Prindis e Gargaud campioni Europei con la Coppa del Mondo

Certo è che fallito l’obiettivo a cinque cerchi Vit Prindis e Denis Gargaud Chanaut non si sono persi d’animo e si sono gettati a capofitto nei restanti appuntamenti agonistici e a giudicare dai risultati non possiamo dire che i due campioni hanno rinunciato a lottare. La loro bella rivincita arriva vincendo prima il campionato europeo e poi la Coppa del Mondo rispettivamente nel kayak maschile e nella canadese monoposto maschile. Il ceco e il francese solo vincendo l’ultima gara di Coppa, che quest’anno è stata disputata su 4 prove e non sulle cinque consuete, si sono assicurati la vittoria complessiva, tanto è rimasta incerta fino alla fine con un Giovanni De Gennaro in corsa per il podio come poi è riuscito agguantare proprio sul filo di lana.  Il Trofeo anche quest’anno è stato realizzato e creato dall’architetto e artista Davide Prete, con grande orgoglio italiano.

Vit Prindis si riprende la coppa dopo averla vinta nel 2017 e dopo due anni di successi di Jiri Prskavec. Lo fa a modo suo vincendo due gare su quattro. Il ceco, nato a Praga e che lo scorso 14 aprile ha compiuto 32 anni, ha raggiunto una maturità tecnica e tattica impressionante con un modo di affrontare la gara sempre in progressione e senza tentennamenti. Difficile vederlo andare fuori linea, difficile vederlo sbilanciato sul suo nero scafo, difficile vederlo in affanno, difficile vederlo sbagliare. Non si fa condizionare da mode o da tendenze tecniche ha solo un obiettivo: esprimere il suo immenso potenziale, al resto ci pensa la sua pagaiata che è potente e fluida come pochi altri suoi colleghi.  Ogni sforzo è proiettato sulla canoa nulla si disperde e questo diventa il suo elemento di forza che lo sta rendendo protagonista in una stagione dove gli atleti della Repubblica Ceca stanno dominando. La conferma di questo predominio ci arriva  anche dalla 23enne  Tereza Fiserova che dopo tre anni di impero Fox vince gara e Coppa. Certo è che l’australiana si è messa di impegno per perdere una gara dove è decisamente e senza ombra di dubbio la più forte, tanto è che vince una semifinale con 7 secondi di vantaggio e arrivare seconda in finale con 4 penalità, si permette di fare il bello e il brutto di questa specialità che sta iniziando ad avere il suo perché.  
Denis Gargaud Chanut vince la seconda e quarta gara e si porta a casa la sua prima Coppa, l’unico trofeo che ancora gli mancava nella sua lunga, lunghissima e polivalente carriera sportiva che sicuramente non si fermerà prima di Parigi 2024. Denis è un campione con alti e bassi che si rispecchiano in gara. E’ capace di fare performance impressionanti o come perdersi banalmente tra i paletti dello slalom come un bimbo sa fare  con paletta e secchiello al mare!
Per dovere e completezza di cronaca dobbiamo dire che la Coppa nel kayak femminile è stata vinta da Jessica Fox, non potrebbe essere stato diversamente,  che così arriva alla conquista della sua terza Coppa in tre edizioni consecutive, come fece la sua mamma dal 1989 al 1991 ed entra in corsa per eguagliare e certamente superare il record di Elena Kaliska che ne vinse quattro consecutive (2001 2006) e altre due nel 2000 e 2001. Visto che parliamo di Elena Kaliska va ricordato che la campionessa slovacca si è ritirata quest’anno ufficialmente dalle gare nella categoria assoluta, ma ha partecipato ai mondiali master vincendoli, ovviamente, in scioltezza!

Veniamo ad una nota tecnica che mi tocca molto: la lunghezza dei percorsi e i distacchi tra atleti. Il percorso di qualifica per le donne sedute è stato per la vincitrice di 1 minuto e 47 secondi e, in questa specialità,  per raggiungere la semifinale puoi fare oltre 7 secondi dalla vincitrice. C’è un distacco tra la prima donna kappa uno e il primo uomo di oltre 12 secondi che più o meno rimangono invariati per semifinali e finali se comparati sia per vincere che per passare ai turni successivi.
A mio modo di vedere si devono ridurre i tempi di gara - ideale sarebbero i 70 secondi, sia per uomini che per donne (queste con un percorso loro)  così facendo si velocizzano le riprese video e sarebbe molto più avvincente il tutto. Pensate che nelle dirette streaming le visualizzazioni erano sempre molto basse per passare alle quasi 5.000 complessive  di questa mattina, pochino per pensare di essere competitivi nel mondo del business sportivo!

Occhio all’onda!

 

Jessica Fox vincitrice per la terza volta consecutiva della Coppa del Mondo nel kayak femminile

Tereza Fiserova vincitrice della Coppa del Mondo nella canadese monoposto femminile



 

GIOCA SULLA CODA

 


Zwolinska super

 

Non mi piace quando i ballerini di tango, nelle loro esibizioni, iniziano con adorni, ghirigori eccessivi e plateali: amo le cose semplici come la discesa che Klaudia Zwolińska ha messo in scena nella finale dei campionati europei under 23 a Solkan sulle acque della Soca. La ragazza polacca, nata il 18 dicembre del 1998 a Nowy Sacz, è cresciuta tecnicamente e fisicamente molto in questi ultimi due anni e a Tokyo è andata vicina a vincere una medaglia al suo esordio a cinque cerchi. Qualche attento lettore di questo blog, che è dedicato  a raccontare le gesta eroiche di gente di pagaia, si ricorderà bene che ho speso già parole importante per questa atleta in tempi non sospetti: certamente ha un passato giovanile  di tutto rispetto con due titoli Europei Junior  (2015 a Krakow e 2016 a Solkan), nel 2017 è stata sesta a Hohenlimburg e solo l’anno successivo aveva vinto a Bratislava il titolo nelle under 23; seconda nel 2019 e 2020. Aveva iniziato bene il 2021 anche a livello assoluto arrivando 4^ agli Europei a Ivrea ai primi di maggio, poi a Praga in Coppa mette la punta avanti a tutte le avversarie. A Solkan ci arriva direttamente dal Giappone, monta in barca e dopo una qualificazione facile facile vince la semifinale con 6 penalità e fa capire che non ci saranno tante opportunità per le avversarie.  La finale è un compendio di tecnica applicata: è centrale su tutte le porte, non esagera o taglia le linee. L’unica cosa su cui sembra porre l’attenzione è la spinta delle gambe per far correre e scorrere sulle cristalline acque slovene la sua azzurra canoa. Tocca con il tubo della pagaia il palo interno della porta nella discesa numero 13, ma la cosa non la tocca minimamente tanto è cosciente della sua superiorità fisica, tecnica e tattica.  Vincerà il suo secondo europeo in questa categoria, il primo lo aveva conquistato nel 2018 a Bratislava, con oltre 3 secondi sulla slovacca Sona Stanovska una ragazza, quest’ultima che è arrivata alla medaglia con tanto impegno, volontà e determinazione considerando il fatto che certo non è dotata. A tutto questo si aggiunge però una famiglia che ha sempre creduto in lei grazie ad un appassionatissimo papà che si divide tra business on line e la professione dell’allenatore.  Cosa aggiungere su Zwolinska, una delle poche persone polacche con ben 3 vocali nel cognome,  questa giovane atleta dagli occhi azzurri e da un sorriso fresco e un viso solare? Forse si potrebbe sottolineare  solo il fatto che oltre al kayak rincorre successi anche nella canadese monoposto dove, per il momento, ottiene buoni piazzamenti, ma presto sono sicuro che la ritroveremo pure sul podio. Lei, che dichiara a fine gara a Solkan che non ama molto questo tracciato perché bisogna pagaiare troppo e a lei non piace… effettivamente la giovane e ormai certezza polacca sull’acqua non pagaia, ma danza con maestria e leggiadria come direbbe il buon Goldoni:  « che val donna polputa, qualora non vi sia nelle candide membra buon garbo e leggiadria? »

Occhio all’onda!  

 

Anche nella C1 donne certo non è stata data la priorità alla qualità

 


S
icuramente qualcuno avrà notato che nel post precedente non ho parlato della Canadese femminile per lasciare a questa categoria e specialità il giusto spazio che merita. Una gara che era all’esordio olimpico e che quindi era chiamata a dare prova della sua concreta sussistenza e concretezza.

Delle 22 atlete partecipanti avevamo presenti ben 8 delle prime 10 del ranking ICF, mancavano solo la britannica Wood e l’austriaca Wolffhardt rispettivamente 7^ e 8^. Queste due atlete hanno gareggiato a Tokyo nel kayak femminile visto che alle selezioni interne nel C1 sono state battute dalle proprie compagne di squadra. Seguivano poi 9 atlete dalla 15^ alla 39 posizione, una atleta al 41^ posto e per chiudere altre 5 atlete dalla 66^ alla 94^ collocazione del ranking sulle 116 che hanno punteggio internazionale.
Nella prima tornata di gare e cioè dalle due manche di qualifica vengono eliminate 4 atlete e cioè la polacca Stach numero (39 ICF), la giapponese Sato (88), l’atleta delle isole Cook (94) e la canadese Daniels (66). Si entra in semifinale con un distacco dalla vincitrice Mallory Franklin di ben 19 secondi e se voi pensate quanti sono 19 secondi vi potete rendere ben conto se diciamo che è il 18,1% dalla vincitrice. In semifinale vengono eliminate 8 atlete e la decima entra in una finale olimpica con un distacco da Jessica Fox di oltre 14 secondi  pari al 12,9% di ritardo dal miglior tempo della categoria.   Poi si prende il bronzo con un distacco di 6.09, troppo per essere  una gara degna di nota. Qui ci sono solo due atlete che hanno fatto la  vera differenza e cioè Mallory Franklin e Jessica Fox, tutte le altre hanno lottato per sopravvivere a onde, riccioli e ritorni d’acqua di un canale nipponico su cui si sarebbe dovuto tracciare un percorso specifico per questa categoria: imbarazzante molte discese che hanno messo a dura prova i commentatori sportivi.  In tutto questo mi chiedo che senso ha aprire posti ad atlete che dichiaratamente non hanno dimostrato di valere una partecipazione olimpica e lasciare a casa atleti che viceversa lo fanno di mestiere e che non solo garantiscono il giusto livello tecnico ed agonistico, ma possono alzare la competitività dando ai Giochi Olimpici il giusto risalto? Così facendo si  adeguerebbe  lo slalom a tutti gli altri sport a cinque cerchi che guardano principalmente alla qualità dei partecipanti e non regalano posti a nessuno solo per cercare una globalizzazione che non porta a nulla se non ci sono progetti di crescita specifici per far crescere il nostro sport non solo alle gare, ma soprattutto durante l'anno in tutto il mondo con tecnici preparati e disponibili. Unica via questa per uscire da una situazione imbarazzante per tutti. 

Occhio all’onda!

34 Squadre non è sinonimo di qualità

Il mio amico Guille Diez Canedo, raffinato conoscitore delle cose della vita oltre ad essere un allenatore ed informatico di altissimo livello, ha pubblicato recentemente una serie di dati statistici in relazione ai  Giochi Olimpici dove emergono alcuni dati interessanti, anche se in parte già da me trattati nei post precedenti.

Interessante il fatto che a Tokyo, rispetto a Rio 2016, ci sono state due nazioni diverse che sono andate a medaglia e nello stesso tempo le squadre che sono andate in finale sono rimaste 18, anche se ci sono state più nazioni a partecipare all’edizione nipponica. Portogallo e Russia, Svizzera sono state sostituite da Ukraina, Netherland e Svezia. Questo porta a 21 paesi finalisti considerando le due Olimpiadi. Solo 5 paesi hanno preso parte a tutte le finali.

Entriamo più nello specifico dicendo che i Giochi Olimpici non sono certamente la gara che esprime il massimo livello tecnico complessivo. Certo è impegnativo e difficile prendervi parte, ma vincere una medaglia diventa più facile.

Prendiamo il kappa uno uomini  presenti al via 25 atleti. Dei primi 10 nel Ranking ICF ne mancavano ben 6, quindi presenti solo 4. Assente il campione olimpico che era in carica e numero 2 del Ranking ICF, assente il Campione Europeo in carica 2021 e numero 6 del Ranking. Abbiamo 8 atleti dal 12^ al 39^ posto, poi ci sono 9 atleti che navigano dalla 50esima posizione alla 66esima, per finire con un gruppo oltre al centesimo posto. Poche le vere sorprese in questa categoria, saltano all’occhio però l’eliminazioni dalla finale di Giovanni De Gennaro e Peter Kauzer. Il primo aveva fatto un’ottima qualifica su due manche, per poi trovarsi in semifinale completamente spaesato rispetto alle sue potenzialità. La sua stagione era iniziata bene con l’argento agli europei in casa a Ivrea, per poi prendere due finali nelle due Coppe del Mondo a cui ha partecipato. Nella prima gara di Coppa a Praga aveva vinto la medaglia d’argento dietro al fenomeno Jiri Prskavec per soli 0,45 centesimi.  Mentre lo sloveno non ci è sembrato mai di vederlo in gara al 100%. Troppi errori per lui che invece ci aveva abituati ad una grande regolarità. Forse anche Peter Kauzer  sente il passare del tempo, mentre i primi capelli bianchi iniziano a pesare anche su un campione longevo come lui.  

Dai dati rilevati in relazione alla performance e messi a confronto con Rio 2016 e con gare di campionato del mondo  risulta che è molto più facile prendere una finale e conquistare una medaglia (si veda grafici relativi qui sotto riportati) in tutte le categorie.

Nel kayak femminile, dove hanno gareggiato 27 atlete,  mancavano del ranking ICF la numero 2 che è Korinna Kuhnle che proprio quest’anno aveva pure vinto l’europeo a maggio, poi la numero  5 e cioè Mallory Franklin che non si è qualificata nel Team GB in Kappa uno, ma in C1 e Camille Prigent che attualmente è la nona del ranking ICF. Abbiamo poi sei atlete  che navigano dall’11 esima alla  20esima posizione. Altre sei tra la 21   e la 47^ posizione per poi finire con atlete che sono lontanissime anche da un passaggio in semifinale in qualsiasi gara di coppa o mondiale.
Sicuramente la prima  sorpresa più grande in negativo è stata  l’eliminazione in semifinale della campionessa del mondo in carica e vice-campionessa europea 2021 Eva Tercelj che con un 50 alla porta 16 ha detto addio ai sogni di gloria a cinque cerchi. Negative però anche le prove della brasiliana  Ana Satila e Katerina Kudejova fuori da finali alla loro portata. La giallo verde ha buttato al vento tutto alla porta 24 in risalita dove ha perso più di 4 secondi dopo che era stata protagonista di un’ottima discesa.  La Ceca, oltre ad un tocco alla discesa 23, ha fatto di tutto per complicarsi la vita fin dalle prima pagaiate, non l’ho mai vista in partita! La 31enne di Praga per la verità è da un po di tempo che non riesce ad esprimersi ad altissimi livelli e agli Europei di Ivrea a maggio dove era finita 28esima, mi aveva fatto pensare non poco. Poco dopo arrivava anche la mancata finale in casa nella prima prova di coppa del mondo. Incerto anche il suo futuro: staremo a vedere con le giovani ceche che la tallonano e che stanno crescendo a suon di risultati.  
La sorpresa più positiva in assoluto in quesa categoria è stata quella della polacca Klaudia Zwolinska che è cresciuta moltissimo in questo ultimo anno, tanto che agli Europei ha sfiorato una medaglia che invece ha preso in Coppa  Praga vincendo la gara davanti alla propria compagna Natalie Pacierpnik e dove terza si è piazzata Jessica Fox che puntuale è sul podio se non fosse per vincere o per prendere una medaglia di rincalzo!  

Nella canadese monoposto maschile dei primi 10 del ranking erano al via solo 3 e cioè il numero 1 Tasiadis, il 4^ Benus e il 7^ Savsek. Seguivano 4 atleti nei primi 20, altri 9 tra il 21esimio e il 54esimo posto e uno solo, il Kazakistan Kulikov, che è posizionato all’85esimo posto. Mancava al via il campione olimpico uscente e campione europeo 2021 Denis Gargaud.  

Sorge spontanea la domanda sui criteri selettivi per accedere ai Giochi Olimpici che a mio modo di vedere dovrebbero essere rivisti nell’ottica di elevare la qualità tecnica della gara a cinque cerchi. Il primo passo da fare è sicuramente quello di passare da 85 barche a 100, che mi sembra il minimo sindacale per garantire un certo livello alla competizione. Poi il criterio si potrebbe basare sul ranking internazionale aprendo a Campioni del mondo in carica e Olimpici se sono dentro un determinato ranking nell’anno in corso. Se non cerchiamo di arrivare a questi standard rischiamo di declassare l’Olimpiade ad una sorta di gara dimostrativa di quello che può essere il nostro sport. Credo che tuttavia bisogna dare spazio alla qualità e non, come si sta facendo oggi, solo alla preoccupazione di avere rappresentati il maggior numero di nazioni possibili. Il BMX ha avuto 10 nazioni che hanno partecipato all’evento di Tokyo, con nessun rappresentante del Continente Africano eppure nessuno si è scandalizzato o si è pensato di allargare a più atleti. Poche nazioni anche per il nuoto artistico, 23, mentre al via nella canoa slalom ne abbiamo contate 34.

Occhio all’onda!  






 

 

Anche lo slalom a cinque cerchi conferma il valore dei migliori atleti

  

Devo essere sincero: quando ho visto tagliare il nastro di lana, o meglio, quello che era una volta il filo di lana e che oggi invece, come è tradizione in tutte le maratone del mondo, non è che un nastro con il nome della gara che si sta svolgendo, ho avuto un senso di tristezza. Un eroe come keniota Eliud Kipchoge avrebbe avuto tutto il diritto di entrare da trionfatore  nello stadio Olimpico di Tokyo, quello che ospitò anche i Giochi Olimpici del 1964,  e dove la leggenda Abele Bikila scrisse un’altra infinita pagina della storia dell’atletica leggera, come lui ha fatto oggi vincendo la sua seconda maratona olimpica di fila. Invece, colui che fino ai 30 chilometri era rimasto nel gruppo a giocare e a sorridere, per poi andarsene in solitaria per mettersi, all’età di 36 anni, un altro oro al collo a distanza di 5 anni da quello di Rio,  ha dovuto accontentarsi di un arrivo in quel di Sapporo quasi nell’anonimato: senza pubblico, senza uno stadio che lo accogliesse prima e lo avvolgesse poi per il giro d’onore, a prendersi gli applausi e la gloria che un campione del suo calibro merita. Il pubblico! Ecco l’elemento che è mancato e che ha lasciato il vuoto ogni qualvolta si intravedevano le immense tribune tristemente spoglie. Una saggia regia televisiva ha cercato di minimizzare l’impatto  che, però, inevitabilmente c’è stato. Per fortuna  per  il recordman Kipchoge  c’è stato il trionfo a chilometri di distanza con la premiazione all'interno della cerimonia di chiusura. E   questa volta circondato dall’affetto e dal calore di tanti suoi colleghi atleti che nello stadio prendevano parte all’ultimo atto di una Olimpiade che verrà ricordata a lungo per tanti motivi. Uno tra questi il modo di seguire, televisivamente palando, ogni evento, ogni sport grazie all’offerta di network a pagamento che ci hanno permesso di non perdere nulla, ma soprattutto ci hanno fatto scegliere che cosa vedere in maniera precisa e puntuale. I brutti singhiozzi messi in scena dalla Rai fanno innervosire anche  il più mansueto degli appassionati che si vedono troncare gare per lasciare spazio  a TG, pubblicità o per tuffarti in un’altra gara senza logica.

Un capitolo dello sport si è chiuso per aprirne subito un altro in diretto collegamento con Parigi, dove Tony Estanguet, davanti al mondo, firma il prossimo appuntamento mondiale che già si preannuncia pieno di sorprese.  

Restiamo però in ciò che ci compete e guardando gli atleti che sono andati a podio ai Giochi Olimpici di Tokyo nella canoa slalom salta all’occhio un dato preciso: tutti e 12 pagatori medagliati  non erano certo privi di esperienza, nel senso che erano già saliti su podi iridati, di coppa del mondo o europei. Per dirla a maniera giornalistica non c’è stata nessuna sorpresa, ma solo certezze di un copione  già visto.

Di questi 12 solo 3 erano all’esordio a gare a cinque cerchi e rispettivamente: Ricarda Funk, Lukas Rohan e Mallory Franklin. Anche Andrea Herzog era alla sua prima esperienza olimpica, ma probabilmente solo per il fatto che il C1 donne era presente per la prima volta. Degli 8 restanti già 6 avevano preso medaglie ai Giochi Olimpici.

L’età media complessiva a medaglia  è di 28 anni e mezzo così distribuita:

C1 donne 25
K1 donne 31.3
C1 uomini 30.3
K1 uomini 28


Occhio all’onda! 




 



Nazioni alle Olimpiadi analisi




Mentre, alle prime ore dell’alba, si seguono le gare della canoa velocità per cercare di capire se anche da qui si possono avere spunti per i nostri atleti dello slalom, i pensieri iniziano a concretizzare analisi e statistiche: forse è tempo di  bilanci anche se ovviamente bisogna prima  metabolizzarli al meglio. Certo è che qualche considerazione si può già iniziare a fare e il primo dato che salta all’occhio è la completa assenza dai podi dei cugini d’oltralpe. Non era mai successo prima a partire proprio dal 1972 quando la canoa slalom disputò la sua prima gara a cinque cerchi. Anche in quell’occasione sul canale di Augsburg i bianchi di Francia vinsero un bronzo nel C2 con i fratelli Jean Louis e Jean Claude Olry. Una Francia che fino all’edizione numero XXXI aveva al suo attivo 7 ori (3 di Tony Estanguet nel C1 uomini, quindi  Adisson/Forguess nel C2; Benoit Peschier nel kayak maschile;  Emil Fer nel kayak femminile; Dennis Gargaud nel C1 uomini). Poi ci sono da aggiungere 3 argenti (nel k1 donne Brigitte Guiball; Sylvain Courinier e Fabien Lefevre in K1 uomini) e 8 bronzi (C1 uomini Orly/Orly, Jacky Avril e Patrice Estanguet; C2 Adisson/Forgues e Peche/Klauss; K1 donne Myrian Jerusalmi-Fox e Anne-Lise Bardet; Fabien Lefevre in K1 uomini).  Un totale di 18 medaglie olimpiche nella classifica  guidata  dalla Slovacchia con 8 ori , 4 argenti e 3 bronzi. Una Slovacchia che praticamente è diventata nazione solo dall’edizione di Atlanta 1996 perdendo quindi quelle del 1972 e 1992.

Da quello che ci è dato sapere e da ciò che abbiamo seguito a livello internazionale c’è da da dire che la Francia, nonostante un grandissimo movimento di praticanti e la grande disponibilità di strutture e tecnici, ha, a mio modo di vedere, sbagliato il modo di selezionare gli atleti per Tokyo 2020. Selezioni che sono state fatte praticamente in due fasi ad Aprile e a Ottobre 2020.   In Giappone certamente non c’erano i migliori atleti non fosse altro per quello che avevano fatto vedere nel corso delle stagioni passate, ma anche in quella attuale. C’era chi, nel bene o nel male, aveva retto i due cicli di gare selettive, mentre i big (mi riferisco specialmente a Denis Gargaud), se  pur con qualche vantaggio, sono crollati probabilmente per la troppa tensione e aspettava. Per dover di analisi c’è da sottolineare la particolarità del periodo vissuto che certo non ha avvantaggiato nessuno, ma se vogliamo ha messo tutti sullo stesso piano.  Questi criteri  vedevano dare vantaggi ad atleti che per la verità erano da tempo lontani dai podi che contano, fatta eccezione per Boris Neveu.   La crisi della Francia parte da lontano, da quando cioè al vertice tecnico viene dato il ben servito a Bertrand Daille che viene sostituito da Richard Fox che, per la verità, in Francia ha vita breve e cioè fino al mondiale del 2019. Si cambia ancora struttura e direttore tecnico diventa  Ludovic Roye, mentre per lo slalom si fa affidamento su Christoph Prigent, che era il direttore del Centro di allenamento di Pau,  con un passato di alto livello nel kayak slalom. Marito di Marie Aghulon (che ha tracciato con Mark Delany il percorso a Tokyo, come già fecero per Rio 2016)  è anche  papà di Camile che è stata ad un nulla per qualificarsi per i Giochi e che rappresenta la vera sorpresa del post-covid. Ora imputare responsabilità a Ludovic Roye, dopo un anno e mezzo dal suo insediamento, sarebbe troppo banale e scontato, certo è che la Francia, già proiettata su Paris 2024, dovrà fare le sue considerazioni.

Chi invece ha fatto un full d’assi è stata la Germania presente su tutti i podi con la ciliegina sulla torta dell’oro nel Kayak femminile di Ricarda Funk,  che si aggiunge ai tre bronzi rispettivamente di Andrea Herzog nel C1 donne, Sideris Tasiadis nel C1 uomini e Hannes Aigner nel kayak maschile. A differenza della Francia la Germania ha portato ai Giochi i 4 atleti che sicuramente erano i più quotati a livello nazionale, anche perché dietro a loro non c’è molta qualità, ma comunque hanno numeri che, da un certo punto di vista, li mette con il cuore in pace anche in previsione del futuro. Onestamente, bisogna dirlo, i tedeschi hanno avuto dalla loro tutte le costellazioni allineate perché i bronzi sono arrivati come meteoriti impazzite, specialmente quello di Tasiadis che, dopo aver qualificato la barca agli europei di Ivrea per 0,35 centesimi su Raffaello Ivaldi, sale sul podio olimpico per 16 centesimi!

Bilancio più che positivo per la Repubblica Ceca, Slovenia e Australia che vincono rispettivamente nel kappa uno uomini, canadese monoposto maschile, canadese monoposto femminile. La Repubblica Ceca poi prende pure l’argento nel C1 uomini con un Lukas Rohan artefice di una grandissima finale che, nonostante un tocco, riesce a far tremare l’imperatore Benjamin Savsek.  
Bilancio positivo anche per la Spagna, diretta dal mio amico Guille Diez Canedo,  che, oltre all’argento di Maialen Chourraut, ha preso tutte le finali, impresa non riuscita a molte squadre.
La Slovacchia manca la tradizionale della medaglia nella canadese uomini, ma si salva con l’argento nel kayak maschile e piazza tutti gli atleti in finale.
Inglesi d’argento nella canadese monoposto donne e con tutti le finali conquistate andando molto vicino al bronzo nel C1 uomini.  

7 le nazioni che sono andate a podio sulle 34 presenti.

Una nota più che positiva e un bravissimo va a Viktoriia Us che a Tokyo prende due finali finendo settima nel C1 e ottava nel K1.  L’atleta dell’Ucraina, che si allena e gareggia seguita dal papà, è cresciuta molto e bisogna renderle merito  per la grandissima volontà nel portare avanti il suo sogno sportivo.

Occhio all’Onda!