PYRENEES CUP PRIMA TAPPA E RIO DE JANEIRO LE GARE CHE SI SONO DISPUTATE NEL FINE SETTIMANA


Un weekend interessante per la canoa slalom con le gare di selezione di  Rio de Janeiro e con la "Pyrenees Cup" a La Seu d’Urgell. 

Partiamo da quest’ultima gara che si è svolta in due giorni, sabato 7 marzo  slalom e domenica 8 Kayak Cross,  in uno scenario invernale: acqua marrone e montagne, che fanno da corollario alla bellissima cittadella catalana, ancora imbiancate. La “Pyrenees Cup” è arrivata alla sua 16^ edizione ed è nata e prosegue per ricordare quello spirito di collaborazione fin dal XII secolo tra la gente spagnola e francese che vive nei due versanti dei Pirenei.  Infatti il vescovo di Urgell e  il conte di Béarn, hanno mantenuto nel Medioevo un rapporto  stretto per oltre duecento anni. Ora, in un altro ambito, la canoa, con due efficienti team organizzativi, in ​​due sedi di gara, offrono una nuova opportunità per rafforzare i legami su entrambi i versanti delle montagne, rinnovando tradizioni e collaborazioni nate nella notte dei tempi.  Tra i siti di gara, La Seu e Pau,  ci sono circa quattro ore e rendono le due gare della Coppa Internazionale dei Pirenei molto interessante visto il numero di partecipanti sia come atleti che come nazioni. Quest'anno sono rappresentate 21 nazioni per un totale di 194 iscrizioni su 184 partenti.

Si è iniziata questa Coppa con le prove catalane e si proseguirà in Francia la settimana prossima a Pau. 

A La Seu d’Urgell il percorso si é dimostrato tra i più classici di sempre, disegnato da Marc Vincente e Christophe Prigent, il primo per la Spagna e il secondo per la Francia.  Per la verità è difficile pensare a delle grosse  novità di combinazioni in un canale che annualmente ospita e organizza diverse gare. Quindi i tracciatori hanno evidentemente optato per un percorso  veloce e con nessuna combinazione particolare: si parte con le classiche quattro  porte in discesa che introducono la risalita nella morta a destra, poi al bivio la successiva risalita a sinistra. Si prosegue con tre discese leggermente sfasate per arrivare la ponte con un’altra risalita a sinistra. Anche il resto del percorso è lineare e sull’ultimo salto si corre via veloci con una discesa e risalita a destra. Nel kayak maschile vince di 68 centesimi David Llorente su un giovane Gino Benini che fa registrare un gran tempo, ma paga dazio alla porta 9. Per la verità il miglior tempo di giornata è di Miquel Trave con 76.64, ma il catalano tocca due porte e finisce sesto. Due parole le spendiamo sul francese, dalle chiare origini italiane, e cioè su Gino Benini, che l’anno scorso era in squadra under 23 nel Kayak cross e ai mondiali di Foix aveva preso la finale, ma è rimasto giù dal podio nella gara vinta da Nicholas Collier su Titouan Castryck e terzo si era piazzato Xabier Ferrazzi.  Gino Benini, nome più da comico che da pagaiatore transalpino, è seguito da Victor Lamy ed è molto amico di Romain Bruneau, quest'ultimo un atleta dello slalom con la passione per la fotografia.  In finale abbiamo pure trovato Ludovico Cuignon, l’eporediese che ha messo in acqua una gran finale chiudendo in quarta posizione pari merito con Leo Vuitton. Deludono sia Pau Echaniz, che dopo il bronzo olimpico di Parigi si é spento, che i due inglesi Jonny Dickson e Sam Leaver, finiti tutti nelle retrovie.  Nel settore femminile la basca Maialen Chourraut, che nel giorno della festa della donna compie  43 anni, vince di 13 centesimi sulla francese Coline Charel. Da sottolineare la buona finale di Caterina Pignat che con 89,57 finisce quinta. La sacilese, ma che vive a Ivrea dal 2022, quando cioè di anni ne aveva 15, ha cambiato allenatore e da Davide Monguzzi  è passata ad essere  seguita da Marco Romano.

Nella canadese maschile ci aspettavamo una grande gara del padrone di casa nonché  campione europeo 2025 Miquel Trave, ma i tocchi e alcune sbavature lo hanno relegato al sesto posto nella gara vinta dal suo compagno di squadra Oier Diaz, che vive a La Seu d'Urgell da alcuni anni, ma è originario di Irun, quindi da paesi baschi, e che ha fatto una  grande discesa con  80.96: ad un solo secondo e 92 dal primo K1 uomini pari ad un più 2.4%. Secondo il britannico Adam Burgess e terzo Jus Javornik, figlio di Borut che fu bronzo a squadre nel 1989 nella canadese monoposto con Vidmar, l’allenatore di Savsek, e Zitnik. Il papà di Jus allena pure Luka Bozic. Non mi dilungo oltre se non dicendo che Trave da quest’anno ha cambiato allenatore perché Anaise Bouchet ha deciso di prendersi una pausa e per il momento ha lasciato nelle mani di Jordi Cadena il suo poliedrico pupillo che sa pagaiare forte in tutte le specialità dello slalom. 

Le donne in ginocchio hanno trovato Nuria Vilarrubla in gran forma visto che ha dominato la finale con un 89.17 che significa un 12.8% dal miglior tempo del K1 uomini. Queste percentuali così basse ci fanno riflettere su due aspetti: il  primo è che il K1 che ha  vinto probabilmente non era così veloce come normalmente è chi vince. Infatti se consideriamo il 76.64 (miglior tempo assoluto di Trave, ma con penalità)  i dati rientrerebbero, sia per  le donne che per  gli uomini in canadese, nelle percentuali di distacco ormai consolidate nella media di Coppa o Mondiali. Il secondo punto è che il percorso era veramente facile avvantaggiando quindi le categorie delle canadesi, che, in questo caso, hanno avuto vita facile. 

Le gare di Kayak cross, disputate la domenica, hanno avuto due fasi: la prova contro il tempo e gli scontri diretti. Tra le donne ci sono state cinque atlete nei 54 secondi e la differenza per salire sul podio è stata una questione di centesimi: prima Chourraut, seguita da Roman Prigent, che quest'anno ha curato la sua preparazione invernale a Rio, e terza la britannica Nikita Setchell. Poi negli scontri diretti ha la meglio la francese Charel sull'inglese  Leaver e Prigent. 

Nel settore maschile lotta tutta in casa tra Ochoa e Llorente, la spunta il primo di 7 centesimi. Terzo l'elvetico Martin Dougoud. Sempre Ochoa a vincere gli scontri diretti su Leaver e su Trave.


A Rio si sono concluse le gare di selezione per formare le squadre che rappresenteranno il Brasile nei vari eventi internazionali. Percorsi tracciati da Martin Taques e da Lorenzo Biasioli, quest’ultimo new entry nello staff tecnico giallo-verde. Come sempre le gare che formano le squadre hanno un fascino particolare: nell’aria si respira la tensione che regna in ogni atleta e in chi assiste. In pochi minuti ci si gioca un anno intero e nel bene o nel male le cose devono essere accettate e successivamente metabolizzate. Anche i più forti, che sono anche coloro che hanno più esperienza, hanno vissuto questa ultima settimana in maniera molto intensa, pur gareggiando in casa, e pur con la consapevolezza di una propria superiorità tecnica e fisica. Abbiamo visto confermarsi al vertice nel K1 senior  Pedro Gonçalves, meglio conosciuto come Pepe, che ha dominato due gare su tre. Abbiamo anche visto crescere il settore giovanile, grazie ad un progetto partito a fine 2025 e che inizia a dare i suoi frutti. La strada è lunga e articolata, ma le cose facili a noi non piacciono! 

Nel settore femminile Omira Estacia ha dominato nel kayak in assenza della sorella Ana Satila, già qualificata e che attualmente si trova negli Stati Uniti per definire la preparazione invernale dove prenderà parte a due gare ICF Ranking nelle prossime settimane. 

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Occhio all’onda!


Gino Benini secondo classificato nel K1 uomini slalom - foto di Romain Bruneau 




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