Fondamentali in acqua piatta i segreti della tecnica


Seguire ed allenare  i giovani atleti è molto interessante perché ti mette nella condizione di imparare e di farti certe domane che forse troppo spesso non ci facciamo con  atleti olimpici, dando per scontato molti punti che negli atleti evoluti sono viceversa talmente naturali e a cui noi allenatori non diamo la giusta importanza. Lo riteniamo acquisito. Ad esempio, quando salto in barca ed inizio a pagaiare,  istintivamente ritornano automaticamente quegli automatismi che tanto ho ricercato ed allenato, ma che purtroppo nelle nuove generazioni non trovo così intrinsechi  e scontati come viceversa dovrebbero essere.
Dobbiamo capirne i motivi ed intervenire.

Molti slalomisti di alto livello sono veramente bravi a giocare con la canoa anche sull’acqua ferma e gli stessi dedicano molto tempo a questo aspetto basilare dell’allenamento. In sostanza giocare sull’acqua piatta, rifacendo praticamente quotidianamente esercizi basici, permette all’atleta di mantenere sempre vivi i gesti motori di base che nella canoa, specificatamente nello slalom, non sono molti.
Per estremizzare diciamo che i fondamentali non sono altro che variazioni alla pagaiata propulsiva avanti o indietro. L’angolo è l’elemento che trasforma lo stesso gesto della pagaiata in altre manovre.   Quindi sulla pagaiata dobbiamo costruire il nostro punto di  forza per poterci muovere a ritmo con l’acqua passando attraverso i pali dello slalom.
Il tempo che dedichiamo  a pagaiare sull’acqua ferma, specialmente in questo periodo, non è mai troppo. Così come non è assolutamente tempo perso quando ai nostri giovani allievi proponiamo esercizi di base come:

 a) pagaiata larga recuperando la pagaia senza  toglierla dall’acqua, per farli arrivare alla sfilata. Quindi  il controllo dell’imbarcazioni passa in questa fase alla sfilata che potrà essere interrotta, allungata, accorciata e modificata in relazione alla necessità di quel preciso momento; 
 b) esercizi con la coda piantata facendo percepire e capire all’allievo la differenza e le diverse modalità per infilare nell’acqua la propria parte posteriore del mezzo. Qui bisogna sottolineare l’aspetto dell’angolazioni di incidenza del mezzo nell’entrata in acqua. In sostanza basterà dire al giovane di cambiare l’angolo di entrata della coda  messo  in atto  o da una pagaiata larga, o dal Dufek o da una propulsione indietro (frenata);
c) pagaiata singola e stop per far percepire all’allievo l’influenza che ogni colpo può avere sulla canoa;
d) la stessa pagaiata fatta fare spingendo  con il piede sul punta piedi e senza spinta per far capire e percepire la differenza;

Mi preme sottolineare un altro punto sulla pagaiata ed è quello dell’impugnatura.

Spesso e volentieri mi accorgo che ai giovani viene insegnato di tenere le mani ben strette su un punto preciso della pagaia.

Ritengo ciò un grave errore per quattro semplici ed intuitivi motivi:

1. crea indurimenti sugli avambracci con la conseguente perdita di sensibilità;
2. in fase di spinta può spezzare l’angolo tra polso e mano;
3. non permette di cambiare l’angolo di inserimento della pala in acqua in relazione alle necessità;
non permette di allungare o accorciare l’impugnatura a necessità. 


Occhio all'onda!  


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