Satila e Trave due polivalenti che trionfano nella finale di Coppa


 Mi ero trattenuto ieri da ogni commento in relazione al percorso, ma non sarà certo una fatalità che in finale, nella canadese maschile, siano arrivati solo sinistri o canoisti che cambiano lato di pagaiata. Qualcuno potrebbe controbattermi che Trave è destro. A questa osservazione posso rispondere che lo spagnolo, campione del mondo, in effetti pagaia dalla parte che si usa per fare il segno della croce, ma che ormai da tempo ha adottato la tecnica di switchare quando si rende conto che insistere sul suo lato è dannoso, a discapito, però, di un certo orgoglio personale.  Giusto per dire… Jon Lugbill non avrebbe mai pagaiato a destra per nessuna ragione al mondo e, per restare ai giorni nostri, Michal Martikán si sarebbe probabilmente tagliato un braccio pur di non pagaiare sul lato opposto. È una questione di principio e religione!


Trave, però, è figlio di un’altra generazione e al ponte ha pensato bene di passare da destra a sinistra per affrontare al meglio la retro 15. Si direbbe, in inglese, un percorso "unfair". Perché, signori miei, oggi c’era troppa differenza tra chi pagaiava a destra e chi a sinistra. Mai, prima di oggi, avevo visto una disparità così evidente. Di fronte all’inconfutabilità dei fatti, ogni discussione perde significato. Speriamo solo che questo faccia riflettere gli alti vertici di Paddle Worldwide, per un futuro più attento e consapevole. Alla fine trionfa Miquel Trave, seguito da Žiga Lin Hočevar e, in terza posizione, Nicolas Gestin. I primi due cambiano lato di pagaiata il terzo è un sinistro puro.


Se nel post precedente non avevo detto nulla sul percorso, avevo però scritto che Ana Satila l’avevo ritrovata combattiva e determinata come un tempo. E così è stata nella finale della canadese femminile, dove ha saputo imporsi pur partendo con una penalità alla porta numero 2. La brasiliana, che ho l’onore di seguire, ha navigato sul canale della Seu con classe, in una finale segnata da tanti errori delle avversarie. Prima Jessica Fox, che al ponte si rovescia e perde gara e Coppa; poi la svizzera Marx, che salta la porta 10; quindi la spagnola Lazkano, che tocca due porte. Insomma, un percorso che non lasciava spazio a nulla: ogni minima sfaccettatura si pagava cara. Brava quindi Satila, anche con la mezza pagaia, che conquista la vittoria e il terzo risultato utile in vista della qualificazione olimpica. Una osservazione  tecnica: Satila vince la finale con un tempo che non le avrebbe permesso di entrare in finale e questo ci fa pensare molto perché alla fine l’oro l’ha messo al collo chi ha dimostrato di tenere alla distanza e che fisicamente e mentalmente è ben preparata. Mai prima di oggi avevamo chiesto così tanto agli atleti: tre manche in un giorno solo!  


In riferimento al tema olimpico, mi è stata rivolta una domanda sull’ultimo post:


«Per quanto riguarda le qualificazioni olimpiche sappiamo che ogni nazione ne può qualificare solo 1 per ogni specialità, ma chi si qualifica può fare kayak cross insieme al K1 e viceversa; ora però nel caso dell’Italia sarebbe fantastico e oggettivamente anche meritocratico portarli entrambi, secondo lei cosa conviene fare? Provare per De Gennaro a concentrarsi più sulla Cross? O c’è qualche altro stratagemma per portarli entrambi?»


Cosa rispondere ad Angelo? La questione non è di facile soluzione.


Posso dire che nelle precedenti Olimpiadi l’Australia, che voleva portare ai Giochi entrambe le sorelle Fox, aveva puntato tutto sulla qualificazione nel Kayak Cross, arrivando a far rinunciare fin dall’inizio a Noemie a un Mondiale di slalom. In buona sostanza, per portare due atleti ai Giochi nella stessa specialità, si dovrebbe prima di tutto decidere chi fa lo slalom e chi fa il cross. Nel caso dell’Italia, già decidere questo sarebbe un grande problema, perché stiamo parlando di due puristi dello slalom che fanno, per integrare, anche il cross. Mi verrebbe quindi difficile pensare a soluzioni capaci di soddisfare quanto richiesto dall’attento lettore. Ma una cosa è certa: la strategia olimpica, questa volta, andrà pensata molto prima di salire sull’aereo per Los Angeles.


Due fatti storici da evidenziare, accaduti in questi giorni di gare: 


-  per la prima volta, un papà e un figlio hanno vinto la Coppa del Mondo. È il caso dei Ferrazzi: Pierpaolo ha al suo attivo due Coppe, nel ’90 e nel ’92, e Xabi, per l’appunto, quella conquistata quest’anno. È già successo, invece, che un padre, una madre e una figlia abbiano vinto la Coppa del Mondo: è il caso della famiglia Fox.


- Il secondo fatto storico è che non era mai successo che due fratelli vincessero la Coppa del Mondo, tanto più nello stesso anno. Stiamo parlando di Eva Lina e Žiga Lin Hočevar: la prima nella canadese femminile e il secondo nella canadese maschile.

Due fratelli avevano già vinto la Coppa del Mondo, ma gareggiando sulla stessa barca e cioè in C2. Stiamo parlando di Peter e Pavol Hochschorner, con ben dieci Coppe al loro attivo.


La storia, insomma, continua a scriversi anche qui alla Seu. E qualche volta, oltre ai cronometri, vale la pena guardare anche quello che c’è dietro.


Domani Kayak Cross e poi diciamo fine alla Coppa del Mondo di Slalom 2026 e ci concentreremo sui Campionati Europei ad Ivrea fra due settimane 


Occhio all'onda! 



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