TARGET TIME


Per un allenatore è importate avere riferimenti precisi per capire dove intervenire e che suggerimenti dare al proprio atleta. Sicuramente valgono  molto le sensazioni che si vivono sul campo e conta molto pure l’esperienza che ti permette di vedere oltre il momento stesso, relazionando la eventuale problematica in un processo evolutivo e di crescita. Certo è che avere degli aiuti per approfondire le varie realtà  potrà facilitarci il lavoro. Sostanzialmente possiamo avvalerci di dati oggettivi come tempo e penalità, mentre le riprese video diventano  di supporto per avere conferme o meno sulle idee che ci siamo fatti durante l’allenamento.
Tempi e video, a mio modo di vedere, vengono sfruttati in maniera diversa dall’allenatore e dall’atleta stesso. Dal punto di vista di chi sta sulla riva e non ha il culo in acqua i tempi e gli  intertempi possono avere diverse chiavi di lettura e possono scindersi e integrarsi uno nell’altro al fine di raccogliere informazioni che ci fanno capire il vero potenziale di un atleta e su che cosa dobbiamo fare senza però correre nell’errore di affidare tutto esclusivamente ai tempi.
Prendiamo il caso di un allenamento come quello di   «simulazione gara» dove possiamo avere intermedi tra risalita e risalita, oppure anche tra porta e porta, quindi se prendiamo per ogni discesa un minimo di 6  intermedi (start/prima risalita - risalita/risalita - risalita/finale) più il tempo totale avremo una serie di dati per ogni discesa che possiamo confrontare tra loro per ogni prova. Se poi su 3 o 4 discese scegliamo il tempo migliore per ogni intermedio e li sommiamo avremo quello che chiameremo «target time» (TT) . Questo dato ci darà il vero potenziale di quell’atleta su quel percorso. Mettendo questo dato a confronto con il migliore tempo realizzato sul percorso intero dallo stesso possiamo ottenere la percentuale di «Potentional Improvement» (PI).
Un altro dato interessante è quello di far fare all’atleta il percorso diviso in sette parti per andare a scoprire la massima velocità che si potrebbe fare su ogni tratto se preso singolarmente e una volta comparato con quello che invece è l’intertempo sulla prova lunga ci farà capire la percentuale di differenza con cui lo stesso atleta affronta il percorso lungo e quello breve idealmente nelle migliori condizioni fisiche e tecniche. Questo è un elemento molto utile per calcolare le strategie da suggerire agli atleti in gara. Raffrontando poi uno con l’altro riusciremo a capire anche quanto può incidere la preparazione fisica e quanto viceversa incidono strategia, coscienza e determinazione al fine di una manche perfetta (The Ultimate Run - famoso titolo del libro di Bill T. Endicott ).

Se noi prendiamo i dati riportati nella foto in apertura,  che si riferiscono a una allenamento di simulazione run fatto da  Raffaello Ivaldi in C1,  possiamo vedere:

- la percentuale di distacco dal miglior K1 -  4,0%;
- il Potential Improvement  - 2,1%;
- il maggior distacco negativo è nelle prime 4 porte (se questo dato viene poi messo a confronto con tutte le prove che si fanno nel corso della stagione o di un periodo specifico, possiamo capire se diventa una costante oppure se è un fattore determinato magari da una combinazione particolare solo in quel determinato percorso. Se la cosa si ripete abbiamo elementi interessanti da analizzare e capire); 
- dopo poco più di 60 secondi di gara c’è ancora un distacco negativo importante in un tratto di acqua facile che avvantaggi sicuramente i K1 rispetto ai C1 (idem per quanto sopra specificato tra parentesi).                                 


Se poi tutti questi dati li raggruppiamo su una tabella complessiva riportando tutte le prove per questo tipo di allenamento possiamo avere degli indicatori precisi  che ci vanno a monitorare l’atleta stesso nel corso della stagione o degli anni (TAB. 2). 


TAB. 2




A conclusione sottolineo e ripeto il fatto che non dobbiamo mai prendere i tempi e  legerli in modo  asettico  e magari solo matematicamente. Questi elementi viceversa hanno una loro profondità nel farci capire bene i punti chiave su cui lavorare.

Occhio all’onda!

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