YOG interessanti le prove di qualifica, ma...


Gli Youth Olympic Games sono certamente un tentativo sano ed onesto per  stimolare il mondo sportivo mondiale giovanile educandolo a quelli che sono i valori olimpici, ma organizzare le prove di qualifica come sono allo stato attuale diventano un "vorrei ma non posso"  rilegando lo sport ad una sorta di Giochi senza Frontiera e secondo il mio modesto parere senza logica di crescita. Vanno fatti comunque i complimenti a Jean-Michel Prono, Cyril Nivel e a Lluis Rabaneda e a tutti i loro collaboratori per il lavoro  profuso già da tempo nel portare avanti questo impegno. Speriamo che da questo evento possano ricevere molti feedback  al fine di non perseverare su questa strada, ma per trovare la via giusta nel promuovere il nostro magico sport in maniera più propositiva.
Gli YOG nascono per volontà del CIO che ha preso la palla al balzo da un’idea di Johann Rosenzopf che voleva dare uno stimolo a combattere l’obesità giovanile offrendo a loro la possibilità di cimentarsi con lo sport. Sostanzialmente l’organo internazionale ha questi obiettivi che sono:  radunare i migliori e talentuosi giovani sportivi di tutto il mondo, offrire a loro lo spirito olimpico con i suoi valori e informare e formare i giovani sui valori Olimpici;  partendo dal presupposto di non spingere troppo sull’agonismo considerandolo un fattore negativo. Forse  su questo ci sarebbero da aprire grandi discussioni in merito, ma sorvoliamo… Due le edizioni estive ed invernali già fatte e cioè le prime a Singapore nel 2010 e a  Nanjing 2014, mentre quelle invernali a  Innsbruck 2012 e a Lillehammer 2016.

62 i paesi che hanno partecipato alla selettiva mondiale disputatasi recentemente alle porte di  Barcellona sul canale olimpico del 1992 a Castelldefels per un totale di circa 300 atleti che hanno gareggiato nella prove di velocità e slalom o meglio hanno gareggiato in due specialità  riviste, corrette ed adattate a quelle che dovrebbero essere le discipline della canoa da velocità e dello slalom.

Sostanzialmente  sono quattro gli errori  di fondo.

-  Il primo è quello  legato all’età degli atleti ammessi ai Giochi Olimpici Giovanili (Young Olympic Games), infatti a queste prove e ovviamente a quelle  finali a Buenos Aires sono ammessi atleti nati negli anni 2002 e 2003 e cioè 16 e 15 anni, una fascia d’età che ormai ha già definito il suo futuro sportivo e in modo pure ben preciso e specifico e che certo non aspettano questo tipo di gare per avere soddisfazioni agonistiche o per decidere a quale delle due specialità dedicarsi in futuro. Tanto meno si scoprono talenti in queste occasioni, ma soprattutto a queste età.  Senza contare il fatto che, specialmente nel settore maschile, sono anni in cui c’è una grande disparità sotto l’aspetto dello sviluppo psico-fisico. Possiamo avere giovani già formati che si confrontano con compagni che devono viceversa  ancora iniziare la loro fase di sviluppo. 
- Il secondo errore sostanziale è non aver riservato delle quote specifiche per ogni disciplina e cioè se per l’Europa sono concessi sei posti si sarebbero dovuti dividere 3 per il settore velocità e 3 per il settore slalom, mentre  si distribuiranno questi sei posti dalla somma fatta nelle due specialità da ogni singolo atleta. Tanto più che nella Capital verranno assegnate le medaglie per specialità e allora qual'è il senso di una selezione sommando le prove?
- Il terzo punto sono le gare che sono state organizzate che hanno prima di tutto un costo elevatissimo come mi ha ben spiegato Lluis Rabaneda, il team manager di questo evento, oltre al fatto che sono un costo esagerato anche per le squadre che vi partecipano considerando il fatto che sarebbe stato più logico disputare queste qualifiche a livello di Continente oppure prendere di riferimento le prove di Campionato del Mondo Junior delle due varie specialità come era stato fatto fino ad oggi per le edizioni precedenti. Le gare di Barcellona sicuramente hanno avuto un valore competitivo sicuramente più elevato di quello che ci sarà a Buenos Aires ad ottobre, anche solo pr il fatto che erano ammessi due atleti per ogni nazione su ogni specialità.
- Il quarto punto è la lungaggine delle gare disputate in tutte le fasi, anche se contavano i tempi nelle batterie, con la formula «head to head». Ciò comporta tempi lunghissimi con l’inevitabile cambiamento meteorologico che influenza non poco i risultati specialmente nelle batterie che contavano i tempi.

Facciamo un ragionamento tecnico e l’esempio più eclatante è quello della vincitrice nel K1 slalom donne, Lili Bryant, che non ha guadagnato la qualificazione olimpica poiché nella prova di velocità ha chiuso al 57^ posto. Quindi sommando lo zero dello slalom con la prestazione sulla barca lunga il totale da 57 che significa 22^ nel ranking mondiale assoluto è la 16^ in Europa e la sua compagna Lois Leaver che è arrivata 4^ nella velocità e 48^ in slalom la precede diventando la Gran Bretagna la 9^ nazione per il  Continente Europa. Rocambolesca pure la vittoria della britannica che nelle batterie non si qualifica nelle prime cinque e deve quindi passare per i ripescaggi. Qui ottiene l’ultima posizione utile per passare di 0,21 sulla spagnola Bernardez.
Considerate che la Bryant non era nella squadra nazionale Junior 2017, ma aveva finito le selezioni di categoria in 11^ pozione. Neppure quest’anno è entrata nella squadra che rappresenterà il Regno Unito ai Mondiali di categoria di Ivrea e agli Europei di Bratislava.  Ha partecipato nel 2017 all’ECA Cup Junior prendendo qualche podio e finendo in classifica generale al 5^ posto sulle 88 atlete partecipanti.
Il Regno Unito aveva organizzato delle vere e proprie selezioni a Holme Pierrepont, Nottingham, il 25 Novembre dello scorso anno, così in anticipo per offrire la possibilità  a questi giovani di allenarsi nelle due diverse specialità. La Bryant che normalmente ha dalle 8 alle 10 sezioni di allenamento alla settimana, una volta selezionata i suoi allenatori, Richard Lee e Tommy Power, le hanno inserito anche degli allenamenti settimanali nella canoa da velocità. Il risultato, se eccellente nello slalom, non c’è stato in una specialità come quella della velocità che richiede moltissimo tempo per riuscire ad esprimersi tecnicamente su un mezzo che è molto complesso e difficile.
La stessa cosa ha fatto Marc Domenjo per la sua atleta di Andorra, Noemi Font-Voorhoeve, allenandola tre volte alla settimana sulla barca da velocità a La Seu d’Urgell. Anche in questo caso i risultati non sono stati sufficienti per qualificarsi a Buenos Aires.
Eszter Rendessy, l’atleta ungherese che ha vinto la qualifica nella prova velocità e la classifica complessiva, di 1 punto  sulla francese  Romane Charayron ha chiuso la prova in slalom al 19^ posto, mentre la transalpina ha due decimi posti. Quindi per la magiara, di ovvia estrazione velocità, si è trattato di imparare l’eskimo e nulla di più, mentre per la Charayron si è trattato di essere mediocre in tutte e due le specialità.

Ora il dibattito si apre sotto l’aspetto tecnico e soprattutto sulla propedeuticità di queste proposte in ottica futura. Liquidiamo velocemente la prova dello slalom che con lo slalom olimpico non ha nulla a che spartire e soprattutto non aiuta i giovani ad avvicinarsi alla vera disciplina. Completamente opposto il principio tecnico proposto con quello che viceversa è lo slalom in acqua corrente, principalmente per il fatto che agli YOG le porte sono immerse nell’acqua mentre nello slalom sono appese. Capite bene la sostanziale differenza e che cosa ciò comporta.
Gli specialisti della velocità mi dicono che non incontrano affinità con la disciplina olimpica, certo è che comunque rimangono valide le proposte tecniche fosse solo per  il mezzo proposto ed utilizzato. 






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Occhio all’onda! 








Elena Borghi sulla sinistra con la campionessa olimpica di Slalom Emile Fer presente alle prove di qualifica come testimonial per la Francia.

La squadra dell'Argentina

con il  tecnico della Spagna Ander Diez Lizarribar sulla sinsitra, al centro il tecnico di Andorra Marc Domenjo e io. 

A destra Guille Diez Canedo attuale direttore tecnico slalom della Spagna con Maiara tecnco giovanile del Brasile e giudice arbitro di slalom internazionale.

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