Sperimentare sì, ma non ai Campionati del Mondo!


E’ mia abitudine arrivare presto sul campo di gara nei giorni della competizione, ma spesso e volentieri sono anche l’ultimo che lascia l’accampamento atleti alla sera dopo le gare. Ci sono sempre molte cose da fare una volta che i cronometri sono fermi e gli atleti rientrati negli alloggi per la cena. Ad esempio ieri sera, diversamente dal solito, non ho usato il mio tempo di tranquillità per mettere nero su bianco i pensieri che mi catturano durante il giorno, ma ho usato questo tempo per analizzare le prove cronometrate di Extreme che secondo me sono state decisamente sfalsate. E vi spiego pure il perché! Non si può fare un tracciato dove deliberatamente si affida tutto al caso come era per la risalita numero 3 dove l’acqua ha una escursione  di oltre 40 centimetri. Così puoi arrivare che ti trovi proiettato all’interno della stessa con la successiva spinta per uscire, oppure arrivi e ti trovi da affrontare l’Everest per salirci sopra e poi discenderne! No non si può affidare tutto veramente al caso dopo che agli atleti si chiede professionalità e dedizione assoluta. Non si possono commettere errori del genere da parte dei tracciatori! Rimangono fuori personaggi del calibro di Crespo, Ivaldi, Pasiut, Neveu, Leitner, mentrea farne le spese tra le donne c'è la stessa Lilik.  Atleti che normalmente viaggiano nella parte alta delle prove cronometrate di qualifica. Si sperimenta, ma non si può nemmeno giocare sulla pelle delle persone e non si sperimenta ad un campionato del mondo. Non c’è chiarezza sulle regole e sulle modalità dell’Extreme? Bene sperimentiamo sulle gare minori, ma qui ci si deve arrivare preparati.

Altro capitolo sono state le semifinali e finali della giornata di ieri che hanno  consacrato Ricarda Funk nell’olimpo delle più grandi atlete del kayak femminile slalom. Jessica Fox ci ha provato in tutti i modi a rubarle lo scettro, ma ha abdicato alla porta 21, quando cioè ha tentato di spingersi con la sua pala destra su  un muro troppo verticale e liscio per essere usato. C’è chi lo ha fatto, ma sfruttando più il fondo della parete. La tedesca Funk,  già campionessa olimpica e iridata in carica, è scesa in un budello d’acqua tra due ali di folla urlanti all’impazzire e  seguita, pagaiata dopo pagaiata, da 4 speaker che stanno animando alla grande questa manifestazione: competenti e preparati su tutti i partecipanti. A completare la festa Elena Lilik che prende un bronzo davanti alla sua gente a testimonianza del grande lavoro che il papà allenatore sta facendo con le ragazze teutoniche.
Se devo essere sincero la finale degli uomini è stata meno emozionate di quella in rosa, anche se finalmente Giovanni De Gennaro si toglie un sassolino dalla scarpa con un secondo posto che conferma il suo costante rendimento a livello internazionale. Bravo Vit Prindis che aggiunge al suo curriculum personale un titolo che ancora gli mancava e cioè quello di campione del mondo nel kayak maschile. Lì sul podio c’è sempre comunque Boris Neveu che a 36 anni prende ancora una medaglia iridata, qualificandosi nella finale con l’ultimo posto a disposizione. Una nota sullo sfortunato Peter Kauzer, che vince la semifinale con un gran tempo, ma che poi nell’atto conclusivo si schianta alla prima porta finendo con la testa sulla sponda di un Eiskanal che non perdona neppure i grandi campioni.

Note anche sul tabellino: 7.300 paganti, 1.000 accreditati, temperature intorno ai 21 gradi con  sole. Bella gene e tanta birra.

 

Occhio all'onda! 

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Bravo Ettore ,leggendo mi sembrava di vedere la gara!!!W

Anonimo ha detto...

Grazie mi fa piacere, unica cosa non so chi sei!!???

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