Quattro chiacchiere con un grande campione e qualche riflessione sull'impianto di Parigi

 

Le gare di fine stagione hanno un sapore diverso perché   vengono affrontate con uno spirito che  guarda il futuro e non al presente. Anche per gli allenatori è interessante  osservare  questo cambiamento negli atleti, avendo  pure  il tempo per  conversare con loro. Poche sere fa, a  Londra,  dove eravamo per una gara ICF ranking, mi sono fermato a bere una birra e a parlare con Peter Kauzer e ne sono uscite cose decisamente importanti da condividere perché le ritengo interessanti quanto può essere una teoria e studi sull’ idrodinamicità dello scafo da slalom o ancora su gli angoli con cui la pala deve teoricamente entrare nell’acqua. Penso di non dover presentare o dire nulla su questo campione che alla soglia dei 40 anni è ancora tra i protagonisti del grande circo dello slalom mondiale. Siamo partiti da una osservazione sul modo di andare dei più giovani atleti, sia a livello internazionale che a livello di club  che sono portati ad affrontare  le porte, sia in risalita che in discesa,  senza nessun tipo di impostazione, cercando di tagliarle il più possibile imitando quello che è lo stile di Jiri Prskavec. La cosa potrebbe a primo avviso dimostrarsi pure interessante ed evolutiva, ma Kauzer mi faceva notare che Prskavec è arrivato a quel modo di pagaiare passando negli anni da una base tecnica ben definita e sicura, costruita grazie agli insegnamenti del papà-allenatore e da tante ore in acqua piatta. Mi ha confidato anche che preferisce guardare la demo - rum delle donne e dei C1 perché è da loro che si possono capire le linee migliori da seguire. Le donne perché essendo meno forti degli uomini devono, per forza di cose, scegliere strategie diverse che si addicano di più su una esaltazione della tecnica e i C1 perché avendo una pala sola è ovvio che devono sfruttare al massimo le caratteristiche dell’acqua. Errato sarebbe per la categoria in rosa cercare soluzioni chiamiamole maschili, anche se più di qualche donna si fa trascinare da questo impeto macho!  La fluidità, il contatto con l’acqua, la scelta di linee rotonde sono alla base del modo di ragionare del campione sloveno che, quando ha la possibilità, ritorna in fiume per rivivere e ricordare proprio queste sensazioni.  
Lui ha anche idee chiare su chi effettivamente ti può aiutare a sviluppare la tua progressione in canoa e diciamo che non ha troppa fiducia, per quello che riguarda l’aspetto mentale, nella figura dello psicologo, che, a detta sua, non ha l’esperienza per capire che cosa si prova quando sei al cancellato di partenza e devi affrontare le insidie dell’acqua mossa. Mentre ha un rapporto stretto con il papà allenatore, in lui Peter ricerca la stabilità, ricerca risposte nel risolvere eventuali dubbi su qualche passaggio e sa che quando serve lui c’è. Il loro dialogo non è invadente è discreto e solo all’occasione.  
Peter Kauzer, dopo Londra è venuto qui a Parigi per provare il canale olimpico in vista del  2024, ma purtroppo  è  rimasto molto deluso: «così si ammazza il wild water slalom» ha commentato dopo alcuni giorni di allenamento sul tracciato parigino. In effetti il canale, situato a Vaires sue Marne, più o meno ad un’ora del centro della capitale francese e a 39 chilometri  dal Villaggio  Olimpico, non  sembra essere all’altezza dell’evento a cinque cerchi. Il dislivello certo non è quello di Atene o Londra e la sua larghezza è molto ridimensionata rispetto ai due canali sopra citati. Nella  cittadella degli sport d’acqua, chiamata dai francesi      « Stade nautique Olympique d’Île-de-France » si faranno anche le gare per il  canottaggio, la canoa da velocità e,appunto, la canoa slalom. Ha una estensione di 4.400 metri quadrati, dove sono stati piantati 450 alberi e dove si praticano, oltre agli sport già citati, anche la vela e il windsurf e questo la dice lunga sulle condizioni meteo della zona! Si prevede una capacità di 12.000 posti per le gare di slalom e 24.000 per le gare in linea sul bacino di acqua ferma. E’ stato realizzato nel 2019 ad opera dello studio tedesco di architettura Auer+Weber+Assoziierte, già conosciuto per aver disegnato, tra le altre cose, l’aeroporto di Monaco.
Cos’è che principalmente non piace di questa struttura? Partiamo dal canale di riscaldamento da cui, per tornare  in partenza, bisogna  pagaiare  per  almeno 5/600 metri su un altro canale laterale prima di prendere il tapis roulant (se lo scriviamo alla francese) per  riportarsi  in partenza. Il parcheggio è decisamente distante dall’accesso al canale  e non si capisce bene dove sia effettivamente la reception.
L’accesso all’imbarco dal rimessaggio delle canoe costringe gli atleti a passare dalla terrazza del bar, cosa decisamente inusuale e poco pratica.
Venendo allo specifico tecnico sul canale si nota da subito che l’acqua non prende grandissime velocità in nessun punto e i buchi e i ritorni sono mediamente piccoli, così come le onde trasversali che non permettono di fare delle sponde decise.  Il canale è in pratica distribuito su una lunga curva verso destra, l’opposto di Sydney che però è decisamente molto più aperta come raggio. Questo facilita il ritorno in partenza perchè in pratica il canale finisce dove poi inizia il tapis-rouland. C’è poi la lunghezza che a mio modo di vedere è eccessiva tanto è che, nelle gare disputate lo scorso fine settimana, pur posizionando 25 porte, ci sono pezzi di 20/25 metri senza i paletti che in pratica interrompono l’azione costringendo gli atleti ad una sorta di trasferimento da zona a zona!
Non rimane molto tempo per apportare eventuali modifiche, vediamo come la risolveranno i cugini transalpini, ma soprattutto vedremo se effettivamente tenteranno di risolverla, visto che i parerei raccolti in loco non sembrano preoccuparli più di tanto, convinti come sempre di aver fatto un ottimo lavoro!

 Occhio all'onda! 

 


 

Heger riporta i conti in pari!

 


Era successo nel 2014 ai mondiali negli Stati Uniti a Deep Creek che un kappa uno puro umiliò tutti i ciunisti vincendo un titolo iridato in una categoria che fino a quel momento sembrava inaccessibile a chi invece pagaiava da  una vita seduto. Lui era ed è Fabien Lefevre colui che ha praticato lo slalom sotto ogni forma vincendo medaglie ovunque e con qualsiasi mezzo a disposizione: "The king of Slalomist" lo soprannominò William T Endicott nel libro a lui dedicato e a giusta ragione!
A La Seu d’Urgell nella finale di Coppa del Mondo 2022 a rimettere le cose in pari ci ha pensato il 22enne Voitech Heger che si è avvicinato alla canoa seguendo le orme della mamma. Lui è quello che si dice un C1 puro, inizia a pagaiare nelle file del KVS Hradec Králové con il fratello in C2 nel  2005, poi si trasferisce a Branys per andare alla fine a  vivere a Praga per allenarsi e studiare. E’ lui che nel 2019 ai mondiali di La Seu qualifica la barca per i Giochi Olimpici anche se poi nelle selezioni interne non riesce a qualificarsi e avrà la meglio Luka Rohan e per dirla tutta vincerà pure  l’argento a Tokyo 2020. Heger è  campione Europeo Junior nel 2017 individuale e a squadre, titolo, quest’ultimo, che conferma pure l’anno successivo. Da Under 23 vince il titolo continentale nel 2020. Nello stesso anno inizia pure a presentarsi al via nelle gare di Extreme e quinid in kappa uno, prendendo la semifinale in Coppa a Pau. La sua prima finale in questa specialità arriva quest’anno agli europei under a Ceske Budejovice dove finisce 4^. Finale ancora in Coppa a Pau, sempre 4^ nella gara vinta da Neveu su De Gennaro, mentre a La Seu d’Urgell arriva la prima vittoria che gli consente anche di vincere la classifica generale con 178 punti e con uno scarto di vantaggio di 18 punti su Vit Prindis. Curioso il fatto che il Ceco Heger ha partecipato a solo 3 gare di Coppa, ma la differenza è arrivata proprio in Spagna dove si duplicavano i punteggi. 

Possiamo dire che  Heger allora ha riportato i  conti in pareggiano tra C1 e K1:  uno  a uno  palla al centro e si riparte da zero!

 - 129 gli atleti che hanno preso al via ad almeno una prova di Coppa mentre sono state 89 nel settore femminile. Qui Fiserova, che ha partecipato a tutte e 5 le gare, perde la Coppa su Franklin per soli 2 punti. La britannica non era presente al via a Tacen quindi entra in classifica con 4 risultati utili su i possibili 5.

Nelle gare di Extreme quest’anno ne abbiamo visto delle belle sotto ogni punto di vista. E’ pur vero che si stanno sperimentando ancora tante cose, ma è anche vero che è stata creata una disciplina dal nulla senza fare quello che in gergo tecnico si chiamerebbe "business plan" per anticipare il futuro con una visione su: obiettivi, strategie, marketing, previsioni di sviluppo. Il progetto dovrebbe essere composto da due parti una descrittiva e una numerica per capire dove si vuole arrivare inserendo l’oggetto nel mercato. In questo caso nel circuito  Olimpico. Oggi c’è un prodotto che però non sappiamo esattamente cosa e come gestire da diversi punti di vista. Si è creato dal nulla, prendendo dalle gare già in essere d'alto corso e camuffando lo slalom tra i paletti.

Partiamo dall’aspetto tecnico che cosa dobbiamo andare ad allenare?

La partenze sembra che si farà esclusivamente con pedane mobili, quindi togliamo l’aspetto della reattività.
Poi c’è molta incertezza sul discorso del palo e di come verrà posizionato. Per il momento è sospeso in aria toccando l’acqua. Durante la stagione le porte sono state via via appesantite, aggiungendo acqua all’interno, per evitare che l’atleta nel suo passaggio possa spostarle e non se ne capisce il motivo. Questo sembra il  passo per arrivare a quello, secondo indiscrezioni, che il boarding ICF ha già deciso e cioè fissare le porte sul fondale… staremo a vedere!  In questo caso quanti canali e quante strutture potranno adattare il tracciato fissando i pali sul letto del fiume? Si cambieranno pure le pagaie, quindi per chi gareggia anche in slalom si dovrà adattare ad uno spessore maggiore oltre ad una serie di protezioni che verranno previste. In pratica ci allontaniamo sempre di più dallo slalom, mantenendo però le porte in risalita, cosa che io abolirei per evitare di fare una brutta copia dello stesso. 

L’edizione 2022 ha rappresentato la seconda annata di gare ufficiali in Coppa, mentre al mondiale di Extreme si parla già dal 2017.   Su sei gare (5 Coppe e 1 mondiale) nel settore maschile abbiamo sui 24 finalisti ben 17 nomi diversi di cui 12 sono andati a podio quindi con una percentuale di medaglia del 70.5%.  10  le nazioni con almeno una finale e Gran Bretagna e Francia possono contare su 3 atleti nelle finali. Percentuale di ricambio del 70%.
Joe Clarke ha 3 presenze poi seguono con due Hengest, Gonçalves, Delassus, Prindis. 11atleti  con una sola presenza in finale. Tra i primi 25 classificati ben 4 non hanno mai preso  una finale. Heger ha vinto la classifica finale partecipando solo a tre gare, prendono due finale e  conquistando un primo e un 4^ posto. Il bi-campione del mondo in carica, Joe Clarke, è l’atleta che ha preso più finali, tre dove si piazza sempre sul podio, ma finisce solo 7^ nella overall 2022. Totale atleti che hanno gareggiato in Coppa sono 129 e ai mondiali 102

Uno sguardo al settore femminile dove nelle finali abbiamo avuto 16 atlete sulle 24 che hanno partecipato alle finali in Coppa e Mondiali,  15 di loro sono salite  sul podio in almeno una gara. Quindi una percentuale dell’80% ad arrivare in finale e un 93.7% per andare a podio.  12 le nazioni delle 16 atleti in finale. Tre presenze per Tereza Fiserova, due per Franklin che ha anche un oro e un bronzo, sempre con due Eva Tercelj, Noemi Fox, Jessica Fox e Ana Satila. Totale atlete in Coppa 89 e 70 al via al mondiale di Augsburg.

Dal mondiali 2017, come dicevamo anno del primo mondiale di questa specialità, l’incremento dei partecipanti nel settore maschile è stato quasi del 54% mentre in quello femminile del 48%.

Occhio all’onda! 

Vittoria o sconfitta a due porte dalla fine!

 


Sono passato per colazione dal jamon serrano al bacon e dal pan tostado com tomate al baked beans con cash browns. Avete capito quindi… dalla Seu d’Urgell a Lee Valley dalla Spagna alla Gran Bretagna, dall’Europa all’Inghilterra e   dalla finale di Coppa del Mondo alla gara ICF Ranking in preparazione al mondiale 2023.  Prima però di parlare di tecnica e del canale inglese, dobbiamo soffermarci sull’ultima giornata di una Coppa del Mondo che ci ha regalato forti emozioni fino all’ultimo arrivato!

Iniziamo dal fatto più sensazionale ed unico di tutta la giornata e cioè quel passaggio dalla porta 23 alla porta 24, da una risalita ad una discesa, che a Jessica Fox è costata la  vittoria di tappa e vittoria di Coppa del Mondo assoluta. Come sia potuto succedere solo il buon Gesù ce lo potrebbe spiegare. La bionda volpe australiana, che dai genitori ha preso in eredità genetica talento e caparbietà, conduce la finale come solo lei sa fare. Prende margine fin dalle prime pagaiate, gira larga ovunque, senza però risparmiarsi. Arriva al ponte con quattro cambi di pala e due debordè. Infila le due risalite in maniera sublime e esce dalla seconda sicura impostando  una retro strategica per la successiva porta. Pennella la 16 sul palo di destra come solo un’artista della pagaia sa fare. Cambia lato di pagaiata prima di infilare la risalita 20 a esse ed esce con un debordè che ricorda quelli di Stanislao Jezec, il pagaiatore ceco che oggi è diventato presidente della sua federazione. Resta a pagaiare sul lato sinistro perché deve affrontare il salto finale ed infilarsi in retro dentro la 22. Qui ha un piccolo tentennamento, sembra perdere equilibrio,  ma rinsavisce subito e nell’ultima risalita entra bene. A questo punto tutti e dico e ripeto tutti, tecnici, atleti, pubblico, commentatori, piccoli fans, gelatai e droghieri, hanno la certezza che Jessica Fox non solo vinca, ma che stacchi le avversarie e che conquisti la sua sesta Coppa del Mondo in questa specialità.  E invece… succede quello che nessuno e ripeto ancora nessuno poteva solamente immaginare. Dalla 23 rimane in aggancio a destra, la pala ben piazzata in acqua e gli occhi azzurri, come papà Richard, stanno già guardando la linea del traguardo. Il pubblico applaude e urla. A 8 metri dalla 24 estrae la pala per dare un’ultima pagaiata, ma si accorge di essere troppo sul palo di destra, quindi toglie la pala dell’acqua, e la piazza dietro in coda per spostare la sua canoa a sinistra. Ecco la distrazione, ecco l’errore, ecco la mancata presa della pala sull’acqua, ecco che la sua palla non entra in profondità, ma guizza verso il cielo come un sasso piatto tirato sull’acqua: rimbalza e non ottiene nessun effetto sulla sua barca e, mentre la pala accarezza il cielo con gli spruzzi che ha creato, Jessica, o meglio Jess, come il mondo dello slalom la chiama, tenta di lanciarsi dentro la porta, ma l’effetto è devastante. Il boato della folla, beh forse chiamarla folla è eccessivo (mi sono fatto prendere la mano), accompagna l’atleta fino al traguardo dove appare inevitabile guardare il tabellone che riporta inesorabile  il salto di porta. C’è ancora una cosa che non vi ho detto ed è l’urlo straziante della mamma Miryan nel momento in cui la tanto amata pargoletta lasciava in un  istante i sogni di gloria, per tornare sulla terra tra noi umanoidi: siamo tra la vittoria e la sconfitta, sembra una poesia del  Carducci dove si parla di contrasto tra vita e morte (l’albero a cui tendevi la pargoletta mano …), ma per fortuna di cose ben più lievi parliamo e raccontiamo. Com’è a andata finire lo sappiamo tutti e la Coppa nella Canadese femminile se la porta a casa per la seconda volta consecutiva Tereza Fiserova. Un bravo, anzi un bravissima  alla ceca che arriva seconda in  Coppa pure  nell’Extreme e terza nel Kayak .

Nella canadese maschile siamo troppo di parte per parlarne… eravamo ad un passo da un grande risultato, ma, come tutte le gioie, bisogna avere la pazienza di crederci  fino al loro raggiungimento e la strada imboccata sembra essere quella giusta.

Il dramma in questa gara arriva però in semifinale quando il candidato numero uno  alla conquista della coppa, e cioè lo sloveno campione olimpico  Benjamin Savsek,  inciampa quasi nello stesso errore di Jessica Fox nella finale: salta la porta 25 ed è fuori dall’ultima battaglia per il Trofeo tanto ambito considerato il fatto che per lui questo traguardo rimane ancora un tabù.
Avrà la meglio il 22enne Nicolas Gestin che ha avuto pure l’ardire e  la sfrontatezza di presentarsi all’ultima gara con una canoa nuova. Il transalpino in Coppa ha mancato la finale solo a Tacen, finito 15esimo, poi due vittorie, un secondo posto e un quarto accumulando così 309 punti, ben 7 in più di Luka Bozic che ha vinto una gara, ha preso 2 secondi posti e un terzo rimanendo fuori dalla finale una sola volta a Cracovia. Terzo nella generale lo slovacco Matej Benus a 77 punti dal vincitore.

Anche le nuvole da queste parti sono diversa rispetto ad altrove. Si gonfiano velocemente e sembrano non avere confini. Arrivano con la velocità della luce scaricano la pioggia e spariscono inghiottite dall’orizzonte.

Tutt’altra storia l’Extreme Slalom, ne parleremo prossimamente.

Occhio all’onda!

 tutte le foto sono di @Carlo Alberto Cavedini che ringrazio per la collaborazione prestata in occasione di due gare di coppa e mondiali

Raffaello Ivaldi in finale dove ha chiuso all'8^ posto




 

Prskavec e Fox i vincitori della Coppa del Mondo 2022 nel Kayak maschile e femminile

 

                                                                  foto @carloalberto cavedini

Finalmente un  percorso con tutte le caratteristiche che ci vogliono per una gara di slalom: porte da fare utilizzando la corrente, risalite ad esse bilanciate, risalite con una logica precisa, discese sfasate e tempi di gara perfetti sia per il settore maschile che femminile. Mi sento di dire bravi ai tracciatori che per la finale di coppa del mondo hanno fatto un grande lavoro. Si chiude sulla retta via, speriamo ora di continuare su questa strada.
Che cosa ci sarà da ricordare di questa prima giornata di finali è presto detto, quindi in sintesi: la manche eccezionale di Giovanni De Gennaro in semifinale; le prime 7 porte di Jiri Prskavec in finale; la stratosferica gara di Ricarda Funk; l’esclusione dalla finale di Jessica Fox che nonostante questo si porta a casa la sua quarta Coppa del Mondo consecutiva nel kayak e raggiunge Elena Kaliska in questo record di Coppe vinte consecutivamente. La slovacca in totale è a quota 6, ma Jessica è sulla buona strada per prendersi presto anche questo record… è solo questione di tempo! E restando sul tema record non passa inosservato quello degli atleti della Repubblica Ceca nel kayak maschile che dal 2017 con Vit Prindis e Jiri Prskavec si alternano sul gradino più alto del podio nella classifica finale.

L’Extreme Slalom si dimostra ancora una volta una sorta di gioco dei dadi, dove la casualità la fa da padrona. Fuori dai team trial il bi-campione del mondo della specialità Joe Clarke, fuori il campione europeo Jan Rohrer, fuori  il vincitore e il bronzo della quarta prova di coppa del mondo rispettivamente Boris Neveu e Pedro Gonçalves, solo per citarne alcuni. Poi c’è il modo scandaloso in cui si applicano i regolamenti e c’è anche chi dovrebbe tutelare i propri atleti e non è là dove dovrebbe essere… scandaloso pure questo!
Corre voce poi che si sarebbe già deciso di piazzare le porte  in acqua anche dopo il fermo diniego e la contrarietà di tutti gli atleti e tecnici presenti alla riunione indetta dall’ICF proprio su questo tema. Si mormora che sul canale olimpico di Parigi il sistema è già collaudato e che viene messo in acqua per far allenare i transalpini. Pensare che in tutte le altre edizioni dei Giochi non era ammesso allenarsi per nessuno, neppure per i locali, mentre per Parigi 2024 tutto è ammesso considerando che è già in essere e funzionante tutto il centro dove si disputeranno le gare.

Occhio all’onda!

 

                                                                foto @carloalberto cavedini



 

Ancora una Coppa del Mondo nell'assoluto anonimato

 


Ciò che manca alla canoa slalom o meglio alla Coppa del Mondo è il contorno, mi spiego meglio. Oggi per le qualifiche sembrava di essere in  una normale  giornata di allenamento  dove tutte le squadre hanno pensato di fare tutte assieme una  "simulation race". Poi si tirano i conti e ne esce una classifica che potrebbe essere fatta anche senza gareggiare, tutti i pronostici sono stati rispettati. Mi viene da dire: come sempre! La differenza la fa il dettaglio, il particolare, che un tempo distingueva ogni luogo e ogni situazione. Io tra l’altro non capisco perché insisto a sottolineare questi aspetti, che, se vogliamo, col punto di vista tecnico hanno poco a che vedere. Insisto perché amo questo sport, insisto perché vedo quanto gli atleti dedicano al nostro sport e mi sento male quando arrivi ad una finale di Coppa del Mondo e l’interesse è pari a zero. Zero coinvolgimento, zero marketing, zero pubblico, zero vettovagliamento per gli atleti, zero gadget, zero di tutto zero! Neppure un espositore, un costruttore, un prodotto similare che potrebbe essere interessato al mondo della canoa. Lo stesso "main sponsor", che arreda l'intero canale con bandiere e tanto di arco gonfiabile, non mette a disposizone neppure uno dei suoi tanti prodotti. Che immagine regala agli atleti, allenatori, accompagnatori e pubblico se non c'è nulla di concreto che li rappresenti? Basta un banchetto e un frigo per far assaggaire i prodotti della montagna così cari e buoni di questa zona. 

Mi domando, ma voi che organizzate e che vi proponete,  che interesse avete se non spingete sulla promozione del territorio, che interesse avete se non pensate a che cosa bisogna offrire per un evento di tale portata ai vostri ospiti?
Ho sempre speso grandi parole per La Seu d’Urgell e per il canale olimpico, ma oggi mi sento deluso, avvilito e veramente spaesato perché probabilmente la gara podistica della domenica è organizzata meglio. Mi si dice forse perché si tratta di una qualifica? Bene allora perché insistiamo con questo format?

Dicevamo che in gara è andato tutto come previsto come l’eliminazione di Gabriel De Coster, il vincitore della gara di sette giorni fa, che qui in Spagna era chiamato ad una grande conferma che purtroppo per lui non c’è stata. Prskavec  vince in scioltezza sui due spagnoli  e cioè  Joan Crespo e Miguel Trave. Il primo dei due,  che ha compiuto a maggio 34 anni,  ha deciso che questa sarà la sua ultima gara. Si ritirerà domani un po sconsolato per non essere riuscito a qualificarsi per Tokyo 2020. Eppure il forte iberico ha tute le carte in regola per aspirare a rappresentare il suo paese ai Giochi a cinque cerchi, tanto più dopo le due medaglie di bronzo conquistate ai campionati del mondo. La prima in casa qui a La Seu nel 2019 e la seconda a Bratislava nel 2021. Vuole fermarsi per prepararsi all’esame di ammissione nei bomberos, un posto molto ambito dai canoisti spagnoli tanto è che molti ex slalomisti ormai sono in pianta stabile in questo ruolo che permette loro di lavorare sì, ma anche di avere molto tempo libero.  Nel kayak femminile la solita Jessica Fox in scioltezza su Funk e Franklin e con una Stefanie Horn che le tallona. All’esordio in Coppa la giovanissima Lucia Pistoni per i colori azzurri: difficile da capire la scelta di farla scendere in acqua tanto più su un canale decisamente anomalo e particolare come quello del Parco del Segre e con pochissimo tempo per provarlo.
Nella canadese monoposto lotta fin dalle qualifiche fra i due sloveni Bozic e Savsek, in guerra per la conquista della coppa. Ha la meglio il primo con Raffaello Ivaldi in terza posizione che ha mollato la presa a pochi metri dalla fotocellula quando, guardando il tempo, si era reso conto di avere la qualificazione in tasca.
Canadese femminile nella normale routine.

Occhio all’onda!

Kayak Cross ecco la parola magica!

 

Quando torno a La Seu è sempre un tuffo al cuore: ci ho passato quattro anni, dopo che avevo lasciato l’amata Patria, e qui ho avuto il piacere e l’onere di allenare una squadra spagnola che non era ancora riuscita a trovare la sua dimensione, cosa che ben presto accadde.  La bella cittadina catalana è accogliente per sua natura, mentre il  paesaggio che la circonda fa il resto. C'è poi  il monte Cadì, che mi ricorda il monte Baldo e che spesso e volentieri mi faceva sentire a casa. Poi ci sono le persone che ti riconoscono e ti abbracciano, dal cameriere, agli adetti al canale, ai vecchi atleti e a persone con cui magari hai condiviso comunque momenti piacevoli.

Siamo all’ultimo atto della Coppa del Mondo 2022, la quinta gara che chiuderà il circuito mondiale assegnando i tanto ambiti Trofei. Tanto per la cronaca, La Seu ospita la sua ventesima Coppa del Mondo di canoa slalom! Un primato che si sta contendendo gara dopo gara con Augsburg. Altro fatto di cronaca è quello che stiamo celebranbo il 30esimo anno dai Giochi Olimpici di Barcellona, data memorabile per il nostro sport.

Siamo arrivati da Pau e subito abbiamo avuto modo di confrontarci in un meeting, organizzato dalla ICF Canoe Slalom Committee, che ha messo a confronto tecnici e atleti per una analisi ancora a caldo di quanto sta succedendo nel circuito. Presenza massiccia con  2 atleti e un allenatore per ogni squadra, oltre ovviamente al presidente della commissione Jean Michel Prono, Alena Maskova, membro della commissione e il segretario Thomas Rosset, quest'ultimo è, fatalità, un francese, ex atleta dello slalom, con qualche partecipazione a gara di Coppa e ai campionati del mondo Junior e U23. Nessuno dei tre  Advisor di questa Commissione erano presenti, peccato perché in teoria, questo figure, recentemente inserite,  dovrebbero essere persone dalla consolidata esperienza che dovrebbero apportare il loro contributo all’interno del settore e la presenza mi sembrava doverosa nel momento in cui c’è un confronto, tanto più se si è effettivamente in loco! Trarre un bilancio di questo incontro è sicuramente difficile. Ci è stato chiesto che cosa  pensiamo del programma di gare in Coppa e molti si sono lamentati per i tempi troppo lunghi con un dispendio di energie pazzesco oltre che di mezzi e personale. Il mio suggerimento è stato quello di adottare la formula della Eca Junior Cup: venerdì gara una manche di qualifica passano i primi 15 e finale diretta. Si repplica poi al sabato con lo stesso format, mentre la domenica dedicata all’Extreme Slalom. Scusate... non si chiamerà più così a partire, credo, dal prossimo anno, perché sembra che la comunità della canoa estrema si sia lamentata, ed  alla Commissione CIO il nome extreme non piaceva. L’aggettivo estremo sembra troppo brutale  per uno sport che presto farà la sua prima apparizione ai Giochi Olimpici. Si chiamerà quindi Kayak Cross! La discussione è poi proseguita su quelle che dovrebbero essere le regole di questa disciplina e anche qui le opinioni son ben diverse. C’è chi dice che sarebbe meglio togliere le risalite, oppure aumentare i passaggi obbligatori, tante idee contrastanti e ben confuse. Mi sono permesso di fare un ulteriore intervento dicendo che bisognerebbe chiedersi che cosa vorremmo noi da questa disciplina, una visione precisa.  Com’è concepita oggi per me è una brutta copia dello slalom fatta con canoe orribili. L’osservazione è scivolata via a chi avrebbe dovuto, a mio modo di vedere, raccoglierla almeno per porsi qualche domanda.
Ci si è persi poi a parlare della possibilità di posizionare le porte fisse sul fondo dei canali o mantenerle sospese come sono oggi. E’ un po come parlare del sesso degli angeli, ma quello che preoccupa maggiormente è il fatto che qualcuno ci ha pure provato a piazzare i pali in acqua!
Unica certezza:  per mondiali e olimpiadi si utilizzerà una rampa elettronica che evita le false partenze. Se da un lato la cosa si può capire, dall’altro ci si deve pur rendere conto che i lati negativi sono molti:
1. togliamo l’aspetto della reattività agli atleti;
2. i costi per la realizzazione;
3. la limitazione ad allenarsi perché ovviamente non non tutte le nazioni hanno la possibilità di averla. La cosa è stata semplicemente liquidata dicendo che nulla vieta il fatto di essere acquistata. Logico è stato anche chiedere i costi relativi e dove fornirsi, la risposta c’è stata: non lo sappiamo perché non si produce attualmente!

Consoliamoci con il fatto che domani si torna a gareggiare sul canale olimpico su un tracciato veloce, saremo sugli 80 secondi per i migliori K1 uomini, molto classico tanto che in pratica è per il 70% il tracciato dello scorso anno. I disegnatori sono Irati Goikoetxea e Andrzej Wojs, c’è stata qualche critica sul fatto che per qualche Team il percorso è troppo facile, ma si dice pure che Goikoetxea e Wojs riserveranno delle sorprese per semifinale e finale!


Occhio all’onda!  

 

Ana Satila con il Presidente della RFPE



 

Chiusa anche la IV prova di Coppa del Mondo di Slalom

 


La quarta tappa di Coppa del Mondo si è conclusa con un Denis Chanut Gargaud ritrovato e con due sloveni, Bozic e Savsek, che continuano ad essere protagonisti nella canadese. Sia il primo che il secondo sono in corsa per portarsi a casa la coppa del mondo, distanziati di solo 5 punti ad una tappa dall’arrivo, con un Nicolas Gestin in terza posizione ad una decina di punti. Il grande finale a La Seu d’Urgell quindi, ancora una volta, sarà determinante per l’assegnazione delle Coppe 2022. Per i colori azzurri Raffaello Ivaldi, che dopo i mondiali ha rivisto l’assetto, ha dimostrato, soprattutto a se stesso, noi non ne avevamo bisogno, di avere tempi e potenzialità per stare in finale. Un tocco di troppo è costato caro all’atleta della Marina Militare, che ora aspetta la gara spagnola per consolidare la sua ottava posizione in Coppa.
Nel settore femminile della canadese Jessica Fox si permette di risalire una porta, quando aveva già la vittoria in mano con 8 secondi di vantaggio a poco meno di 30 secondi dall’arrivo. Di imprevisti però il nostro sport vive e  così esce dalla risalita 21 e punta diritta alla discesa 22 come se non ci fosse un domani, come se avesse dovuto recuperare secondi su avversarie inesistenti, come se volesse battere i colleghi maschietti. La corrente però non ha riguardo neppure per lei e la riccia  volpe, cresciuta  nella terra dei canguri dall’altra parte del modo, questa volta cade nel tranello di voler stare fuori dall’ordinario e si accorge, giusto in tempo,  che non sarebbe mai entrata in quel quartultimo passaggio obbligato,  quindi…  si rilancia dentro la morta di destra e risale all’impazzata per recuperare questa manovra azzardata. Divora le ultime due risalite e i 25 metri finali con voracità e riesce ancora una volta a conquistare il podio che vede in prima posizione la ceca Gabriela Satkova e in seconda posizione la giovanissima slovacca  Zuzana Pankova, campionessa del mondo junior in carica, che conquista il suo primo podio nella massima categoria.

L’Extreme Slalom chiude come sempre la manifestazione  e come è abitudine nessun pronostico è rispettato. Troviamo un De Gennaro secondo nella gara vinta da Boris Neveu e bronzo al brasiliano Pedro Gonçalves Da Silva. Quarto finisce Heger che oltre al C1 slalom si cimenta anche nel kayak extreme. Nel settore femminile Jessica Fox, Eva Tercelj con bronzo a Aida Novak. Quarta Ana Satila.

Caricate canoe, pagaie e attrezzature la carovana si trasferisce a La Seu. Lungo la strada, che attraversa ben due passi di montagna fino ad arrivare oltre i 2.000 metri, si incontrano pulmini e carrelli, auto con canoe, ferme in vari punti per qualche sosta culinaria per poi arrivare nel paesino catalano e immergersi subito nella  grande festa che per qualche giorno anima La Seu d’Urgell. Tapas e una fresca caña ci introducono subito in una nuova atmosfera!

Occhio all’onda!