Presunti progetti e selezioni Junior
Fa strano leggere le dichiarazioni del direttore sportivo dello slalom della federazione italiana canoa kayak, in una news federale datata 13 maggio e cioè tre giorni dopo la fine delle gare di selezione, laddove dice, tra le altre cose,: ”sono positivamente sorpreso anche dal settore femminile che, ripartito praticamente da zero nel progetto federale, e con numeri nazionali molto ridotti, ha comunque portato alla luce talenti in divenire, che necessitano ora di esperienze internazionali per continuare a crescere” e a fronte di ciò constatare, dalle convocazioni, che alla prima gara di coppa a Tacen verrà portata Stefanie Horn, mentre a Praga gareggerà Chiara Sabatini. Della prima sappiamo praticamente tutto classe 1991, 35 anni fatti il 9 gennaio, neo mamma, ma che giovane talento non è più, anzi, oserei dire una certezza, che avrebbe bisogno di un occhio di riguardo per farla tornare in pista alla grande. La seconda di anni ne farà 33 il prossimo dicembre e, anche lei, non è di primo pelo; trasferitasi per amore in quel di Germania, le riconosciamo una grande passione per lo slalom, tanto è che si paga un tecnico personale per seguirla e certo non ha aderito a progetti federali per la sua crescita.
Visto poi che si parla di selezioni e si citano i giovani talenti, mi chiedo come si possano fare delle gare così importanti in un periodo così delicato per i giovani che, si sa, a maggio sono presi con gli ultimi impegni di scuola. Farli gareggiare poi su tracciati che dovrebbero essere specifici per definire gli atleti top da portare alla qualifica olimpica, mi sembra un azzardo. Si dice che anche altri team lo fanno? Si certo, ma con altri numeri di base! C’è poi un aspetto economico e mi chiedo: quanti soldi una famiglia deve sborsare per far fare praticamente tre settimane fuori di casa ai propri figli, per poter partecipare a gare in località dove ci sono problemi logistici notevoli e non c’è la certezza di portare a casa la prova? Conosciamo bene Tacen e le difficoltà che ci sono nel gestire un canale e le gare, quindi mandiamo i ragazzi in Slovenia con l’incertezza pure di poter effettuare la prova. Così facendo, mi confida un tecnico societario, stiamo dissanguando club e famiglie per delle selezioni Junior con un format che trovo poco sostenibile e, in parte, anche poco democratico. Viceversa si potrebbero organizzare, ad esempio, quattro giornate con prove diverse tra loro: un percorso molto tecnico, uno più didattico, delle rapid-race con passaggi obbligati, situazioni specifiche da valutare. In questo modo si riuscirebbe comunque a costruire un profilo completo degli atleti, forse anche più coerente con ciò che si sta cercando.
In sostanza la sensazione è che manchi un vero contatto con la realtà quotidiana dei club: con le loro difficoltà, i loro costi, i loro numeri e il lavoro enorme che stanno facendo. Il contesto italiano è particolare: abbiamo un livello tecnico alto, ma numeri molto ridotti. Se domani si stufassero cinque o sei tecnici cardine, il movimento rischierebbe di collassare.
Il fatto che il direttore sportivo affermi che i risultati degli junior siano stati “decisamente sopra le aspettative” apre però una domanda inevitabile: quelle selezioni erano state davvero pensate come un’occasione concreta per permettere ai giovani di conquistarsi un posto, oppure erano state impostate immaginando già che difficilmente qualcuno sarebbe riuscito a centrare i criteri?
Perché, se l’esito positivo di alcuni atleti viene descritto come qualcosa che va oltre le aspettative, allora il dubbio nasce spontaneo: perché far sostenere costi, viaggi e sacrifici a famiglie e club, con il rischio di illudere gli atleti, se poi la prospettiva reale sembrava essere quella di rimandare tutto alle prove di Valstagna?
Non è una questione di risultato, ma di fiducia. Se un percorso selettivo viene percepito più come una formalità che come una reale opportunità, il rapporto tra Federazione, club, tecnici, famiglie e atleti rischia di incrinarsi. Se davvero si vuole costruire un percorso serio per i giovani, deve esserci coerenza tra le aspettative dichiarate, le possibilità concrete offerte e i sacrifici richiesti. Questo è il vero pericolo che lo slalom sta vivendo se voi prestate attenzione ai nomi dei tecnici vi accorgerete che in maggior parte sono ex-atleti che mantengono le tradizioni di famiglia e si impegnano principalmente per passione e per amore per i propri figli. Può una federazione come quella italiana, che vanta 3 medaglie d’oro olimpiche, andare avanti con questa filosofia, magari facendo fare a convocati con ruoli logistici il tecnico? Qualcuno potrebbe dire: visti i risultati nulla da ridire, ma se poi si a va a fondo per capire da dove arrivano queste medaglie e relazionarle al movimento esistente e ai progetti proposti, beh… allora allora è doveroso farsi delle domande e chi di dovere dovrebbe pure intervenire!
Occhio all’onda!
P.S. da Praga ci arrivano i primi nomi ufficiali che conquistano il posto in squadra per la Repubblica Ceca ad una gara dal termine e sono: nel C1 uomini Vaclav Chaloupka e per la canadese femminile Teresa Knebelová - complimenti. Per seguire i risultati cliccare qui, mentre per vedere il video delle finali basterà un altro click qui: buona visione!
P.S.2 Dopo molte incertezze della vigilia le gare previste a Merano in questo fine settimana si sono dirottate a Marlengo sul fiume Adige. Prove valevoli anche come campionato italiano U23, complimenti ai vincitori e a tutti i partecipanti e per i risultati basterà cliccare qui
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