Bravo Raffy!
Lo storico scudetto dell’Hellas Verona nella stagione 1984-1985 fu conquistato con una giornata di anticipo. Il titolo arrivò matematicamente il 12 maggio 1985, grazie al pareggio 1-1 contro l’Atalanta a Bergamo. Con quel punto, il Verona diventò irraggiungibile per le inseguitrici quando mancava ancora un turno alla fine del campionato. Ecco la stessa emozione l’ho vissuta venerdì 8 maggio 2026 nell’ora in cui solitamente ci si siede a tavola per la cena, quando cioè in un budello d’acqua come quello di Tacen scendeva su manche unica Raffaello Ivaldi. Una discesa che riassumeva in poco più di un minuto e mezzo la sintesi di un anno passato in silenzio e che completava l’opera di una settimana precedente in quel di Ivrea.
È stato un anno passato ricco di emozioni, di lavoro, di ricerca, di studio, un anno che ti ha fatto perdere sette posizioni nel Ranking Internazionale grazie a chi non ha creduto, anche se avevi vinto le selezioni, in quello che stavi facendo per evolvere in ciò che ami e in ciò che vuoi esprimere. Eppure tu, nonostante tutto, hai saputo continuare per una strada che non era facile, hai investito tempo, denaro, dedizione e analisi per ricercare il miglior atleta e uomo che è in te. Non sei condisceso ad accettare metodi e sistemi basati sulla convinzione che lo slalom è fatto di circonferenza dei bicipiti e non di armonia ed eleganza. Andate a parlare con gli allenatori di Gestin, Castryck o Prskavec e scoprirete che i loro atleti passano le ore in canoa e non chiusi dentro a quattro mura a sollevare ghisa come si faceva un tempo. Si lavora su concetti diversi per il miglioramento della forza e su come si deve programmare corpo e mente per una gara di slalom.
C’è da ringraziare anche le persone che ti sono state vicino e che hanno veramente capito il tuo potenziale e con loro siete andati avanti a testa bassa con convinzione ma sempre con il sorriso. Raggiungere in quattro gare su quattro la percentuale richiesta non è impresa facile, neppure il campione olimpico ci è riuscito, visto che le gare di selezioni creano una pressione tale che possono mettere in difficoltà anche i migliori, anche i giovani talenti che ieri hanno sfiorato l’incubo che ti hanno fatto vivere le stesse persone che hanno contribuito a distruggere e a demotivare atleti come Jakob Weger e tuo fratello Zeno e a far desistere, dalla disperazione, tecnici come Matteo Appodia o che hanno escluso dallo staff chi ha competenze, titoli e passione, solo per il fatto che non la pensano nello stesso modo e che, con cognizione di causa, possono parlare. È richiesta la massima professionalità agli atleti, ma non a chi viceversa dovrebbe essere l’esempio per loro, tanto da permettersi di non essere presenti alle prove nelle date che loro stessi hanno scelto o a chi non accetta critiche, facendone tesoro, anzi salendo sul gradino più alto con arroganza per sentenziare e bacchettare giovani tecnici che hanno viceversa dimostrato di fare delle scelte professionali capaci di azzittire chiunque. Di fenomeni, profeti, folli e gne-gne anche il mondo della canoa è pieno, ma alla fine ciò che contano sono i risultati.
Occhio all'onda!
| il podio della gara ICF Ranking di Tacen del 9 maggio |
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