Prskavec e le sue otto risalite da sogno

 

Il pubblico nota positiva di questa Coppa del Mondo a Tacen
Premessa assolutamente necessaria prima di addentrarmi nei dettagli e nelle osservazioni: grande merito ai vincitori, ai medagliati e a tutti i finalisti.  Nessuno vuole screditare o togliere il merito di aver raggiunto il podio o la finale,  ma rimane l’amaro in bocca per come questi risultati si sono ottenuti! Complice principale un percorso, a mio modo di vedere, antico e senza quella caratteristica che io ritengo fondamentale per il nostro sport: la velocità! Una prima parte accettabile, poi ci si imbuca in due risalite (6 e 7) che spezzano l’azione anche per i più bravi. Poi una serie di porte così ravvicinate che, uscendo dalla risalita 13 per andare a fare la successiva discesa, molti toccano con la punta la porta 12 - questo per darvi l’idea delle dimensioni delle distanze tra le porte.
Altra terna da incubo e cioè quella della 15 -16 e 17 c’è la fermata ai box da parte di tutti: barche completamente impiantate in acqua, si svilisce ogni principio di fluidità… quanto tempo passato da parte di noi allenatori nell’allenare questa caratteristica per poi andare in gara e trovarci a lottare contro l’acqua!  E’ come ballare un tango non a tempo: muoversi non a ritmo della musica è un insulto divino. Si sale sul podio con distacchi abissali più di 4 secondi tra l’oro ed il bronzo e questo spiega molte cose considerando che il primo è il campione olimpico e il terzo il suo vice! Non parlo delle penalità e dei 50 dati e non dati colpo di chi? Le porte non potevano essere regolate meglio perché collocate dove l’acqua cresce e decresce: arrivi e se hai fortuna ti ritrovi l’acqua bassa e ti infili dentro; arrivi e non hai fortuna e ti trovi un muro d’acqua che difficilmente superi. Perentorio il commento di Peter Kauzer che spiega un po tutto con una semplice frase e con un emoji sui social: This is Tacen, omino con le braccia sospese!
 
Parliamo di cose più interessanti e cioè di come Jiri Prskavec sta rivoluzionando lo slalom. Il suo modo di affrontare le risalite è unico e del tutto personale, non c’è risalita che venga interpretata in modo diverso pur cambiando le caratteristiche delle stesse . La sua strategia è: anticipo sul palo interno, prende il giusto spazio, ruota lo scafo con ampio anticipo e con il corpo accarezza, senza toccare, il palo in uscita. La pagaia è usata all’interno per accompagnare la preparazione e poi colpo largo per uscire. Equilibrio e precisione sono i due elementi che lo caratterizzano in ogni momento con lucidità di movimento. Dal video che potete consultare cliccando qui è evidente quanto scritto.

Domani di scena donne e uomini nella canadese, poi le batterie per l’Extreme Slalom che anche oggi ci ha offerto delle novità nei Time Trial. L’ICF sta sperimentando in ogni gara qualcosina di nuovo, speriamo prima o poi di arrivare ad un dunque. Certo è che fino ad oggi si sta facendo una brutta copia dello slalom con porte in discesa e in risalite. I grossi tubi d’aria, che sono le porte, sono messi in acqua e così facendo si rallenta non poco l’azione che di per sé è già  poco dinamica.

Occhio all’onda!

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