Il tempo non si misura si allena
Mi ritengo un lavoratore della pagaia assai fortunato, viste le condizioni in cui opero: strutture direi perfette come il canale olimpico, il centro di allenamento a due passi da dove viviamo, un gruppo di professionisti che collaborano con noi nei campi della ricerca, della fisiologia, della preparazione fisica, dell’area medica e fisioterapica. Non c’è nulla che potrei desiderare di più visto che tutto questo è completato da una federazione attenta e operativa e da un gruppo di atleti motivati e concentrati sul lavoro da fare. Ecco con questi atleti sai quando si inizia l’allenamento, ma non sai mai quando finisce specialmente quello del pomeriggio sul canale di Deodoro. Fatico a toglierli dall’acqua sia per gli allenamenti tecnici, che di resistenza. C’è una sorta di gara a chi ne fa di più e meglio ad ogni discesa. Si inizia quando il sole è ancora alto e si finisce quando arrivano le stelle e chi deve chiudere i rubinetti ci fa segno che forse sarebbe ora di andare a casa!
Oggi nel lavoro di velocità ho chiesto ai miei atleti di fare degli sprint sui 15 secondi sull’acqua piatta, prima di andare a fare velocità specifica tra le porte sul canale olimpico. Io davo il fatidico 3,2,1 go e loro dovevano fermarsi ai 15 secondi in base alle loro sensazioni. La scelta del tempo di lavoro, con un lavoro completo, allena la potenza anaerobica alattacida visto che siamo proprio nella zona di confine tra l’inizio di accumulo di lattato e le sensazioni di fatica intensa. Lo scopo quindi è quello di abituare l’atleta a tollerare il passaggio tra potenza pura e resistenza alla velocità. Sappiamo bene che lo slalom ha sforzi intermittenti, ma intensi.
Ho voluto però stimolare anche la consapevolezza della percezione del tempo sotto due aspetti. Il primo è la gestione autonoma della distribuzione dello sforzo e il secondo era la ricerca di feeling tra sforzo e tempo.
Interessante la risposta degli atleti che su 10 ripetizioni hanno di volta in volta aggiustato il tiro arrivando quasi alla perfezione sulle ultime prove. Strategie diverse per fermarsi ai 15 secondi. C’è chi ha contato mentalmente, chi viceversa contava le pagaiate e chi ancora ha provato ad avere dei riferimenti esterni.
Così facendo stavo misurando l’”orologio interno motorio” che porta ad una percezione dello sforzo, ad una coordinazione ritmo-azione e stabilità cognitiva.
Per la verità non è nulla di nuovo considerando che i piloti e gli astronauti lavorano spesso sul conteggio mentale e gestione del tempo senza riferimenti continui per allenare l’orologio interno fondamentale nel loro caso, ma diventa importante pure per gli slalomisti.
Alla fine degli sprint in acqua piatta, ho chiesto a loro di contare i 15 secondi a secco e stopparmi quando pensavano di aver raggiunto l’obiettivo. Risultato: erano decisamente meno precisi di quando lo hanno fatto pagaiando! Interessante, tanto più che in gara l’atleta non ha il riferimento cronometrico e quindi non ha un feedback immediato oggettivo, viceversa però ha sensazioni, ritmo e percezione che devono essere allenate. Perché alla fine, in gara, il cronometro non si vede… si sente! E voi, quanto lavorate su questo aspetto in allenamento?
Occhio all'onda!
| Con Renan Isquierdo il preparatore fisico della squadra |
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