"Voice from the River"


I sorrisi, gli abbracci, le dolci parole, gli sguardi d’intesa, la luna, le gesta degli atleti… Ecco, in sintesi, tutto ciò che mi resterà a lungo nel cuore alla fine dei 27esimi Campionati Europei di Canoa Slalom, disputati in un mite weekend di settembre, quasi sospeso tra l’estate e l’autunno. Resteranno incise nella memoria anche le tante ore passate in compagnia di Lollo a pensare e ripensare a “Voice from the River”: i contenuti, la regia, chi invitare, la moviola, i commenti, la canoa, ma non solo. Poi c’era una scommessa: quella di parlare, raccontare e provare a dare una voce a ciò che il fiume, quotidianamente, ci regalava. Le imprese non diventano storia perché accadono. Diventano storia perché qualcuno le racconta.

García Márquez, in fondo, lo aveva sintetizzato magnificamente: «La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla».

Lo slalom ha oltre settant’anni di vita. Settanta e più anni di storie, aneddoti, personaggi, imprese, emozioni e sfumature che meritano di essere raccontati e che non possono cadere nel dimenticatoio. Perché un’impresa accade una volta. Una storia, invece, può rederla viva per sempre. “Voice from the River” ha cercato proprio questo. Ha provato a cogliere i piccoli dettagli, quelli che spesso sfuggono alla cronaca del risultato. Ha cercato di anticipare le gare, di stimolare la curiosità del pubblico, di accompagnarlo al via preparato, sapendo cosa guardare e, magari, cosa aspettarsi. Abbiamo cercato di dissetare anche i più esigenti, ascoltando dalla viva voce dei protagonisti le emozioni, le paure, le gioie. Con gli allenatori ci siamo addentrati negli aspetti più tecnici del tracciato, cercando di spiegare quelle sfumature che forse soltanto chi quotidianamente lavora a bordo fiume riesce davvero a vedere, capire, raccontare e condividere. Con Giuseppe D’Angelo ci siamo infilati nella selva dei regolamenti. Dalla regia di Donato e Giulia abbiamo avuto il supporto che speravamo. Milos, il fonico, ci ha dato voce e ha curato gli impianti audio. Ci ha assistito il presidente Magotti. E ci hanno stimolato tutti i Cerrano, contribuendo a creare quel piccolo salotto che speriamo possa aver aggiunto qualcosa al successo di questa rassegna Continentale. Speriamo di aver fatto un buon lavoro.


Una cosa, però, è certa: è stato fatto tutto con il cuore, con entusiasmo e con la voglia di condividere con tutti la nostra passione per quei paletti appesi al cielo. E se anche fossimo riusciti soltanto a scatenare qualche curiosità in più in chi, viceversa, la canoa non la vive interamente come noi, allora potremmo considerarlo un piccolo, grande successo. Perché forse è proprio questo il compito di chi racconta: accendere una scintilla in chi guarda da fuori, trasformando una gara in una storia e una storia in una passione. Ma un successo lo hanno certamente ottenuto anche gli oltre 200 volontari che, ogni mattina, ci accoglievano con il sorriso. Scattanti, efficienti, disponibili, pronti a supportare ogni minima richiesta ed esigenza. Anche loro hanno raccontato, a modo loro, questa manifestazione.

E se dovessi scegliere una sola fotografia da portare con me, sceglierei quella dell’abbraccio tra mamma Monica e figlia Lucia all’arrivo. Lucia aveva appena regalato una medaglia a tutta la famiglia Pistoni, all’Italia, all’Ivrea Canoa Club, alla Marina Militare e a tutta la gente che ha creduto in lei.  In quell’abbraccio c’era tutto: la fatica, l’attesa, il sacrificio, la paura, l’orgoglio. E soprattutto quelle lacrime di gioia che, per qualche istante, hanno fatto sembrare tutto il resto meno importante. Forse è proprio per questo che vale la pena raccontare, perché le gare finiscono, i risultati entrano negli albi d’oro, le medaglie si appendono, ma le storie, quelle belle, restano.

Se dovessi ancora scegliere una frase di questi europei prenderei a prestito le parole di Giovanni De Gennaro che a “Voice from the River” ha dedicato le sue medaglie a tutti i volontari di questa manifestazione: i veri protagonisti di questa manifestazione che resterà a lungo dentro di noi.


Occhio all'onda!  





foto di Damiano Benedetto



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