sua poesia: “insalatina tiepida campestre con pescatrice al vapore”… giusto il tempo di dirlo e la pietanza è sparita.
Il primo piatto arriva diretto dalle tradizioni contadine dove la patata è stata, per molto tempo, l’unico alimento sempre presente sulla tavola di molte famiglie. Anche qui ci vogliono un paio di righe per descriverlo si tratta infatti di: “Gnocchetti di patate del Quartier del Piave agli asparagi bianchi di Cimadolmo IGP su vellutata di gamberi rosa”, il tutto accompagnato da un pinot sopraffino dal sapore pieno e che ti fa apprezzare ancora di più lo gnocco di patate dorato, caldo, fumante, profumato e piacevolmente soffice.
Il secondo piatto è un altro regalo alla tradizione popolare: “coscetta di faraona ripiena al profumo di timo con confettura di cipolla e zenzero”. Ora è molto difficile cercare di elencare i piaceri che si provano addentando una coscetta di questa spettacolare volatile originario dell'Africa, addomesticato dall'uomo da molti secoli. La carne della faraona era già molto apprezzata nel settecento; ha carni magre, con un sapore più aromatico rispetto a quelle del pollo. Richiede una leggera frollatura e si presta a molti tipi di preparazione, in particolare può essere cucinata con ottimi risultati senza un uso eccessivo di grassi. Direi che oggi i cuochi di Casa Treviso hanno optato per una delicata ma gustosa soluzione; la finezza della confettura di cipolla e zenzero poi ti regala un contrasto di sapori che al palato si rivelano unici. Ci lascia un pelino delusi il Cabernet Franc che accompagna la carne, ma la verità è che di grandi rossi il nord-est Veneto non è particolarmente dotato se si paragona alla ricchezza dei vitigni bianchi.
Si chiude con una mille foglie di mele alla veneziana con una soffice crema d’uovo e la nostra sfacciataggine ci fa osare più del dovuto tanto da chiedere il bis, grazie alla raccomandazione dello stesso Scipione che ha messo per noi una buona parola in cucina. E’ l’occasione per bere il secondo bicchiere di passito che aiuta ad apprezzare meglio la parte finale del lauto pranzo! I distillati non sono mai stati la mia passione, se pur riconosco il grande valore e soprattutto la capacità dell’uomo di estrarre da tutto ciò che può fermentare del combustibile umano. Ci consoliamo con un amaro dalle mille erbe subito dopo il caffè.
Usciamo stravolti, ma appagati dal tendone-ristorante di “Casa Treviso” – ci aspetta la visita al padiglione dell’olio che tanto apprezziamo e amiamo. Purtroppo di tempo ne rimane veramente poco, gli espositori, esausti da cinque giorni di Vinitaly, stanno impacchettando ciò che è rimasto. Noi assaporiamo il prodotto delle olive di Sicilia – che voglia di tornare sull’isola a godere del suo mare e del suo cibo – con un pane altrettanto unico gustiamo una deliziosa crema ai pistacchi, ma la voce metallica dell’altoparlante annuncia la irrevocabile chiusura delle porte e dà l’arrivederci all’edizione 2011… e con Amur ci promettiamo che il prossimo anno faremo le cose con un pochino più di calma!

Io sono tornato in quel di Bratislava, non si parla più di vino e piatti particolari, ma sono tornati ad invadere la mia mente canoe, pagaie, allenamenti, onde e tecniche… si riprende contatto con la mia grande passione… e anch’io mi sento un po’ il buon Scipione! Lo prometto da domani si scrive solo di tecnica -

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi


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nella foto in alto Scipione sommelier di professione e per vocazione

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