UNA VOLPE IN FUGA: JESSICA FOX DOMINA IL KAYAK MONDIALE



 Chiudiamo l’analisi della stagione con il kayak femminile e, come sempre, partiamo dai numeri.

Sono 81 le atlete che hanno conquistato punti nelle gare di Coppa del Mondo 2026. Di queste, 27 hanno raggiunto almeno una finale: il 33,3% del totale. In altre parole, una su tre ĆØ riuscita a superare le qualifiche e a giocarsi le medaglie. Tra le 27 finaliste, ben 11 sono salite almeno una volta sul podio. Significa che il 40,7% di chi ha raggiunto una finale ĆØ riuscito a conquistare una medaglia. Se invece consideriamo tutte le atlete che hanno preso punti in Coppa, la percentuale scende al 13,6%.


Tre atlete hanno centrato cinque finali sulle sei prove disputate, mentre soltanto due sono arrivate a quota quattro. Nove hanno raggiunto tre finali, altre nove ne hanno conquistate due e quattro si sono fermate a una sola.

Sono 17 le nazioni rappresentate nelle finali, ma soltanto tre appartengono al di fuori del continente europeo (Australia, Brasile e USA). Nove nazioni sono riuscite a salire sul podio: otto europee e una extraeuropea.


I numeri raccontano giĆ  una parte della storia. Ma, quando si parla di kayak femminile, c’ĆØ una protagonista che merita un capitolo a sĆ©: Jessica Fox.

In Coppa l’australiana ha vinto tre gare, a Praga, Ver-sur-Marne e La Seu d’Urgell, conquistando anche un secondo posto a Tacen, dove ha chiuso a soli 13 centesimi dalla vincitrice Hocevar. Di fatto, l’unica vera battuta d’arresto ĆØ arrivata ad Augsburg. Qui Jessica ha toccato con la punta della barca la porta 2 in discesa e la 13 in risalita, arrivando inoltre lunga sull’ultima risalita della lavatrice, la porta 18. Per il resto, ĆØ stata praticamente perfetta. Sempre e ovunque.


Ai Campionati del Mondo negli Stati Uniti ha costruito la propria vittoria migliorandosi progressivamente, discesa dopo discesa, sia nella velocitĆ  sia nella gestione delle penalitĆ .

In qualifica ha fermato il cronometro a 88.95, ma con quattro secondi di penalitĆ . Ricarda Funk, vincitrice della qualifica,  aveva fatto 89.38, senza penalitĆ . In semifinale Jessica ha stampato un 96.16, ancora una volta il miglior tempo, al quale sono stati aggiunti due secondi per un tocco. Poi ĆØ arrivata la finale. Questa volta nessuna sbavatura, nessuna penalitĆ : una discesa pulita e il miglior tempo, 92.06. Rispetto alla semifinale ha guadagnato ben 4 secondi e 10 centesimi. La partenza ĆØ stata condizionata da un vento forte. Jessica ha affrontato bene la retro in porta 4, accusando un piccolo cedimento nel traghetto verso la 5. Da lƬ in avanti, però, non ha praticamente più sbagliato nulla, mantenendo un ritmo costante e divorando le risalite. Il capolavoro ĆØ arrivato sulla sponda dalla 16 alla 17, in risalita. La sua barca sembrava volare sulla spuma bianca del canale di Oklahoma City. Una traiettoria da “running for the land”, per restare in tema con la terra che ha ospitato i Mondiali e con la sua storia. Anche il passaggio dalla 21 alla 22 ĆØ stato affrontato senza tentennamenti, prima dello sprint finale. Ma la scena più bella ĆØ arrivata all’arrivo. Questa volta Jessica non sembrava stupita della propria prestazione. Niente espressione incredula, niente sorpresa: soltanto un volto sicuro e felice, accompagnato da un pugno che ha bucato l’acqua. Come a dire: sƬ, sono ancora io!

La Coppa del Mondo l’ha vinta con 56 punti di vantaggio su Camille Prigent e 95 su Maialen Chourraut. Il titolo iridato ĆØ arrivato con 1 secondo e 31 centesimi di vantaggio su Evy Leibfarth e 2.85 su Kimberly Woods. La figlia della Volpe ha ormai costruito un palmarĆØs impressionante. Sono cinque le Coppe del Mondo conquistate, nelle stagioni 2014, 2017, 2018, 2023 e 2026, con 23 vittorie nelle singole gare. Dal 2017 a oggi ha partecipato a 43 gare di Coppa del Mondo, raggiungendo 36 finali e conquistando 30 medaglie. E non ĆØ da meno ai Campionati del Mondo, dove può vantare sei titoli iridati individuali, conquistati nel 2018, 2019, 2021, 2022, 2023 e 2026, ai quali si aggiungono due titoli a squadre, nel 2023 e nel 2026.

Numeri che raccontano una carriera straordinaria, ma che non bastano a spiegare fino in fondo il fenomeno Jessica Fox. PerchƩ la differenza non sta soltanto nella capacitƠ di vincere, ma nella continuitƠ con cui riesce a farlo, adattandosi a percorsi, condizioni e pressioni differenti.


Le principali avversarie di Jessica Fox in Coppa del Mondo sono state Camille Prigent e Maialen Chourraut. Due atlete molto diverse, accomunate dal fatto di essere riuscite a contrastare l’australiana soltanto a tratti.

La francese Camille Prigent ha raggiunto quattro finali in Coppa, conquistando due secondi posti, ad Augsburg e a La Seu d’Urgell, oltre a un settimo e a un nono posto. ƈ rimasta fuori dalla gara per le medaglie proprio in casa, a Ver-sur-Marne. La combinazione delle porte 9, 10 e 11 le ha fatto perdere molto tempo, al quale si ĆØ aggiunto un tocco che le ha definitivamente compromesso il passaggio del turno. Ai Mondiali ĆØ entrata in finale come ultima classificata, grazie alla squalifica di Ana Satila per barca sottopeso.


Il suo picco stagionale ĆØ arrivato nella gara conclusiva di Coppa, mentre agli Europei non ĆØ riuscita a brillare: ha chiuso al 33° posto, pagando un grave errore alla rapida conosciuta come la «V», denominazione che richiama la confluenza delle due correnti a valle del salto.

La ventottenne, nata a Rennes il 18 dicembre 1997, ha certamente dalla sua una buona esperienza internazionale. Nelle sette edizioni iridate disputate ha raggiunto quattro finali, mentre in Coppa del Mondo conta 22 finali su 39 gare, con otto medaglie conquistate. Il problema, però, rimane la continuità. Nel 2026, tra i paletti dello slalom, le sono mancati i risultati nei grandi appuntamenti, Mondiali ed Europei. Nel kayak cross, invece, è riuscita a conquistare la Coppa nella specialità a batterie, seppure con soli tre punti di vantaggio su Kimberly Woods. Nella prova contro il tempo ha invece chiuso al nono posto.


Maialen Chourraut, dal canto suo, a 43 anni ĆØ ancora competitiva e continua a inseguire due traguardi che le mancano: vincere un Campionato del Mondo e conquistare la Coppa del Mondo. Eppure, nel suo palmarĆØs ci sono giĆ  tre medaglie olimpiche, una per ogni colore. Un risultato che da solo basterebbe a definire una carriera straordinaria.

Maialen gareggia a livello internazionale dal 2000 e in più di un’occasione ĆØ andata vicinissima al titolo mondiale. Nel 2009, in casa a La Seu d’Urgell, ha conquistato l’argento, chiudendo a 1 secondo e 21 centesimi da Jasmin Schornberg. Due anni più tardi, a Bratislava, ĆØ arrivata terza, a 3 secondi e 53 centesimi dalla vincitrice Kuhnle e a soli 25 centesimi dalla seconda classificata Dukatova. Nel corso degli anni ha raccolto anche diversi quarti posti iridati. Quest’anno, inoltre, ĆØ riuscita a conquistare una medaglia nella classifica generale di Coppa del Mondo. La sua storia dimostra che l’esperienza può ancora fare la differenza. Ma, per trasformare la competitivitĆ  in una vittoria assoluta, serve qualcosa in più: quella continuitĆ  che Jessica Fox sembra avere ormai incorporato nel proprio DNA sportivo.


Dopo il grande exploit della scorsa stagione, Klaudia Zwolinska ha iniziato il 2026 con qualche difficoltĆ . A Tacen ĆØ rimasta fuori dalla finale per un salto di porta, ma si ĆØ immediatamente riscattata a Praga, conquistando il secondo posto. Sono poi arrivati due terzi posti consecutivi, ad Augsburg e a Ver-sur-Marne.

Ai Mondiali sembrava avere tutte le carte in regola per salire sul podio. In qualifica aveva chiuso seconda dietro a Funk, mentre in semifinale era stata terza. La medaglia sembrava ormai alla portata, ma in finale ĆØ arrivato l’errore decisivo. Fino alla porta 16 la sua gara era ancora quella di una possibile medaglia. Poi ĆØ arrivata troppo veloce sulla sponda: l’effetto stop non si ĆØ prodotto, la barca ĆØ andata lunga e Klaudia ha lasciato sul percorso cinque secondi preziosissimi. Risultato finale: decimo posto, a 5.88 dalla medaglia d’oro. Una delusione pesante, soprattutto per chi aveva dimostrato di possedere la velocitĆ  necessaria per giocarsi il titolo. Ma lo sport offre sempre un’altra occasione. E Klaudia ha saputo sfruttarla alla grande, chiudendo la stagione con la vittoria ai Campionati Europei di Ivrea.

Per la polacca si tratta del secondo titolo continentale, dopo quello conquistato nel 2024 a Tacen.


Evy Leibfarth ha raggiunto soltanto due finali in Coppa del Mondo, ma ĆØ riuscita a riscattare una stagione non particolarmente brillante conquistando l’argento iridato.


Di segno opposto la stagione di Ricarda Funk, per la quale sembra continuare una crisi che non trova soluzione. La tedesca ĆØ entrata in finale in Coppa del Mondo soltanto in due occasioni, a Praga e ad Augsburg. Proprio nella gara di casa ĆØ arrivata la fiammata d’orgoglio, con una vittoria che avrebbe dovuto restituirle fiducia e motivazione. Purtroppo, quel successo non ha avuto seguito. Il resto della stagione ĆØ stato avaro di soddisfazioni, tanto che Funk ha preferito rinunciare ai Campionati Europei, concedendosi una vacanza con il fidanzato. Intanto, circolano voci su un possibile ritiro dalle competizioni.

SarĆ  davvero cosƬ? Difficile dirlo. Per un’atleta del suo valore, però, una stagione del genere lascia inevitabilmente qualche interrogativo. Vedremo se si tratta soltanto di una pausa o se siamo davvero arrivati ai titoli di coda.


Emma Vuitton, classe 2003, era attesa alla grande conferma. Dopo la vittoria in Coppa del Mondo a Praga nel 2024, sembrava destinata a diventare una delle nuove protagoniste del kayak femminile francese. Quella stagione si era conclusa con un secondo posto nella classifica generale di Coppa del Mondo, alle spalle di Ricarda Funk, dalla quale l’avevano separata appena otto punti. Sembrava nata una stella. Poi, però, qualcosa si ĆØ inceppato.

Nel 2025 Emma ha raggiunto soltanto due finali, a La Seu d’Urgell e ad Augsburg. Ha chiuso all’ottavo posto nella classifica generale, posizione che ha confermato anche quest’anno, pur avendo raggiunto tre finali. Il copione sembra ripetersi: Emma dĆ  l’impressione di essere sempre sul punto di compiere il salto di qualitĆ , ma, per un motivo o per un altro, non riesce a concretizzare le proprie potenzialitĆ . Il talento non ĆØ in discussione. La domanda ĆØ un’altra: che cosa le manca per trasformarlo in risultati con maggiore continuitĆ ?

Forse le aspettative hanno finito per condizionare negativamente la giovane francese. Del resto, quando porti un cognome importante e cresci in una famiglia che ha scritto pagine significative della storia dello slalom, il confronto con il passato può diventare un peso. La mamma, Brigitte Guibal, ha conquistato l’argento olimpico a Sydney 2000 e nel 1997, a Tres Coroas, ha vinto l’oro individuale e l’argento a squadre ai Campionati del Mondo. Anche il fratello LĆ©o Vuitton ha giĆ  lasciato il segno, conquistando il titolo mondiale Under 23 nel kayak nel 2023. Insomma, lo slalom si conferma ancora una volta uno sport di famiglie. Ma, alla fine, ogni atleta deve scrivere la propria storia e quella di Emma ĆØ ancora tutta da costruire.


Una nota particolare merita il ritorno alle competizioni di alcune atlete che, dopo la maternitĆ , hanno ripreso a gareggiare nel circuito internazionale.


Abbiamo rivisto in acqua Stefanie Horn, presente soltanto in due gare di Coppa del Mondo, con una finale conquistata a Ver-sur-Marne, oltre alla partecipazione ai Campionati Europei.

Anche la britannica Mallory Franklin ha centellinato le proprie presenze. Agli Europei ha raggiunto la finale nel kayak e ha conquistato la vittoria nella canadese.

La slovacca Eliska Mintalova, invece, dopo i Giochi Olimpici di Parigi si è presa un anno di pausa per la maternità. È tornata alle gare nel 2026 con un nuovo allenatore, Michal Butcher, e ha subito ritrovato il podio nella prova di Ver-sur-Marne, alle spalle di Jessica Fox e davanti a Klaudia Zwolinska.


Sono segnali importanti. Tornare a gareggiare ad alto livello dopo una maternitĆ  richiede un percorso personale e sportivo tutt’altro che semplice. Rivedere queste atlete competitive ĆØ una bella notizia per tutto il movimento.


Il kayak femminile del 2026 ha avuto una regina indiscussa: Jessica Fox. La sua superiorità è emersa nei numeri, nella continuità dei risultati e nella capacità di alzare ulteriormente il livello quando la posta in gioco diventava più alta. Dietro di lei, però, il quadro è meno definito. Ci sono atlete esperte che continuano a inseguire il grande risultato, giovani che devono trasformare il talento in continuità e campionesse che cercano di ritrovare la strada dopo una stagione difficile.

Zwolinska ha dimostrato di saper reagire, Leibfarth ha colto una grande occasione mondiale e Chourraut continua a sfidare il tempo. Prigent, Funk e Vuitton, invece, hanno ancora qualcosa da dimostrare. La domanda, in vista della prossima stagione, ĆØ semplice: chi riuscirĆ  davvero a mettere in discussione il dominio di Jessica Fox? PerchĆ© batterla in una singola gara ĆØ possibile. Farlo per un’intera stagione ĆØ tutta un’altra storia.


Occhio all'onda! 

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