De Gennaro e Fox una commedia in due atti
I francesi hanno decisamente vinto, anche se sul gradino più alto del podio non ha suonato la marsigliese! A volte basta poco, anche se quel poco va studiato, preparato con pazienza e proiettato in una visione per il futuro. L’immagine di uno stadio pieno e festante non ha paragone con nulla. Se poi quel pubblico è costituito dal nostro futuro, allora la cosa diventa sublime. Viva la Francia e il suo saper approfittare di un evento così per promuovere la canoa, coinvolgere i giovani e motivarli. Noi tutti dovremmo trarne esempio ed imparare da questa giornata.
Ma veniamo alla gara. O meglio, alla magica rappresentazione messa in scena da un Giovanni De Gennaro freddo e calcolatore come pochi altri al mondo. Il bresciano, dopo aver vinto senza colpo ferire la prova di qualifica, si presenta ai blocchi di partenza all’imbrunire, in una giornata ancora estiva. Le prime luci della sera iniziano a calare e il giovane pubblico è in fermento: davanti a tutti ci sono due transalpini, al primo e al secondo posto. Giovanni parte e gli servono quindici pagaiate per arrivare alla prima risalita. La sedicesima è una spinta sul muro che lo proietta fuori dalla 3 e lo accompagna verso la 4, dove arriva controllando con la pala in acqua per tutto il tragitto, da sinistra a destra. Esce di potenza dalla seconda risalita. Altre diciassette pagaiate e si infila nella 6 in risalita. Ed è da qui che comincia la trasformazione. Il carabiniere pagaiatore passa da pacifico guerriero a Giovanni dalle Bande Nere, il condottiero del Rinascimento famoso per le sue imprese, per il coraggio e per quella capacità di stare sempre un passo davanti al nemico. Il traghetto sull’enorme buco che occupa quasi tutto il canale è da manuale: prima ci sale sopra, poi si lascia trasportare e quando capisce che è arrivato il momento giusto, si lancia sulla schiuma bianca per pennellare la 7. Non sembra più una gara. Sembra danzare dentro la corrente, sembra l’acqua stessa da tanto che è coinvolto nella sua azione. Alla risalita 9 si spinge sul muro come se non ci fosse un domani. Nella 10 arriva già in rotazione, pronto a scappare via. E lo fa ancora a fotocopia alla combinazione 17-18 altra spinta sulla parete e un’altra rotazione di 360 gradi sulla 18. Una rotazione talmente precisa da permettergli di giocare soltanto con i fianchi lasciando la pagaia quasi sospesa nell’aria, come se un funambolo potesse usarla per camminare sul filo. Poi arriva l’ultima risalita e all’uscita è bravissimo a salire sull’onda e, quando ha punta e coda completamente scariche, ruota la canoa con un colpo di destro. La barca sembra lievitare: leggera come una libellula in mezzo a un tormentone di gorghi, onde e riccioli. È l’ultimo colpo, e da lì gli servono ancora dieci pagaiate. Dieci, quelle che lo separano dall’olimpo dei grandi interpreti dei pali appesi al cielo.
La Marsigliese sarà per un altro giorno, oggi, invece, l’Inno di Mameli lo ha cantato Giovanni e a squarciagola, con due guardaspalle al suo fianco che non hanno potuto far altro che riconoscere il valore di un’impresa memorabile, non soltanto per il risultato, ma per la classe, per la freddezza, per la finezza estetica. E forse è proprio questo che distingue un campione da un vincitore: un vincitore arriva primo, un campione, qualche volta, riesce persino a trasformare una gara in una rappresentazione d’arte!
Dimenticate Beckett e il suo “Aspettando Godot” e, considerando il fatto che le commedie vanno in scena in due atti, aspettatevi Jessica che, se pur ha conquistato la finale con tanti, tantissimi dubbi, arriverà alla faccia dello stesso Godot!
Lei, come Giovanni parte per ultima, e la luce è ancora più tenue per un tramonto che colora di rosa l’acqua e i volti della gente assiepata sulle rive. Noi allenatori siamo tutti schierati sotto il mega schermo ed emozionati ed eccitati assisitamo alle finali. La discesa della "Volpe" è un compendio di tecnica e stile, ha una sola sbavatura quel tocco con il braccio alto destro in uscita dalla risalita 3. Tutto il resto risulta essere in perfetta sintonia con l’acqua che al suo passaggio si appiattisce e fluisce solo verso il mare… Tra la qualifica e la finale si migliora di 3 secondi e 13 centesimi, una eternità a testimonianza che per vincere non bisogna risparmiarsi su nulla.
Non me ne vogliano tutti gli altri atleti, ma oggi la scena l’hanno conquistata in battaglia De Gennaro e Fox tutto il resto è contorno comunque uno splendido contorno che ci entusiasma e ci fa stare bene.
Occhio all'onda!
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