La fermezza del movimento

Il week-end porta sempre beneficio a tutti. Ad esempio a me ha insegnato a preparare il tè e mi ha regalato una massima di Murat. 
Ignorantemente o forse pure per casualità versavo  l’acqua calda dal boiler nelle tazza e successivamente ci cacciavo dentro la classica bustina. Bene, non si fa così! Si mette prima la bustina nella tazza, poi si avvicina la stessa al boiler e si fa cadere al suo interno l’acqua calda che deve arrivare giusto a filo della tazza. Prima di poter farne uso devono passare diversi minuti, solo dopo si potrà pure procedere ad una mescolata e quindi alla sua degustazione. La mia insensibilità però non mi fa apprezzare la differenza di preparazione nel momento del consumo che per qualcuno, mi dice, è effettivamente notevole. Non me ne vogliano i veri cultori di questa bevanda in uso nell’antica Cina fin dal III secolo per arrivare poi in Inghilterra intorno alla metà del 1600, ma il mio palato è poco affine e avvezzo a tali estreme finezze. L’unica vera bevanda di questo genere che apprezzo molto è una sorta di tisana alla liquirizia che la mia mogliettina mi prepara qualche sera d’inverno davanti al focolare, magari guardando per l’appunto l’ultima serie di « The Crown » giusto per stare in tema.
La massima di cui vi parlavo invece è di  Murat Erdemsel, chi è costui per chi non balla il tango? Definirlo un maestro di tango potrebbe essere decisamente riduttivo, potrei aggiungere artista del movimento e dell’immagine, viste le sue opere pittoriche e fotografiche. Sottolineerei di lui però l’aspetto prettamente illuminante e rivelatore che può avere nelle persone grazie ai suoi tratti gentili e ammalianti, con la sua verve, con la sua armonia e soprattutto con la sensibilità infinita verso la musica e la danza. In sostanza al termine di un workshop con lo sfondo un magnifico oceano e con tutti gli allievi che lo circondano dice: « si pensa e si è sempre detto che l’essenza del tango è la camminata, ma…» (in inglese ha usato per camminata  traveling che rafforza magicamente l’immagine di un  tango che effettivamente ti proietta in un’altra dimensione).

« ma… » fiato sospeso con Murat al centro e con lui Sigrid, la sua compagna di tango, che mentre lui parla lo guarda come se avesse visto apparire Gesù all’improvviso,  prosegue: « in realtà il fulcro di tutto arriva però dallo stare fermi  racchiudendo  nell’abbraccio emozioni, dialoghi, sensazioni. In quel momento lasceremo spazio all'ascolto di tutto ciò che ci circonda sapendone cogliere tutte le varie sfumature.  Questo il tango te lo  può regalare solo se ti si lascerai libero». A questo punto attorno a Sigrid appare una aureola di luce che si rispecchia nei suoi occhi e lei, con un cenno di capo e un sorriso contagioso, annuisce con delicatezza a tanta scienza e sensibilità e le parole fermezza del movimento nell'abbraccio lasciano il segno anche in lei abituata a quest’uomo che dal cuore e con l'anima è capace sempre di elaborare concetti profondi e sinceri. 

Occhio all'onda! 

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