Good Job Raffy!


Vincere nel tempio della canoa e sapere che qui la storia l’hanno scritta personaggi come Reinhard Eiben, Jon Lugbill, David Hearn, Michal Martikan, Tony Estanguet e lo stesso Sideris Tasiadis, oggi ancora protagonista in gara, ti fa sentire bene e tutti gli sforzi per tornare sul quel podio si smaterializzano nell’abbracciare il “Bro” che per un attimo ha lasciato la sua postazione per correre da te.  Ottimo lavoro Raffy in una giornata di sole dopo tanta pioggia, freddo e vento  hai rivisto la luce dopo il tempo passato a ricostruire, pagaiata su pagaiata, il tuo sogno. Tecnicamente mi verrebbe da dire che la discesa ha sfiorato la perfezione, specialmente nella parte alta del tracciato. L’uscita dalla risalita tre per me ĆØ stata una vera e propria opera d’arte: arrivi dalla retro ti lanci sulla parete tenendo un occhio sul palino e l’altro sul muro. Quando stai per atterrare da quel lungo volo piazzi la pala sul muro e spingi come se non ci fosse un domani. La manovra successiva ĆØ un debordĆØ con una rotazione da paura che ti fa arrivare fino al massone centrale come un proiettile. Prepari a dovere la quattro in risalita e la pennelli mettendo la pagaia in acqua un attimo prima di entrare in morta giusto per agganciarti all’acqua ferma e subito dopo sfili la pala sotto il palino interno per avere un punto di rotazione, tanto che la canoa ruota attorno ad esso con una velocitĆ  devastante. Ecco questa per me ĆØ l'essenza dello slalom che si trasforma in un gesto sublime. Ci vogliono 18 pagaiate di cui una in debordĆØ per preparare l’entrata alla risalita 6 che diventa la fotocopia esatta della precedente. Le due porte successive, 7 e 8, le affronti con sicurezza e con la canoa piatta per preparare la risalita 9 da cui esci ancora con il colpo incrociato che toglierai solo a metĆ  “Balena”. Un brivido quando esci dalla 11 in retro, ci giri attorno ad una distanza infinitesimale, lo sai, ĆØ per questo che non molli lo sguardo dal palino interno alla rotazione. La 13 in risalita non ĆØ facile da fare in debordĆØ, ma a questo punto si capisce che pagaiare dalla parte opposta non ti crea nessun problema, anzi ormai ĆØ nel tuo DNA. Arriva la parte più balorda, non direi difficile, una serie di porte da affrontare in velocitĆ  senza farsi prendere dalla paura di sbagliare e cosƬ fai. Alla “lavatrice” lasci correre la canoa che centrifuga alla velocitĆ  della luce proiettandoti sulla 19 e lƬ c’ĆØ un buco insidioso ad aspettarti. ƈ sempre stato lƬ e mi ricordo che anche ai miei tempi ci dava del filo da torcere, considerando che ĆØ praticamente in zona arrivo, quando cioĆØ ti trovi a racimolare le ultime forze che ti rimangono prima di bloccare con il tuo passaggio il flusso che va da una parte all’altra del canale e che chiamano fotocellule. Una discesa direi solida, che hai saputo gestire al meglio, ma ciò che mi risulta interessante ĆØ stata la capacitĆ  di migliorarti dalla qualifica di tre secondi e questo testimonia una grande maturitĆ  agonistica. Le grandi rotazioni nei debordĆØ, la perfetta dissociazione  corpo-gambe e l’equilibro sulla barca, dovuto ad una posizione postulare ottima, ti hanno  permesso di esprimere oggi tutto il tuo potenziale. 

Il resto sono urli di gioia, abbracci, interviste e anche attesa che scenda l’idolo di casa che però si deve accontentare di un comunque onorevole quarto posto. Oggi su questo canale e per l’eternitĆ  si ĆØ aggiunto un nome nella storia del nostro amato sport nel tempio della canoa dove tutto nacque e i sogni prendono forma!


Occhio all'onda!






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