Vincere non è sempre una questione di merito
Nel giorno delle gare hai due opzioni: o mangi tanto o non mangi affatto.
Io, di solito, scelgo la seconda, non per moda, ma perché la concentrazione, almeno per me, non ama essere disturbata. Durante le lunghe giornate di competizione vado avanti a merendine e barrette ai cereali: il minimo sindacale per non spegnersi. Ci sarebbero le bevande energetiche, certo. Ma questa mattina, leggendo il giornale come faccio sempre, mi sono imbattuto in un articolo scientifico che parlava di possibili effetti sul cuore. E allora meglio lasciar perdere e tornare alla scelta più banale: acqua. Anche perché il cuore, qui, è già abbastanza sotto pressione per conto suo, non ha bisogno di aiuti esterni!
La settimana si preannuncia rovente: oltre i 40 gradi, e non in un momento qualsiasi della giornata, ma proprio quando si assegnano le medaglie. Semifinali e finali nel cuore del caldo, il che significa una sola cosa: resistenza, più che prestazione.
Questa mattina, entrando nell’OVR, Richard Fox scherzava sul fatto che Zeno si fosse presentato in felpa. E aveva anche ragione. Perché fuori è un forno, ma dentro è inverno pieno. L’aria condizionata qui non è un dettaglio: è un altro sport, il vero rischio non è il caldo, ma il passaggio continuo da tropici al polo nord; ammalarsi è quasi più facile che sbagliare una porta.
Ad accoglierci al canale oggi c’era una sfilata di auto d’epoca. Una di quelle scene che sembrano costruite apposta per ricordarti dove sei. I proprietari lucidavano le carrozzerie come fossero oggetti da salotto. Per un attimo sembrava di essere tornati indietro di settant’anni, quando l’America dettava legge e la Ford faceva scuola. Qui i pick-up non sono solo mezzi: sono identità. Anni ’50 fuori, tecnologia moderna sotto. Valore? Tra i 60 e i 100 mila dollari… non proprio un giocattolo. E poi c’è la Route 66, che quest’anno compie 100 anni e la cosa non poteva passare inosservata. Eventi, celebrazioni, spettacolo. Perché quando si tratta di fare show, gli americani non badano a spese. Come non badano a spese sulla sicurezza: presenza ovunque, mezzi, uomini, organizzazione. “That’s America, Jack”.
Sto divagando, lo so. Dovrei parlare della cerimonia di apertura di ieri… ma a volte il silenzio è una forma di intelligenza. Stesso discorso per le premiazioni del Time Trial. Meglio andare oltre.
Restano però le decisioni arbitrali. Quelle sì che fanno rumore. La squalifica di chi aveva dominato la gara femminile per una questione di millimetri lascia inevitabilmente qualcosa in sospeso. E allora onore a Jessica Fox, che conquista il suo primo titolo mondiale nel Time Trial alla seconda edizione iridata e sale sul podio con gli stivaletti da cow-girl. Un’immagine perfetta per questo contesto. La precedente edizione, a Penrith, era stata vinta dalla svizzera Alena Marx. Fox, in Coppa del Mondo, non aveva mai vinto una prova contro il tempo: il miglior risultato resta il terzo posto a Pau nel 2025.
Tra gli uomini vince Joseph Clark. Un anno fa, sempre in Australia, era arrivato secondo dietro a Llorente, che oggi chiude terzo. In mezzo si inserisce Jakub Krejci, anche lui già sul podio nel 2025.
Due parole le merita anche il percorso per le qualifiche dello slalom, firmato da Irati Goikoetxea e Davide Monguzzi. Di loro ho già parlato molte volte non vado a ripetermi, gli attenti lettori li conoscono. Partenza lanciata con le prime quattro porte, poi subito un cost to cost per attaccare la risalita 5 dall’altro lato. Da lì una discesa angolata che porta dentro la 7 in risalita a sinistra. Nel canalone centrale una combinazione classica: tre discese e una risalita a destra, la 11. Poi il salto lungo sul secondo drop per riprendere la logica della 4/5, ma invertita. Il finale è coerente: far correre la barca e chiudere con due discese veloci, la 21 e la 22.
I dimostratori hanno fermato il cronometro intorno agli 88 secondi. Il che dice già tutto su che tipo di gara sarà.
Domani si entra nel vivo: kayak al mattino, squadre al pomeriggio, lì finisce il racconto e comincia la verità. Perché alla fine puoi parlare di caldo, di percorsi, di arbitri, ma quando sei dentro al canale, sei solo e quello che vali, prima o poi, viene fuori. Un in bocca al lupo a tutti i concorrenti che domani ci regalano ancora grandi emozioni
Occhio all'onda!
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