Quando cala il sipario: quello che resta (e quello che fa male)


Tutti i grandi eventi, e ancora di più un Campionato del Mondo,  lasciano un segno indelebile. Un segno che resta custodito nel cuore di chi li ha vissuti: allenatori, volontari, atleti, pubblico, organizzatori e anche chi dal proprio salotto ha seguito le gare. Quando cala il sipario, ognuno torna a casa con qualcosa in più. Un frammento di vita condivisa con amici, compagni, familiari e perfetti sconosciuti, oltre al fatto di essere stati testimoni vivi, attivi e concreti nella storia degli atleti.  Questa volta, in un’Oklahoma estiva, il timore era uno solo: il maltempo, un vento impietoso capace di condizionare ogni gara. Alla fine, però, tutto è andato per il meglio, forse anche grazie a un pizzico di fortuna… o a qualcosa di più.


Quello che mi porterò dentro, però, va oltre i risultati, saranno le lacrime, le parole non dette, le paure e anche le ingiustizie che qualche mio atleta ha dovuto subire. Ma più di tutto resta una domanda: com’è possibile che esistano persone così arroganti e presuntuose da non accettare un confronto sano e onesto? È questo che ferisce di più, perché è da lì che uno sport inizia a smarrire la propria strada, é  da lì che rischia di avvicinarsi al baratro.

E poi, per fortuna, ci sono loro: gli atleti, i sorrisi, le paure, le passioni, gli sguardi prima della partenza, quelli dopo l’arrivo, le pagaiate, i gesti tecnici, le emozioni pure, gli errori.

Sono loro a ricordarci perché siamo qui, sono loro i protagonisti numero uno e loro devono restare i veri ed unici protagonisti, anche se qualcuno cerca di rubargli la scena con l’ignoranza e l’arroganza! E allora sì: siamo fortunati. Fortunati a poter raccogliere tutto questo e condividere con loro le gioie, ma soprattuto i dolori e le sofferenze. Grazie ragazzi, per i regali che ci fate ogni giorno.


Chiudiamo con il Kayak Cross e con una  prova d’orgoglio di Vit Prindis che a 37 anni “rincorreva  già da tempo un bel sogno d’amore” (per dirla alla Jannacci) che è quello di una partecipazione olimpica, sempre negatagli  per il fatto che nascere e vivere in un paese come la Repubblica Ceca rende la cosa assai difficile. Che sia la volta buona questa? Per il momento prende punti importanti,  anche se la strada è ancora lunga e tortuosa.  Ai posteri l’ardua sentenza. Alle sue spalle Dimitri Marx che così completa la grande giornata della famiglia Marx dopo la splendida vittoria della sorella Alena tra le donne. Al terzo posto fra i maschietti il britannico Sam Leaver, decisamente soddisfatto della sua prova. Chi rimane deluso e a bocca asciutta è Joe Clarke che rincorreva invece il suo quinto titolo consecutivo, si consola con il titolo nella gara contro il tempo. La sua corsa finisce in semifinale per andare a vincere la finale "B". 

Noemi Fox è seconda e Miren Lazkano terza. La soddisfazione per loro è di essere premiate da Nadia Comǎneci che vive a Norman e cioè a 20 chilometri da Oklahoma City.  


La cerimonia di chiusura segna anche il passaggio della bandiera ICF alla prossima sede iridata: La Seu d’Urgell. A ritirarla è Javier Hernanz, ex olimpionico ad Atene 2004 e Rio 2016, oggi figura centrale del movimento spagnolo, nonché presidente della Reale Federazione Spagnaola della canoa e, secondo i rumors, possibile futuro candidato alla guida della federazione internazionale, che da domani cambierà il nome da International Canoe Federation in "Paddle World Wide". E visto che si parla di Spagna possiamo dire tranquillamente che questa nazione chiude il mondiale a testa alta: un oro individuale, un argento nel cross contro il tempo, un bronzo nelle Heats e finali in tutte le gare individuali. Seconda dietro solo all’immensa Repubblica Ceca con tre titoli mondiali individuali e due argenti. La mente e la  guida di questo gruppo  iberico è quella di Guillermo Díez Canedo: ex atleta, ex tecnico, oggi riferimento di una squadra compatta, solida, difficile da battere. Lui è bravo a gestire un nutrito gruppo di allenatori dando i giusti e importanti supporti a chi sul campo deve lavorare. 


Un mondiale finisce, ma quello che lascia… resta!


Occhio all'onda! 


P.S. é stato avvistato sul campo di gara nella giornata di domenica Jean Michel Prono... forse qualche rimpianto c'è vista la situazione attuale di assoluta anarchia tecnica!

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