Autunno tempo di lavori tecnici


Sono le foglie rosse e gialle sul “toro”(1) a ricordarmi che siamo in autunno. La temperatura certo non aiuta. In canoa stiamo ancora pagaiando senza guanti e con il “combo” leggero. E’ una bella stagione per dare spazio al lavoro tecnico, base di evoluzioni e imprese sportive. L’allenamento in questo periodo è molto proficuo soprattutto per il fatto che la mente è libera di ascoltare il gesto e di lasciare che l’istinto, se pur indirizzato, possa avere il sopravvento alla ricerca di nuove o vecchie sensazioni. Siamo lontani dalle gare e non siamo quindi condizionati da nulla, non siamo presi dall’ansia del risultato. Autunno tempo per concentrarci con le forze sui fondamentali come porte in risalita o sfasate e tra un allenamento di corsa, in discesa o in palestra non bisogna dimenticare la velocità, che sta alla base di ogni risultato. Sarebbe un errore colossale evitare in questa stagione di mantenere il lavoro tecnico che deve stare sempre alla base di una buona programmazione di allenamento e deve essere sempre mantenuto per tutto il corso dell’anno. Purtroppo c’è chi invece pensa di usare la stagione della caduta delle foglie per aumentare solo il diametro del proprio bicipite e per macinare chilometri di corsa o in canoa. L’errore di questo tipo di programmazione penso possa saltare agli occhi di tutti: la tecnica che ne uscirà subirà una trasformazione negativa. L’allenamento e il miglioramento fisico devono andare di pari passo con il miglioramento e l’adattamento delle capacità tecniche specifiche sulle porte. Ma avremo modo di parlarne a lungo in questo periodo.

La risalita è sicuramente la porta che nel corso dell’evoluzione dello slalom ha subito il maggior numero di cambiamenti e mutazioni per i diversi modi con cui negli anni i più grandi campioni dello slalom l’hanno interpretata. Non per niente Scott Shipley (2) nel suo libro “Every Crushinng Stroke” dedica alla tecnica sulla risalita ben 10 pagine. Il modello della perfezione di allora era quello di fare la porta con due colpi - “slalom racers spend long hours trying to perfect the two stroke upsteram” dividendo l’azione in tre parti e cioè approccio, rotazione e uscita. Io in una mia recente analisi sul tema (vedi 1 e 2) suddividevo il passaggio di una risalita in quattro parti: preparazione, anticipo, rotazione, uscita. L’approccio di Scott, può essere considerato come la preparazione alla porta che in relazione al suo posizionamento va di volta in volta aggiustata. Secondo me in ogni risalita e in ogni percorso (anche se si tratta del medesimo) la condizione sarà mutata e l’abilità dello slalomista sarà proprio quella di aggiustare il tiro in ogni esecuzione della stessa. Qui inseriamo un altro importante punto di riflessione su quella che dovrebbe essere l’idea dell’allenamento di tecnica: se lo vogliamo sintetizzare al massimo possiamo dire che l’obiettivo principale diventa non la ricerca dell’automatizzazione del movimento stesso, ma il rendere l’atleta consapevole e partecipe al singolo gesto messo in atto ogni volta e che, per sua natura, non è ripetibile. Ciò che è cambiato in questi anni è l’uso del peso e del colpo in acqua. In sostanza, nelle condizioni ottimali, si utilizza solo un colpo. L’azione è molto più dinamica. L’aggancio si trasforma molto spesso in colpo di rotazione esterno o di frenata interna. Ecco perché mi sento di inserire nelle fasi suggerite da Shipley anche l’anticipo che oggi è diventato l’essenza della porta in risalita: conseguenza logica di una azione molto dinamica e veloce. Tutto ciò è oggi consentito dalle stesse canoe che permettono rotazioni esplosive e dal palo unico che ormai sta prendendo sempre più piede (attualmente la media in percentuale di porta tradizionale, cioè con due pali, è del 21% in gare di coppa e mondiali). Lo slalom e la sua tecnica sono in continua evoluzione. Proprio su questo punto bisogna lavorare molto per far capire all’atleta e al giovane in primis che una corretta esecuzione della risalita ha il suo fondamento nella libertà di azione della coda. Bisogna entrare nella mentalità di lasciare la coda nella sua azione rotatoria ed è solo ad azione quasi terminata che si ritorna ad essere influenti sull’azione successiva. E’ fondamentale quindi in quest’ottica approcciarsi bene alla risalita, lavorando di anticipo. In questa fase la canoa viene guidata principalmente con i fianchi che ne determineranno la corretta direzione oltre ad intervenire, in maniera determinante, nell’attivare la rotazione della coda.

Esempi di workouts

Protocollo: su acqua piatta partire da una porta in discesa per effettuare una risalita a sinistra e successiva discesa. Ripetere l’esercizio 5 volte poi spostare la discesa un metro più a destra e così anche per la seconda discesa. Ancora 5 ripetizioni e allargare ulteriormente. Così facendo cambiamo gli angoli d’arrivo in una risalita
Intensità
: alternare massima velocità a velocità intermedie con verifica del tempo e video.
Variazioni: esercizio uguale con piccola resistenza sulla parte anteriore della canoa.


Occhio all'onda!


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(1) toro - così chiamato il segnale del livello di guardia che è delimitato sui muraglioni che chiudono l’Adige all’interno di Verona. Difese costruite qualche anno dopo la grande piena del 17 settembre 1882, quando cioè l’acqua fuoriuscì e raggiunse Porta Borsari.
(2) Scott Shipley grande specialista nel k1 men - 24 anni di gare con 1 mondiale junior vinto 1988; tre coppe del mondo ’93, ’95, ’97; tre argenti iridati nel ’95, ’97 e ’99, due partecipazioni olimpiche Atlanta 12^ e Sydney 5^ -


3 commenti:

Biagio ha detto...

Ciao Ettore, molto interessante questo articolo. Conosci altri testi, oltre a quello già citato di Shipley, che trattino anche di questi "aggiornamenti" della tecnica?

Un saluto, Biagio Cosenza


PS: correggi i link perché incorretti.

Ettore ha detto...

purtroppo non c'è molto dal punto di vista della letteratura sulla tecnica dello slalom io cerco di fare qualcosina - occhio all'onda!

Ettore ha detto...

grazie per la segnalazione dei link sbagliati ora dovrebbero essere ok

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