Riflessioni


Una considerazione fatta oggi al risveglio di Marina mi ha fatto pensare a lungo.

- Premessa -

Sabato sera è  stata a Venezia con Clara per una Milonga, ma il motivo per spingersi a fare più chilometri dell'usuale era principalmente l'esibizione che ci sarebbe stata di Alejandra Martinan con Aoniken Quiroga 
Ovviamente a questi eventi ci si va preparati e così si guardano video e si leggono commenti, analisi e critiche sui protagonisti nonché famosi artisti di quel ballo dichiarato dall'Unesco patrimonio mondiale  dell'umanità.  Anch'io  avevo spinto che andasse poiché Radka, una maestra di tango di Praga che ho avuto modo di conoscere,  mi ha parlato molto di Alejandra visto che l'artista argentina vive nella bellissima capitale Ceca da credo quasi un anno.   Quindi direi che il mix era  completo per non perdere l'occasione tanto ghiotta di vedere all'opera una coppia decisamente fuori dal comune nel panorama generale del tango.

- Considerazione -

Ma veniamo alla considerazione che in pratica è legata al fatto che la performance di Venezia per Marina non è stata una novità, seppur la prima volta dal vivo,  considerando il fatto che dopo aver visto diversi video si è ritrovata ad assistere praticamente a quello già visto sul "piccolo schermo" del computer. 

- Domanda -

Quindi mi sono chiesto se un ballo così emozionale come il tango possa diventare per questi artisti una routine priva di pathos e di fantasia. Generalizzando mi chiedo se tutto alla fine si trasforma in normale amministrazione per campare. Riflesso della vita forse?

- Riflessione -

Dico tutto ciò perché mi rendo conto che molte persone di buona volontà scrivono profondi e argomentati post sul tango: in sostanza ci credono  investendo tempo e denari. Ci sono tanti altri poi che rispondono e disquisiscono con molta competenza su temi molto caldi e profondi. Poi succede però che grandi artisti non sappiano trasmettere tutto questo sentimento attraverso le loro performance poiché ripetitive e spesso e volentieri di routine. Tecnicamente perfetti ed ineccepibili, ma forse superficiali.

- Conclusione -

Mi chiedo, ma perché se pur ballando praticamente sempre sulle stesse musiche, anche se magari arrangiate in mille modi diversi, e ripetendo gli stessi pochi passi ogni qualvolta noi comuni mortali  si invita una dama c'è un fremito al cuore e tanta passione nell'approcciarsi alla danza stessa?  Da dove nasce questa profondità di intenti? Mi chiedo anche:  ma l'arte può standardizzarsi e trasformarsi in routine per chi di arte vive?

Io posso solo dire che riesco sempre a stupirmi ogni qualvolta vedo una risalita fatta da un mio atleta o da qualche campione.
Io posso solo dire che c'è un fremito e una sorta di eccitazione ogni volta che sta per iniziare un allenamento e ogni volta è come se iniziasse un capitolo nuovo sempre più eccitante in un lavoro e in una passione che ormai porto com me da sempre. 

Occhio all'onda!

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