Rotazioni in corrente restando sul posto

foto di Giuseppe D'Angelo                                                     foto di Giuseppe D'Angelo

Ci sono certe situazioni, ma soprattuto ci sono alcuni canali dove è necessario saper fare molto bene le rotazioni in corrente restando fermi sul posto. Tra questi i più significativi per questo tipo di manovre oltre ad Ivrea abbiamo il canale di Troja, con riccioli secchi da usare per questo tipo di tecnica, e poi i canali olimpici che annoverano tra le loro caratteristiche proprio quanto andiamo a vedere in questa analisi tecnica.   Qualcuno potrebbe domandarsi, a giusta ragione, come si fa a  restare fermi in corrente visto che non è certo cosa facile e  la risposta arriva prima dall’osservazione dell’acqua e poi dalla capacità dell’atleta di mantenere lucidità e freddezza. Saranno proprio i giochi che l’acqua si diverte a fare che ci permetteranno di sfruttare al meglio il momento preciso per girare a nostro favore tutta quell’energia.

Essenzialmente i momenti sono:

- approccio alla manovra
- pala in acqua che funge da fulcro
- corpo che bilancia la rotazione e la barca stessa
- uscita con lo stesso colpo che è stato utilizzato per la rotazione

L'approccio corretto alla manovra è decisamente fondamentale e questo lo otteniamo se abbiamo un perfetto controllo della velocità e abbiamo la percezione del nostro scafo e sulle successive manovre da fare, quasi in una sorta di anticipazione mentale (prefigurazione) del nostro movimento da mettere in atto. Questo può avvenire ovviamente da gesti costantemente ripetuti, ma che devono essere di continuo rinfrescati e ricordati ai nostri recettori neuronali con perseveranza e costanza.

La pala è lo strumento che concretizzerà il gesto fornendoci prima tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno e successivamente fungerà da mezzo per liberare l’azione stessa.

Su tutto questo il corpo servirà da equilibratore di peso permettendo al nostro scafo di essere in perfetta sintonia con l’acqua, perché altrimenti non saremmo in grado di utilizzare l’energia del ritorno d’acqua per essere fermati, ma nello stesso istante proiettati avanti, per poi ruotare e quindi ripartire. Restare con il colpo interno in acqua significa non perdere presa e contatto con l’acqua e soprattutto ci permetterà di partire con tempestività per l’azione successiva che servirà a ridare fluidità alla nostra barca.

Spero di essere stato chiaro, ma probabilmente il video ci permetterà di approfondire meglio quanto fatto con le parole scritte quindi cliccate qui
per vedere concretamente quanto descritto.

Occhio all’onda!


Considerazioni sulle selezioni della Repubblica Ceca


Jiri Prskavec vincendo anche la quarta ed ultima gara di selezione ha fatto  decisamente poker! Eppure dopo la qualificazione olimpica di sabato primo agosto ci poteva stare una giornata sotto tono dove la tensione accumulata in queste settimane di preparazione poteva esplodere e portarlo fuori linea, non fosse altro per scaricare emozioni che inevitabilmente accumuli nel preparare un evento che potrebbe definire la tua carriera in modo importante. Poteva tranquillamente anche non scendere in acqua, ma il 27enne praghese campione del mondo in carica, ha voluto dare una dimostrazione di che cosa significa essere dei veri e propri cavalli da corsa, pennellando ogni porta come solo lui sa fare anche nell’ultima giornata di gare.  Le risalite, guardando lui in azione,  sembrano gesti di una semplicità unica tanto sono naturali e dinamiche nel suo procedere verso il traguardo. Impressiona per la capacità di migliorarsi su ogni discesa, guardate la sequenza di questi giorni:



Ha infilato 196 porte, di cui 48 in risalita, in 8 manche senza creare mai e ripeto mai dubbi su eventuali tocchi o passaggi incerti.  Ha gareggiato soprattutto contro se stesso sapendo che solo lui avrebbe potuto essere il solo e vero ostacolo alla corsa per partecipare alla sua seconda edizione Olimpica.

Vit Prindis e Vavrinka Hradilek hanno avuto l’amara consolazione di averci provato al meglio e di essersi presi un posto in squadra per quella che dovrebbe essere l’unica gara internazionale di rilievo per tutto il 2020 e cioè i campionati europei a settembre a Praga.
Il primo, con il potenziale più vicino a Prskavec, ha pagato due grossi errori che avrebbero potuto cambiare la storia, ma si sa che lo slalom è uno sport, che a certi livelli, la differenza arriva solo da piccole e quasi impercettibili sfumature.


Le gare di selezione però ci hanno dato un altro dato importane ed è quello che Lukáš Rohan, vincitore nel C1, Katerina Kudejova, prima nel K1 donne, e Tereza Fiserova, miglior C1 donne, i tre atlei che hanno guadagnato la maglia nazionale per il loro Paese a Tokyo 2021, hanno gareggiato ad altissimo livello, ma  non solo loro. Infatti, prendendo i tempi dei vincitori in queste categorie,  risultano, in più di una prova, competitivi per prendere medaglia ai Campionati del Mondo.  Quindi il livello complessivo di questa squadra è decisamente alto e ai Giochi a Cinque Cerchi non andranno certo a fare presenza, anzi partono, molti di loro da favoriti. 


Occhio all'onda!  





Ancora una gara e la Repubblica Ceca consegnerà i tre nomi per i Giochi Olimpici visto che il quarto già lo conosciamo!


Dopo 3 gare su 4 c’è un solo nome che ha la certezza di aver staccato il ticket per i prossimi Giochi Olimpici di Tokyo, sempre e se questi Giochi un giorno vedranno la luce,  e il suo nome è quello di Jiri Prskavec che in un sabato  particolarmente caldo e assolato ha ancora una volta messo in fila tutti con due manche (qualifica e finale) da incorniciare e da raccontare. Un Jiri, che come la Juve calcistica,  si assicura il posto olimpico con giornate di anticipo in una storia che ormai ha solo un vero e unico protagonista: lui! Eppure Vit Prindis, l’uomo più accreditato per potergli soffiare il posto, c’era andato vicino se non fosse stato prima per un errore nella seconda gara di qualifica alla porta numero 23 in risalita, e oggi invece per un 50 alla porta numero 6 che però non lascia dubbio alcuno sulla sua errata e quanto meno azzardata esecuzione. Mi chiedo però come un atleta del suo calibro che si stava giocando il posto per le Olimpiadi e con diverse chance di potercela fare, sia stato così ingenuo da tagliare in così malo modo una porta che non aveva in sé e per sé nessun motivo di essere maltrattata così violentemente. Quale meccanismo insano e perverso sia potuto scattare nel cervello di un fenomeno di stile, grazia ed eleganza come lui per aver tolto dall’acqua la sua pala destra non lo sapremo mai. Eppure quella pagaia piantata in acqua gli aveva permesso di tenere sotto controllo la barca all’uscita della risalita 4 trasformarsi in fulcro di una rotazione stratosferica sulla 5. Azione  che avrebbe dovuto  concludersi con l’entrata al volo sulla 6.  Il suo principale peccato è stato però quello di lasciarsi andare ad un automatismo entrato in funzione senza l’ok dalla torre di controllo che avrebbe potuto invece obbligarlo a restare a valle con la pala per spingere il suo scafo giusto 10 centimetri verso il centro del canale. Pochi centimetri per non farsi divorare così brutalmente da un primo sabato di agosto che lo lascia fuori da sogni di gloria e vittoria. Una volta accortosi del ritardo,  il neo papà Vit, ha rimesso il destro in acqua per spingere la coda indietro, ma non è stato sufficiente per far entrare nella porta in oggetto  la sua testa e almeno una parte della sua canoa che viceversa si è guardata bene anche solo ad avvicinarsi.

Dall’altro canto il 27enne campione del mondo (non ripeto il nome per non tediarvi) è ancora una volta impeccabile,  in qualifica addirittura azzarda la combinazione - 22/23/24 - tutta diritta, mentre in finale la 23  passa in retro ed è leggermente più veloce. In seconda posizione a 1.13 arriva il 30enne  Maslanák Tomáš che per ritrovarlo su un podio dobbiamo andare indietro negli anni e più precisamene al il 27 maggio 2018 dove a Veltrusy giunse terzo  dietro a Krejci e Zima. Bronzo a Vavrinec Hradilek a 1.31 per Tunka solo un sesto posto.

La classifica attuale dopo tre gare rimane aperta solo per il 2^ e 3^ posto e se lo contenderanno Hradilek a 21 punti, Tunka con Prindis a 16 e poi Krejci a 15 e Maslanak a 14, gli altri dovrebbero fare un miracolo per sperare di entrare in squadra, ma anche se si attuasse tanta grazia divina  bisognerebbe sempre sperare che i primi 3 nominati non entrino a podio.

Tutto ancora incerto pure per le altre 3 categorie, si prospetta così una domenica ancora più calda visto che sono previsti temporali ci penseranno gli atleti a tenerci comunque in temperatura!

Occhio all’onda!





Selezioni Repubblica Ceca: semplicemente uno spettacolo da non perdere!


E’ decisamente un’estate diversa da quelle abituali che erano segnate da ritmi ben precisi e che hanno nelle gare i veri cardini portanti. I programmi sono stati rivoluzionati vivendo il momento cercando sempre il meglio per mantenere comunque alta la concentrazione per adattarci  continuamente al divenire delle cose. Non mancano però le emozioni e in questo caso arrivano seguendo le gare di selezione della squadra della Repubblica Ceca e i protagonisti  ci regalano gare da urlo e non tradiscono l’attesa che un attento, competente e professionale ufficio stampa  ha saputo creare attorno a queste 4 gare.

Veniamo alla sfida all’ultima pagaita fra i kayak uomini iniziata lo scorso weekend sul canale a Veltrusy con protagonisti i favolosi «4 Super Eroi» che rispondo ai nomi di  Jiri Prskavec, Vit Prindis, Ondrey Tunka, Vavra Hradilek e con qualche altro giovane come Tomas Zima che vorrebbero trovare una loro collocazione fra questi giganti!

Il campione del modo in carica e cioè il 27enne Jiri Prskavec è stato ancora una volta protagonista assoluto per tutto il fine settimana: le sue finali sono ancora una volta da manuale che sta riscrivendo pagaiata dopo pagaiata.  Uno stile sempre più efficace che ha tolto dai fondamentali l’aggancio per sostituirlo propulsioni circolari da far sì che il suo scafo entri in un vortice di rotazione più veloce di lui stesso. Ma più di tante parole guardatevi qui sotto la sua gara di sabato e godetevi ogni singolo gesto messo in atto da questo pagaiatore che sa di essere in corsa per togliersi grandi soddisfazioni, ma si rende comunque conto che l'impresa non è certo facile specialmente in uno sport come quello "della danza fra i paletti dello slalom".  I suoi fidi scudieri ci hanno provato in tutti i modi a contrastarlo in questo duello avvolto dal tifo da stadio che anche in questi tempi di COVID la Repubblica Ceca sta mettendo in piedi per i suoi slalomisti dell’acqua selvaggia.  Vit Prindis, dallo stile perfetto e classico, era quasi riuscito nell'impresa di mettere la sua punta davanti a tutti, ma il suo cammino, veloce ed elegante, ha avuto un rallentamento alla risalita numero 23 per un time errato nell'approcciarsi alla porta e che purtroppo lo ha costretto a rimediarla in qualche modo, con la conseguente perdita di centesimi che si sono dimostrati alla fine determinanti. Ora il campione europeo, se vorrà staccare il biglietto per Tokyo, dovrà vincere tutte e due le gare di questo weekend in casa sul canale di Troja e sperare che il campione del mondo non prenda un argento in almeno una delle due prove... impresa quindi che necessita dell'aiuto e della collaborazione del suo fidato Vavrinka che per fargli un favore dovrebbe mettersi lui sul secondo gradino del podio, togliendo così punti a Prskavec.

Apertissime viceversa le sfide nelle altre categorie per una nazione che, se tutto andrà bene, organizzerà  tra il 18 e il 20 settembre i Campionati Europei assoluti per far sì che anche l'attività internazionale possa ritrovare stimolo e ritmi consueti.

Occhio all’onda! 



Jiri Prskavec final 1st race selection cliccando qui

https://youtu.be/zbbmBr7gYww

Essere ciò che si fa


Marina ha sempre avuto la passione per la cucina, ma i fatti di questi ultimi 5 mesi l’hanno praticamente trasformata in una raffinata panificatrice incallita. Spazia da un  soffice pane,  che porta pure nella sua  copertura disegni e simboli, a focacce spesse e morbide a quelle più fini e croccanti.  C'è anche il tocco di classe con la pizza e così il tanto conclamato cibo italiano che noi  iniziamo a mangiare praticamente durante lo svezzamento,  ha raggiunto livelli sublimi con lievitazioni non inferiori alle 48 ore! Ma le arti vanno apprese con calma e con tanto amore come ci insegna  lo chef stellato Massimo Bottura che per creare le suo opere culinarie  ci mette tanto… Love!

Le porte in risalita, che come dice il bravo Martikan sono l’essenza dello slalom, diventano lo spunto per creare delle vere e proprie opere d’arte che possono nascere solo se si fanno con tanto, tantissimo  "Amore" perché per farle come Dio comanda (direbbe invece mia nonna) ci vuole dedizione, tempo, passione, pena e sofferenza al fine di far sì che ogni gesto possa portare all’esecuzione perfetta. Mi annoto sempre dopo ogni allenamento quante porte fanno i miei ragazzi suddividendole in discese e risalite. Considero un buon lavoro partendo da un minimo di 160 porte a sessione per arrivare anche alle oltre 280, quindi mettiamo che questi atleti mettano il culo in barca fra le porte per un minimo di 10 allenamenti settimanali, significa che fanno di media 2.000 porte alla settimana di cui 1.200  in discesa e 800 in risalita. Le settimane all’anno sono 52 di allenamento 48 che moltiplicato per 2.000 fa 96.000 di cui 57.600 in discesa e 38.400 in risalita. Bene con questi numeri si buon ben capire che quando ti trovi davanti ad un palo rosso-bianco o verde-bianco diventi la stessa essenza di quell’impulso che  guida ogni pagaiata del tuo andare sull’acqua. 

Penso di aver fatto mille disegni sulle risalite analizzandole in ogni minimo dettaglio e situazione, ho sempre amato concretizzare idee e pensieri su un pezzo di carta che da bianco si trasforma in colorato grazie ad un semplice segno di lapis o matita. Carlos Gavito, un insigne ballerino di tango, che vedendo ballare Carolina, una professionista di ballo,  le disse:  "tu non balli il tango, sei il Tango" ed è in sostanza quello che penso io quando vedo certi atleti cimentarsi con le porte in risalita: loro non fanno la risalita, loro sono la risalita!  In sostanza  l’essenza del movimento arriva proprio da questa semplice formula che ti permette di essere un tutt’uno con ciò che stai facendo diventandone interprete, esecutore, regista, attore, sceneggiatore, inventore. Una simbiosi che ci trasforma in ciò che stiamo facendo ed esprimendo,  possa essere esso il fatto di  mettere le mani in pasta per sfornare deliziose pizze o viceversa essere mani che tengono nell’acqua una pagaia trasformando il tutto in una danza. Quindi per dirla sempre alla Gavito e sostituendo la parola tango e ballerino con canoa e slalomista ne esce questo: 


"Un ballerino (slalomista)  non deve mai pensare a ciò che sta per fare, perché  si balla  la musica (corrente) non le figure. Egli deve solo sentire la musica (corrente).
I nostri piedi (le mani) sono come i pennelli di un pittore.
Con essi dipingiamo la musica (la corrente)"


Occhio all'onda!  

 

Il dopo Martikan - Estanguet è fatto di tanti nomi


L’epoca dei due colossi va scemando dopo i Giochi Olimpici di Londra 2012 e si fanno avanti piano piano una serie di atleti che crescono e che si mettono in luce. Dalla Slovenia arrivano  Benjamin Savsek (’87) e Luka Bozic (’91); dalla Germania Jan Benzin (1982), Sideris Tasiadis (’90) e Franz Anton (’89); dalla Francia Denis Gargaud (’87) e Cedric Joly (’95); dal Regno Unito David Florence (’82) e Ryan Westley (’93), mentre dalla Repubblica Slovacca abbiamo sempre Michal Martikan (1979), Alexander Slafkovsky (’83) e Matej Benus (’87). In questo nutrito gruppo inserirei pure Ander Elosegui (1987), lo spagnolo, forse più basco, che sicuramente con l’argento all’ultimo campionato del mondo, se pur giocato in casa, e due 4^ posti ai Giochi Olimpici si inserisce a pieno titolo in questo gruppo di C1 che stanno facendo la storia dopo i fasti dei due super divi Estanguet - Martikan. Tutti questi atleti sono più o meno sempre presenti in tutte le finali iridate e continentali e si alternano sul gradino più alto del podio con l’inserimento, che ha dell’incredibile di Fabien Lefevre che nel 2014 vince un titolo di campione del mondo in una specialità che ancora gli mancava e cioè la canadese monoposto. Di lui però parleremo a tempo debito perché sicuramente deve essere trattato singolarmente vista la particolarità del soggetto.
Dal 2013 al 2019 in 6 campionati del mondo troviamo 5 iridati diversi. Su tutti emergono due personaggi  Benjamin Savsek e David Florence. Il primo è sul podio per  ben 4 delle sue 5 finali con un oro (2017) due argenti (’14,’15) e un bronzo (2013) ed è  presente in 5 finali su 6. Personaggio particolare lo sloveno che spesso e volentieri per accedere all’ultimo atto di una manifestazione importante passa dalla seconda manche di qualifica. Una sorta per lui di riscaldamento lungo prima della zampata di tigre che è sempre pronto a sferrare al momento giusto. Succede anche che il titolo lo getta al vento per troppa irruenza o per errori banali come ha fatto per ben tre volte, salvandosi con un piazzamento comunque da podio.  Il 33enne di Lubiana l’anno scorso si è cimentato anche nel progettare una canoa in collaborazione con Vajda, partendo da una  idea semplice e chiara e ce la spiega così: «Non volevo cambiare la MM  troppo perché mi piace molto questo modello. Stavo cercando più velocità e stabilità, quindi abbiamo cambiato alcune linee sul fondo e sotto il sedile e abbiamo affinato la parte anteriore e le cose sono andate molto bene. Penso che i miglioramenti sui modelli esistenti siano buoni e più facili da attuare per noi C1 » come è semplice e decisa la sua strategia negli obiettivi che si pone: «Mi diverto molto a pagaiare su acque bianche e cerco sempre le linee più veloci possibili perché questo mi fa trovare i miei limiti per gareggiare degnamente con i più forti ed è questo è il mio vero e grande stimolo per impegnarmi e andare avanti». Se restiamo a parlare di mondiali non possiamo non menzionare David Florence che in queste 6 ultime edizioni ne vince due e poi ancora  6^ nel 2019. Ma il britannico, meglio forse dire il gallese, fa una cosa eccezionale nel 2013 quando cioè vince il mondiale in C1 e in C2 per questo mi sono sentito di dedicargli un particolare omaggio in un video che potete trovare cliccando qui.

Restando in casa sua maestà la Regina Elizabeth c’è da mettere pure in evidenza un 27 enne Ryan Westley che nel 2018 era secondo a Rio e primo all’Europeo a Praga  e terzo nel 2015 in casa a Lee Valley e il 28enne Adam Burges che ha avuto la meglio tra i tre per prendersi il posto in vista di Tokyo 2020 se pur, secondo il mio modestissimo parere, decisamente inferiore rispetto ai primi due dal punto di vista tecnico ed agonistico. Infatti se escludiamo l’argento all’Europeo di Praga, come detto vinto dal suo collega di bandiera Westley, non può vantare altri importanti successi considerando anche il fatto che fino al 2015 sei dedicava in coppia con Greg Pit al C2.  Ma gli inglesi devono aver ragionato male su come selezionare gli atleti per i Giochi Olimpici visto pure che il campione olimpico di Rio 2016 Joe Clarke ne ha pagato le dirette conseguenze.
Come abbiamo già visto in sei edizioni iridate 2 sono andate a Florence, 1 a Savsek, 1 a Lefevre e le altre due restanti vanno quella del 2018 a Franz Anton e l’ultima a Cedric Joly.
Gli Slovacchi, che con Martikan hanno dominato oltre un decennio, non vincono un mondiale individuale dal 2007 in quel di Foz (Brasile). Pensate che il campione slovacco in quell’occasione aveva preso pure 3 giorni di squalifica dall’ICF perché non si era attenuto alle disposizioni imposte dal comitato organizzatore che vietava il fatto di cambiarsi all’aria aperta. Il buon Martikan non si era fatto problemi certamente a trasgredire questa regola che per la verità era uso comune fare ovunque per tutti i canoisti. Le telecamere di sorveglianza sono state severe in quell’occasione visto che lo hanno ripreso « nature » nell’operazione di svestizione e vestizione!
Paese strano per certi versi il Brasile che si scandalizza sul fatto che ci si possa cambiare in auto e poi si può andare in spiaggia ricoperti da una fascetta di stoffa che neppure raggiunge i due centimetri, oppure non sono ammessi i seni scoperti, ma coprendo i soli capezzoli il problema non esiste più!
Gli Slovacchi nella canadese monoposto però hanno un record difficilmente battibile e cioè le loro nove vittorie consecutive ai Campionati del Mondo nella gara a squadre sempre con lo stesso trio e cioè con Martikan, Slafkovsky e Benus. Una serie ininterrotta iniziata al mondiale del 2009 a La Seu d’Urgell e che prosegue fino ad oggi, quindi per un arco di tempo di 10 anni. Se prendessimo come dato la durata allora gli Americani di Jon Lugbill e Davey Hearn (loro sempre presenti in squadra fatta eccezione per Davey nell’ultimo mondiale vinto a squadre e cioè nel 1991) avrebbero la meglio considerando che sono stati imbattuti dal 1979 al 1991, quindi per 12 anni, con 7 titoli consecutivi vinti. Un periodo di tempo eterno e solo le donne nella gara a squadre hanno eguagliato questo predominio, infatti la DDR nel k1 donne a squadre vinse dal 1959 (Genf - SUI) al 1967 (Lipno - TCH) ininterrottamente!
Si consideri pure che la prova mondiale a quei tempi si disputava ogni due anni e cioè negli anni dispari.  

Sono sempre gli stessi uomini che vanno a vincere le ultime 7 edizioni dei Campionati Europei dove troviamo  4 diversi campioni europei. Chi ne ha accumulato di più è sicuramente Alexander Slafkovsky che vince quelli del 2014/’16/’17 a due c’è Savsek con le vittorie del 2015 e 2019, mentre con  un titolo troviamo Sideris Taziadis (2012), Jan Benzin (2013) e Ryan Westley (2018).
La situazione quindi non cambia neppure a livello Europeo, questi infatti sono gli atleti che hanno e che stanno  caratterizzando l’epoca del dopo Estanguet e con un Martikan che, se pur ancora competitivo, deve fare i conti con la data anagrafica. Un vecchio continente, che a parte il periodo a stelle e strisce, è sempre protagonista e non vedo a breve inserimenti extra.


Occhio all'onda!  

Ander Elosegi atleta nato nel 1987, presente in 3 Olimpiadi dove ha ottenuto due quarti posti (Benijin 2008 e Londra 2012), mentre a Rio è arrivato 8^. Già qualificato anche per i Giochi Olimpici di Tokyo.

Luka Bozic, che dopo molti anni nel C2  con Sasoš Tajat raggiungendo grandi successi e una apparizione pure nel C2 discesa, si concentra in maniera esclusiva dal 2017 alla specialità singola diventandone ben presto protagonista.

Il podio iridato C1 men - La Seu d'Urgell 2019 - da sinistra A.Elosegi, C.Joly e L.Bozic.


Estanguet - Martikan due atleti per un'epoca di successi condivisa

                                                       ... prosegue da post precedente 


Martikan invece collabora in maniera molto proficua con Vajda da sempre, vuoi per il fatto che è della stessa nazione e vuoi per la disponibilità che l’azienda di canoe di Bratislava offre al campione nato e cresciuto canoisticamente a Liptovsky Mikulas. Interessanti i punti fissi su cui lavora questo atleta nel progettare le canoe che non sono legate ad un particolare percorso di un definito evento (olimpiadi o mondiale), ma devono rispettare due principi. Il primo  è quello di aver uno strumento che  permetta di essere veloci anche nelle combinazioni molto difficili; il secondo  è di avere una barca veloce per le risalite ritenute da Martikan il vero  fulcro dello slalom moderno:  "le risalite potrebbero farti perdere tempo e quindi  i tuoi sogni sportivi svanirebbero" dice.  

Martikan vinse l’oro olimpico ad Atlanta nel 1996 a soli 17 anni con un C1 che si chiamava «Vajda» dal nome del costruttore. L’anno successivo nasce, per il mondiale a  Tres Coroas (Brasile),  la «MichalMartikan» che gli porta subito il  suo primo mondiale. Una barca che userà praticamente fino Sydney 2000 fino ad arrivare ad Atene 2004 dove progetta e usa «Nereus».  La vera rivoluzione sugli scafi arriva però con il cambio dei regolamenti nel 2005. Il primo passaggio per lui fu quello ovviamente di accorciarla a 3 metri e 50 e successivamente a restringerla e per far questo è partito mettendo una impostazione da C1 in un K1. Di questo prototipo era attirato dalla velocità, ma si rendeva conto che su acque impegnative e su combinazioni di porte difficili gli mancava  volume specialmente dietro il pozzetto. Nasce comunque così la barca per Beijing 2008 tanto che una volta alla settimana pagaiava pure in k1.  Collabora con Vajda ed Elena Kaliska per realizzare il K1 "Pulse" con il quale Elena vincerà la sua seconda olimpiade. Il campione slovacco in pratica apporta delle modifiche all’inizio di ogni ciclo olimpico,  anche se ha la certezza che cambiare troppo gli scafi non è sempre produttivo perché le novità potrebbero presentare degli imprevisti proprio per questo non è sempre  soddisfatto al 100% di ogni dettaglio. Fu così per le alette che servivano per arrivare alla misura di 70 centimetri, ma che distruggevano il manico della sua pagaia e capitava pure di farsi spesso male al gomito nelle manovre molto estreme. Nel 2010, grazie al fatto che il regolamento adegua peso e larghezza dei C1 ai K1,  toglie le alette. Nasce  la «MM»,  che sarà in assoluto la barca più stretta mai usata in C1. Nel 2014 arriva «One» che esce dopo sei mesi di allenamenti sul «MM Max» (ideato da Matey Benus). La ragione di questa scelta era quella di avere una canoa più stabile per non focalizzarsi troppo sull’equilibrio specialmente nella primavera e cioè all’inizio della stagione. Oggi l’ultima versione è la «MM2020»; questa barca è più larga di quella usata per Beijing e cioè la «Martikan» proprio per la stessa ragione di equilibrio di cui il campione slovacco sta risentendo molto in questa sua lunga carriera sportiva sempre ai vertici mondiali. Michal Martikan ci sa fare molto bene con le canoe perché è sempre lui a progettare la «Nemo» un kayak pensato e ideato per i più giovani che permette di essere molto dinamici e nello stesso tempo divertirsi su acque difficili. L’altra novità di questa barca è il materiale con cui viene costruita e cioè in styrolight che in pratica è un materiale plastico di elevata resistenza agli urti lavorato a temperature molto alte. Ma questo materiale ha un altro beneficio e cioè quello di esser al 100% riciclabile e per i canoisti questo è certo un punto importante! 

Ecco qui un breve riassunto delle barche usate e progettate dal grandissimo campione della canadese monoposto maschile:

1997 MichalMartikan
2002 Nereus
2006 Martikan
2010 MM
2013 Nemo K1
2014 ONE
2016 MM2020 


Martikan, al contrario di Estanguet, non brilla  certamente per «savoir faire», per dirla alla francese e in tono gentile. Molto spesso durante le ore di allenamento condivise salta  l’ordine e, risalendo con il nastro trasportatore, parte direttamente incurante di una sorta di ordine di partenza e rispetto reciproco. Spesso e volentieri anche durante la discesa non si cura degli altri e la sua spavalderia irrita non poco danneggiando ciò che invece lui potrebbe rappresentare per tutto il settore. Mi è capitato spesso di vederlo molto aggressivo contro atleti che viceversa non avevano nessuna colpa se non il fatto di essere dov’erano in un momento sbagliato e cioè durante l’ora di allenamento di Martikan! E’ questo forse l’unico neo di un atleta che ha preso in mano la storia e l’ha scritta pagaiata dopo pagaiata a suon di vittorie con carattere e con una convinzione talmente forte che tutto il resto è sempre passato in secondo piano. Il suo stile, costruito e sviluppato con miglia  di ore sui canali, è certamente unico e sembra uscito da una vera e propria enciclopedia della slalom. In pratica è un compendio di perfezione per equilibri e per gesti tecnici.  Il suo modo di essere, vivere e gestire lo scafo ci fa capire e vedere concretamente  cosa significhi la vera fusione tra uomo e canoa. Due entità, uomo-canoa, che si fondono in un corpo unico che si muove sopra e con l’acqua in una sorta di danza tra i pali dello slalom. Dinamicità, forza, destrezza, precisione frutto di una meticolosità più unica che rara. Ogni minimo dettaglio in lui è curato partendo dalla  sua canoa rossa che è ormai un segno inconfondibile in ogni angolo della terra dove si possa praticare lo slalom. L’abbigliamento elegante e griffato gli da' autorevolezza. Poi c'è la sua impostazione  che sembra essere stata progettata e realizzata da un raffinato  orefice tanta è la precisione con cui è fatta ed è ricoperta da un  materassino sempre e comunque bianco candido che sembra il risultato di una fusione perfetta ad opera di qualche mastro vetraio di Burano!
Per scrivere poi tutte le vittorie e le conquiste fatte da questo fenomeno dello sport moderno ci vorrebbe un’intera settimana forse diventa più facile ricordare che ai campionati del mondo ha vinto in totale 23 medaglie di cui 15 ori, 3 argenti e 5 bronzi. Ai giochi Olimpici ha vinto 2 ori, 2 argenti e 1 bronzo. Ha vinto 5 volte la Coppa del mondo arrivando 2 volte secondo e 2 volte terzo. Ai Campionati Europei ha conquistato 14 ori 6 argenti e 2 bronzi. Una carriera internazionale iniziata nel 1994 da Junior dove vinse il mondiale a Wausau (USA) e che all’età di 41 anni non è ancora finita. Un campione che è stato scelto dal presidente della Repubblica Slovacca Ivan Gasparovic quando "The Queen"  Elizabeth  fu in visita nel suo paese. Martikan   rappresentò  un  Popolo che dai  successi sportivi ha preso la forza per diventare una Nazione  all’avanguardia in molti settori e che in pochi anni dalla fine del comunismo e dalla separazione dai cugini Cechi si sta imponendo in Europa come esempio da seguire. Il  campione Martikan ha dovuto anche superare momenti difficili, ma stingendo  i denti e senza mai arrendersi ad un destino che lo ha messo a dura prova, ha saputo tornare in barca da protagonista.  A lui va il massimo rispetto e per dirla sempre alla francese… chapeau Mr. Mratikan!

prosegue ...



Incontro tra "RE": The Queen of Great Britain and the King of C1 slalom!


con il presidente della Slovacchia in una cerimonia ufficiale. 

con il papà Jozef che da sempre e ovunque è al suo fianco.


Sul podio Olimpico di Atlanta 1996. A sinistra Lukas Pollert (CZE) a destra Patrice Estanguet (FRA) il fratello di Tony Estanguet che ben presto diventerà il primo rivale dello slovacco.

Martikan si congratuala con T. Estanguet alla fine della gara Olimpica di Atene 2004 vinta dal francese. L'esito fu incerto fino alla fine perchè in prima battuta non era stata assegnata una penalità alla porta numero 7 a Martikan arrivata molto più tardi. Si racconta che il giudice di porta di quel settore, un cinese,  avesse avuto un problema di trasmissione dati, ma la cosa ci lasciò per molti molti minuti in attesa del verdetto finale che fu appunto quello della penalità effettivamente fatta e che cosnegnò quindi al transalpino la vittoria a cinque cerchi in una combattutissima ed entusiasmante gara. Al tempo si gareggiava sulla somma dei tempi e  Tony vinse con uno scarto 12 decimi a suo favore.