Gioia e tristezza, gloria e malinconia


Le due facce della medaglia: la gioia e la serenità per aver realizzato il sogno della propria vita; la tristezza e la malinconia per veder sfumare quel sogno. Rincorrere la stessa meta. Lavorarci per anni e poi salire sul cavallo alato per volare a Londra oppure scendere da quel cavallo per affrontare la vita senza più quella grande meta da raggiungere. Quattro anni sono tanti e forse per qualcuno potrebbe non esserci più tempo. Certo la vita non deve essere solo la rincorsa verso un grande obiettivo, la vita è bella e va vissuta nella sua pienezza indipendentemente dai successi che si possono ottenere. Il vero successo deve essere quello che ogni giorno troviamo dentro di noi quando apriamo gli occhi e iniziamo una nuova giornata. Belle parole, ma c’è chi le apprezzerà e chi viceversa dovrà uscire dall’incubo di una porta che si è chiusa e che non potrà aprirsi se non, forse, in un futuro che è lontano.
Sono le due diverse immagini che ci hanno regalato gli “Oceania Championships” che in questi giorni ci mantengono in tensione per conoscere i primi nomi di chi sarà al via ai prossimi giochi olimpici per la canoa slalom.

Due volti di due ragazze australiane che fino all’ultima pagaiata hanno lottato per prendersi l’unico posto a disposizione su quella start list che a luglio ci regalerà grandi emozioni. La giovane talentuosa, carina e dal “pedigree” raffinato e la più anziana, si fa per dire, che dalla sua aveva più esperienza. Finirà che la prima andrà alle olimpiadi a rappresentare l’Australia, suo paese di adozione; mentre la seconda ha chiuso un capitolo e dovrà aprirne subito un altro:

“I am not going to the Olympics :( But maybe I will go on some other adventures instead...” così si legge sul social network per eccellenza in attesa di essere quotato in borsa.


Una sfida per la verità che fin dall’inizio pendeva da una parte sola. Troppo il divario tecnico tra le due. Eppure nel 2008, quando sua sorella le rubò il posto a Bejing vincendo poi l’argento, e lei vinse la coppa del mondo, sembrava essere la donna nuova del panorama mondiale. Ma… la vita cambia velocemente. Un 2009 in salita e poi il buio e non riesce a trovare più l’eleganza che le aveva permesso di vincere ad Augsburg l’anno prima. Nel 2011 è fuori dalla squadra per i mondiali.
La sua diretta rivale non ha ancora compiuto 18 anni, ma ha finito l’high school giusto a novembre per preparare al meglio la selezione a cinque cerci. E’ ancora junior è ha già due titoli iridati sul suo personale “CV” oltre a finali in coppa e mondiali. Ma non è questo che impressiona di più! Ciò che mi ha esaltato è stata l’uscita dalla prima risalita agli Oceania Championships, la porta numero 4. Se a questa ci aggiungiamo la spinta che si è procurata sul muro alla risalita successiva, e cioè alla 6, il gioco è fatto e non ci sono più scuse per non capire che campioni certo si nasce, ma si diventa solo se si lavora duramente ogni giorno. Quelle azioni sono capolavori, frutto di ingegno e tanta applicazione. Movimenti mascolini, raffinati dall’eleganza che solo una donna può avere. Mi sarebbe bastato questo, avrei potuto spegnere il mio fidato MAC e non guardare più il magico sito di Siwidata. Avrei scommesso mille dollari australiani che la piccola “volpe” non avrebbe avuto più rivali: quella maglia olimpica era sua. Ho proseguito a deliziarmi con un traghetto alla “maine wave” - 9 - 10 - magico per concludere con l’ultima risalita a destra la 11, che arrivava dopo una combinazione di doppia risalita e un coast to coast per arrivarci. Alla terza risalita consecutiva - non ho ricordi di averne viste tre di seguito se non ai tempi delle 30 porte nei primi anni ’80 - la sua pagaia si cementava nell’acqua svolgendo funzione di perno rotante. A quel punto non c’è stato nessun tentennamento o esitazione alcuna, la pala ferma, con la canoa che ruotava attorno, la proiettava fuori a 100 km all’ora! Solo sul finale, quella retro 17 le faceva perdere qualche secondo prezioso, ma ormai già assaporava i piaceri della gloria. Senza probabilmente quell’errore e anche con una penalità avrebbe vinto sulla Hilgertova di trenta primavere più vecchia di lei. Un altro secondo posto che segna il bis dopo gli “Australian Open” di due settimane fa.

Mi chiedo e mi dico che: se per chissà quale sconosciuta ragione non fosse stato suo il posto olimpico lei avrebbe potuto comunque gioire perché quelle tre opere d’arte che aveva messo in scena: sono la garanzia di un grande futuro. Certo... se all’estetica si unisce il profitto c’è sempre da guadagnarci.

Dimenticavo questa è in pillole la storia di Kate Lawerence , che le olimpiadi le guarderà dalla televisione, e Jessica Fox che viceversa sarà al via a Londra da protagonista

Occhio all'onda!

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