Pala in acqua per entrare nelle risalite


Se c’è qualcuno che è in grado di darmi una spiegazione non dico scientifica, ma quantomeno plausibile, sul fatto che ogni volta che riprendo le cuffiette precedentemente riposte con cura nella borsa, le ritrovo immancabilmente tutte arricciate e aggrovigliate, lo ringrazio in anticipo! Perdo una vita per sbrogliarle e così mi innervosisco per nulla. Va beh, aspetto vostre delucidazioni e suggerimenti su come ripiegare questi fili magici. Nel frattempo vi faccio partecipi di una considerazione nata ieri durante il lavoro tecnico con i miei giovani atleti brasiliani. Ah forse ho saltato un passaggio, forse non vi ho detto che sono partito dall’Australia il primo marzo per venire qui a Foz do Iguazu nello stato del Paranà. Ricordate i mondiali del 2007? C’è un canale eccezionale e soprattutto un progetto di sviluppo per lo slalom che ha dell’incredibile in vista delle Olimpiadi di Rio 2016, ma di questo vi scriverò un’altra volta. Volevo parlare delle risalite e come approcciarsi ad esse. In un precedente intervento -

TERZA FASE DI UNA RISALITA
10 Febbraio 2011 -

davo per acquisito in senso generale questa fase delle porta da fare controcorrente e ne rimango convinto per quanto riguarda gli atleti di livello e quelli che hanno una certa esperienza. Ma la cosa non è assolutamente scontata nei giovani. Nasce con loro una problematica chiarissima e cioè quella di far capire e percepire come arrivare nella risalita e quale deve essere la velocità di entrata. Ecco perché ieri ho proposto varie soluzioni o meglio varie possibilità da provare e da percepire in acqua. Ho suggerito di cambiare l’approccio prima sperimentando un arrivo molto veloce, poi via via, sempre più lento (per quanto possa essere lento un arrivo su un filone d’acqua comunque di per sé veloce). Ad ogni tentativo i giovani junior provavano ad entrare con velocità diverse. Poi ci siamo concentrati per capire e percepire (scusate se insisto su questo verbo che va preso in considerazione sotto l’aspetto fisico e come esperienza sensoriale) come reagisce la nostra canoa a velocità diverse e soprattutto come ci si deve comportare con il corpo e la pala. Alla fine di due ore di prove su due porte i ragazzi hanno fatto loro un principio fondamentale che riassumerei velocemente in questo assunto: la tua velocità si deve relazionare alla possibilità di mantenere il più a lungo possibile la pala in acqua nell’ultima fase di avvicinamento alla porta. Sia nel caso in cui la risalita venga risolta con la pala in acqua dalla parte interna, sia con il colpo largo esterno. Diventa fondamentale l’approccio per guidare la canoa all’intero della risalita con il principio che è meglio perdere un po’ di velocità in fase di entrata, ma mantenerla sempre per tutta la rotazione della stessa all’interno e cercare di accelerare in fase di uscita. In questo modo si avrà sempre la situazione sotto controllo. Anche dal punti di vista fisico ci sarà un minor dispendio di energie con la possibilità di recuperare proprio in questa fase che di per sé sembrerebbe assurdo. Giusto per far capire anche per chi arriva dal nuoto... la risalita è come una virata nello stile libero o crawl. Affronta cioè le stesse problematiche e serve all’atleta per recuperare energie. Per niente i record in vasca corta sono più bassi. Considerate che nella vasca da 25 mt. sui 100 metri s.l. è più veloce del 3,8% mentre nei 200 mt. s.l. si arriva al 4,5%.
Sostanzialmente troviamo che la virata presenta le seguenti problematiche:

- Deve cambiare il movimento lineare in avanti in modo da imprimere al suo corpo un
movimento rotatorio
- Effettuando la capriola deve eseguire una mezza torsione in modo che
dopo la spinta data con i piedi, si trovi con il petto rivolto verso il basso
- Deve completare la virata in modo che i piedi non siano né troppo vicini
né troppo lontani per dare una spinta

... chiaro il concetto?

Occhio all’onda!

Foz do Iguazu, 9 marzo 2011

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