Dalla Land Run alla Cross Run: la nuova frontiera si conquista sull’acqua
N on c’è nulla da fare: il giorno prima delle gare non sei più una persona normale, ma sei un concentrato illegale di adrenalina, caffeina e pensieri che corrono più veloci dell’acqua. Aspetti quel “3, 2, 1… go!” come si aspetta lo start di una finale olimpica. Solo che qui ci sei tu, la corrente… e zero alibi. È il giorno in cui si presenta il conto. Un anno intero messo lì, sul piatto: allenamenti, viaggi, fatica, incastri, rinunce. E sì, anche quella distanza da chi ami, che fa male… ma che alla fine diventa benzina e che ti dà l'energia per andare avanti anche se é lontana, ma che senti e che percepisci sempre al tuo fianco. La gara. Anzi no: le gare. Perché smettiamola con questa storia romantica dell’allenatore zen che osserva. L’allenatore non guarda: vive tutto moltiplicato per ogni atleta in acqua e in maniera amplificatata. Senza via di fuga e nel mio caso? Quattro discese, quattro salti nel vuoto, otto risalite e mille battiti al minuto. Altro che spettatore...