Dalla Land Run alla Cross Run: la nuova frontiera si conquista sull’acqua





Non c’è nulla da fare: il giorno prima delle gare non sei più una persona normale, ma sei un concentrato illegale di adrenalina, caffeina e pensieri che corrono più veloci dell’acqua. Aspetti quel “3, 2, 1… go!” come si aspetta lo start di una finale olimpica. Solo che qui ci sei tu, la corrente… e zero alibi. È il giorno in cui si presenta il conto. Un anno intero messo lì, sul piatto: allenamenti, viaggi, fatica, incastri, rinunce. E sì, anche quella distanza da chi ami, che fa male… ma che alla fine diventa benzina e che ti dà l'energia per andare avanti anche se é lontana, ma che senti e che percepisci sempre al tuo fianco. 

La gara. Anzi no: le gare. Perché smettiamola con questa storia romantica dell’allenatore zen che osserva. L’allenatore non guarda: vive tutto moltiplicato per ogni atleta in acqua e in maniera  amplificatata. Senza via di fuga e nel mio caso? Quattro discese, quattro salti nel vuoto, otto risalite e mille battiti al minuto. Altro che spettatore: è un massacro emotivo.

Ragazzi, ve lo dico chiaro: se potessi salire in barca con voi, lo farei. Senza pensarci mezzo secondo. Ma tanto non serve. Perché ci sono già. Sono nelle vostre braccia quando spingete, nella testa quando decidete, nel cuore quando tremate un attimo prima di partire. E adesso basta pensare: buttatevi! Entrate in quel budello d’acqua come se fosse casa vostra. Prendete ogni onda e divoratela. Sbagliate? Amen. Riprendetevi tutto alla porta dopo, ma non tirate mai indietro la pagaia. Godetevela. Davvero, perché questo non è un allenamento, non è un test, non è un “vediamo come va”: questo è il momento! Sorridete mentre fate qualcosa che il 99% delle persone non avrà mai il coraggio nemmeno di immaginare. Perché voi siete giovani, sì,  ma soprattutto siete pericolosi,  siete energia pura, siete quelli che non chiedono permesso, siete quelli che entrano e si prendono tutto.


Si parte con il time trial del Kayak Cross. Caldo, sudore, tensione. Una città che fino a ieri respirava polvere e cavalli… e che oggi scopre cosa significa davvero correre sull’acqua. Qui, il 22 aprile 1889, si correva per la terra… “Land Run”: prendersi un pezzo di futuro e di prosperità.  Oggi, 20 luglio 2026, si corre per qualcosa di molto meno concreto… e molto più grande… la “Cross Run”: niente terra da conquistare, solo una linea d’acqua. La “Cross Run” questa volta non è per prendersi un pezzo di terra, ma è per conquistarsi un posto nella storia!  Perché alla fine non sarete ricordati solo per una medaglia, sarete ricordati per quel momento in cui avete scelto di provarci, sapendo che potevate perdere tutto… tranne il vostro coraggio.


Comunque vada voglio dirvi... grazie Ragazzi!


Occhio all'onda!  







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