Cambio mano


Mi piace immensamente la riflessione dell’amico Antonio Armosino che tra le altre cose dice:

 « …Io non ci sto neppure a questo.
Io guarderei più in basso.
Io guarderei a noi.
Se vedo come parcheggiamo,
come usiamo le nostre strade (a piedi o in macchina),
come usiamo o NON usiamo i nostri cestini….
se vedo come usiamo il nostro posto di lavoro,
se vedo quante volte ci ricordiamo di chi ci paga realmente lo stipendio....
Se vedo con attenzione tutto questo io,
per tutto l’oro del mondo, vorrei mai e poi mai essere il capo di gente così.
Altro che vitalizio » .


Non vorrei essere quindi il buon Mattarella in questo momento così incerto sulle sorti del  leader che dovrà guidare il nuovo  governo, ma noi dobbiamo occuparci a  fare al meglio il nostro lavoro ed essere coerenti ed operativi come sempre, inutile perdersi in se e ma, perché così si fa poca strada. La positività e l’energia deve essere contagiosa solo così possiamo aspirare a vivere intensamente i nostri anni su questa terra.

Sempre aperto il grande dibattito sul cambio lato di pagaiata nella canadese femminile. Problematica però che sembra  anche interessare i colleghi uomini. Avevo già scritto che in occasione degli Australian Open il campionissimo David Florence aveva cambiato lato ben tre volte nelle sue discese di semifinale e finale. Cosa che avevamo visto fare anche al transalpino Martin Tomas che ha come lato principale il sinistro, ma nel corso della finale ha        «switchato» per il lato opposto. Il francese ha fatto registrare pure il miglior tempo peccato per lui le due penalità di troppo (porta 1 e porta 10), che lo hanno collocato in quinta posizione nella gara vinta dal campione olimpico Denis Gargaud. Incuriosito della cosa pure Raffy sta provando a cambiare quando è decisamente più veloce fare una combinazione sul lato opposto, anche se il veronese, in forza da qualche mese alla Marina Militare, lo utilizza soprattutto per velocizzarsi nei tratti diritti dove i sinistri riescono a spingere meglio la loro canoa.  Vedremo nel futuro i successivi sviluppi.

Le donne in canadese, viceversa, lo usano costantemente e qui però c’è chi, questo cambio di mano, lo sa far sfruttare anche per agevolare la rotazione, chi invece la rotazione la blocca proprio per passare a pagaiare sul lato opposto. Guardando soprattutto Jessica, che ritengo in questo momento due spanne sopra tutte le altre sue avversarie in questa specialità,  il cambio mano diventa un momento decisamente positivo per la sua azione propulsiva, infatti avviene solo dopo aver spinto la barca avanti e mai da una manovra di rotazione o di mezza pagaiata. Questo le permette di mantenere e dare velocità alla barca oltre al fatto di  avere momenti di recupero che vengono sfruttati per mettere a punto la rotazione nel passaggio aereo della pala.  La sottile alchimia è saper sfruttare il passaggio per recuperare e per ruotare senza perdere velocità e contatto con l’acqua. 
La differenza con le altre è la scelta del tempo in maniera perfetta, non ha cioè tentennamenti che invece si notano in altre atlete.  Tutto ciò le è possibile grazie all’enorme equilibrio che questa atleta ha sulla barca.  Equilibro che probabilmente arriva dalla sua acquaticità acquisita fin da piccola, ma se ci si pensa lei non fa altro che rispettare il principi della bicicletta che non sempre devi pedalare se il mezzo comunque sta andando. Molto spesso si vuole forzare troppo la mano puntando sulla frequenza, mentre è una azione pulita e decisa che porta la nostra canoa ad essere veloce e in mezzo alle porte.

Occhio all’onda! 


PS  - nel prossimo post parliamo di TARGET TIME -

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