K1 UOMINI: I NUMERI, I PROTAGONISTI E QUEL DUELLO CHE HA DECISO LA COPPA DEL MONDO
Proseguendo nell’analisi della stagione internazionale appena conclusa, ci concentriamo sul kayak maschile. Tra Coppa del Mondo e Mondiali troviamo 28 atleti che hanno conquistato almeno una finale. Se aggiungessimo anche i Campionati Europei, il numero salirebbe di altre quattro unitĆ .
In Coppa del Mondo sono andati a punti complessivamente 117 atleti: soltanto il 23,9% di loro ha raggiunto almeno una finale. Tra i 28 finalisti, 18 sono saliti almeno una volta sul podio, pari al 64,3%. Sono 15 le nazioni che hanno portato almeno un atleta in finale, ma soltanto cinque sono riuscite a conquistare medaglie.
Anche i tempi ci raccontano qualcosa di interessante: la media delle discese dei vincitori si ĆØ attestata attorno agli 85 secondi, salendo a 87 per i secondi classificati e a 88 per i terzi.
I dominatori di questa categoria sono stati senz’altro Xabi Ferrazzi e Jakub Krejci, con Giovanni De Gennaro nel ruolo di terzo incomodo.
Ferrazzi si porta a casa la Coppa del Mondo dopo una stagione che lo ha visto disputare cinque finali: una vittoria a Tacen, due terzi posti a Praga e Augsburg, un undicesimo posto a Parigi e un secondo posto nella gara conclusiva di La Seu d’Urgell. Il ceco, dal canto suo, ha conquistato due vittorie in Coppa, a Praga e Augsburg, un terzo posto a Tacen e un quarto a La Seu, dove ĆØ rimasto fuori dal podio per appena 67 centesimi. FinirĆ terzo nella over all dietro a Ferrazzi e De Gennaro, distaccato dal primo di 38 punti e di 18 dal secondo.
Il capolavoro di Krejci ĆØ arrivato però nelle rassegne iridata e continentale, con due finali da manuale che gli hanno consegnato il titolo mondiale e quello europeo. A Oklahoma City la vittoria ĆØ stata risicatissima: appena 69 centesimi lo hanno separato dal polacco Pasiut. A Ivrea, invece, il margine su Ferrazzi ĆØ stato di 1”97. L’azzurro aveva messo in acqua, appena due minuti prima, una discesa che sembrava imbattibile. Ma il ceco ĆØ riuscito a fare ancora meglio.
Torniamo alle gare di Coppa del Mondo e, più precisamente, alla finale di La Seu d’Urgell, dove Ferrazzi e De Gennaro sono arrivati a giocarsi la vittoria della classifica generale. Una sfida rimasta aperta fino alle ultime pagaiate, con una posta in palio altissima e almeno altri due atleti ancora matematicamente in corsa: Krejci e Castryck.
Quest’ultimo si presentava in Spagna con il dente avvelenato. Ai Mondiali aveva mancato l’obiettivo e anche la sua stagione di Coppa era partita in salita: soltanto 26° a Tacen, poi sesto a Praga e ultimo nella finale di Augsburg, con ben 102 penalitĆ . Per il francese il momento negativo era proseguito fino ai Mondiali statunitensi, chiusi al 30° posto. Poi, la rinascita in casa, a Vaires-sur-Marne, con un secondo posto alle spalle di un De Gennaro strepitoso. Infine, la vittoria a La Seu d’Urgell, davanti a Ferrazzi e allo stesso De Gennaro.
Di segno opposto il percorso di Krejci, che dopo il titolo mondiale ha accusato una flessione, culminata con l’ultimo posto nella finale francese, dove ha accumulato 200 penalitĆ . Il neo campione del mondo, prima, incassa un 50 alla porta sette, dove riesce comunque a dare spettacolo; poi, sull’ultima risalita, mentre cerca di impostare il passaggio sulla porta 20, perde l’equilibrio e finisce con la testa sott’acqua.
Poca cosa per un fenomeno come lui, che assorbe il colpo con stile e, appena sette giorni dopo, torna competitivo anche in Spagna, dove chiude al quarto posto.
Se dovessi scegliere il momento più top dell’intera stagione, non avrei dubbi: la finale di Coppa del Mondo in Spagna e il duello tra Ferrazzi e De Gennaro. PerchĆ© in palio non c’era soltanto la vittoria di tappa. In poco meno di 90 secondi si giocava un’intera stagione, con due atleti pronti a contendersi un trofeo prestigioso che, per entrambi, rappresentava un obiettivo importante. Fino a quel momento, nessuno dei due era mai riuscito ad alzare al cielo la Coppa del Mondo. Ferrazzi, per ovvi motivi anagrafici, aveva ancora tutta una carriera davanti: l’anno precedente aveva chiuso al sesto posto. De Gennaro, invece, inseguiva un traguardo che in passato aveva giĆ sfiorato, senza mai riuscire a raggiungerlo: secondo nel 2023 e nel 2024, terzo nel 2021. Entrambi sapevano che, per vincere la classifica generale, dovevano necessariamente restare davanti all’avversario. In semifinale Ferrazzi aveva fatto segnare 86”79, mentre De Gennaro aveva fermato il cronometro a 85”95. Risultato: sesto l’uno, terzo l’altro, ma la finale ĆØ un’altra storia: qui non ci sono se e non ci sono ma, bisogna mettere in acqua tutto quello che si ha. Per il ventunenne figlio d’arte c’erano anche due traguardi storici da inseguire. Il primo era vincere la Coppa del Mondo a 34 anni di distanza dal successo del padre Pierpaolo, che aveva alzato al cielo lo stesso trofeo nel 1992, l’anno in cui si era laureato campione olimpico. Il secondo era diventare il primo figlio, nella storia del kayak maschile, a eguagliare un’impresa paterna di questo tipo. In campo femminile, un precedente illustre esisteva giĆ : quello di Jessica Fox.
Il giovane pagaiatore della Valsugana si migliora in finale di ben 3”97 e si porta in testa alla classifica provvisoria. Ci rimane fino all’arrivo di Titouan Castryck, che fa meglio di lui di 99 centesimi, ma poco importa! A quel punto, l’attenzione ĆØ tutta rivolta all’ultimo protagonista: il bresciano di Roncadelle, Giovanni De Gennaro. SarĆ la sua discesa a stabilire chi si aggiudicherĆ la Coppa del Mondo 2026 nel kayak maschile. Due italiani, due interpretazioni, un solo vincitore. Mettere in parallelo le due discese permette di cogliere alcuni dettagli interessanti.
Il giovane Ferrazzi sembra finalmente lasciare da parte quell’irruenza che lo aveva contraddistinto fino a quel momento. L’avvio ĆØ controllato, almeno fino alla porta otto. I due italiani viaggiano praticamente allo stesso ritmo: 28”86 per Ferrazzi, 28”85 per De Gennaro.
Poi arriva un tratto di acqua lenta e, alla convergenza con il canale di destra, il percorso si stringe. Una conformazione che sembra avvantaggiare il peso leggero di Ferrazzi, capace di sfruttare la situazione per guadagnare quasi un secondo su De Gennaro nell’arco di appena cinque porte. Nella sezione successiva, più tecnica, emerge invece la classe di chi ha navigato a lungo sui canali di tutto il mondo. Il trentaquattrenne De Gennaro recupera 63 centesimi, dimostrando ancora una volta la propria capacitĆ di leggere l’acqua e trovare soluzioni efficaci anche quando la gara sembra prendere un’altra direzione. Ma sarĆ l’ultima risalita a decidere il destino della Coppa. Xabi spinge con decisione sulla rotazione, aggancia la corrente con la punta della canoa in uscita ed ĆØ rapidissimo nell’affrontare l’ultimo treno di onde. Giovanni sceglie una traiettoria più rotonda, ma la punta della sua imbarcazione non riesce ad agganciare la forte corrente in uscita dal salto. Rimane cosƬ leggermente piantato nelle fasi successive, perdendo quel qualcosa che, a questi livelli, può fare tutta la differenza del mondo. I tempi sul tabellone elettronico sono eloquenti. Non c’ĆØ più nulla da fare. Il destino ha fatto il suo corso e la storia ha scritto un’altra pagina importante dello sport delle porte appese al cielo.
Una carriera intera senza mai salire sul podio mondiale, poi, a 35 anni, la svolta. Non una favola a lieto fine, ma la dimostrazione che nello sport il tempo non concede a tutti le stesse opportunitĆ e che la perseveranza, qualche volta, sa aspettare più a lungo del talento. Ć il caso del polacco MichaÅ Pasiut, nato a Nowy SÄ cz nel 1991, che fino a quest’anno aveva conquistato medaglie iridate e continentali soltanto nelle gare a squadre e aveva ottenuto un solo podio in Coppa del Mondo, a Bratislava nel 2019. Nel 2026 la musica cambia, grazie alle quattro finali conquistate in sei gare. Ma quello che più conta ĆØ il secondo posto ai Mondiali di Oklahoma City, dove si ĆØ fermato ad appena 69 centesimi dal successo. L’argento gli regala comunque una grande impresa e si aggiunge al secondo posto ottenuto in Coppa a Tacen, all’esordio stagionale.
Da menzionare anche il giovane Martin Cornu, classe 2006, che prima conquista un posto nella squadra francese assoluta, cosa tutt’altro che facile, e poi, in Coppa, raggiunge quattro finali e conquista una medaglia: il bronzo a Vaires-sur-Marne. Il giovane transalpino, che pagaia anche in ginocchio, ha uno stile molto fluido e dinamico. Ć impressionante la capacitĆ con cui riesce a far scorrere il proprio scafo sull’acqua. Un atleta da seguire con attenzione, perchĆ© la naturalezza con cui affronta i passaggi lascia intravedere margini di crescita importanti.
La maglia nera, come si usava un tempo al Giro d’Italia, spetta quest’anno a un Anatole Delassus decisamente sottotono. Nel 2026 il francese ha centrato una sola finale. E pensare che l’anno precedente era arrivato secondo, mentre nel 2024 aveva conquistato la Coppa del Mondo grazie a una stagione impressionante.
Una sola finale tra Coppa del Mondo e Mondiali anche per JiÅĆ Prskavec, che sembra aver perso lo smalto di un tempo. Il trentatreenne praghese, qualificato di diritto ai Campionati Europei grazie al titolo continentale conquistato l’anno precedente, lo abbiamo visto reattivo e determinato soprattutto a Ivrea, dove ha chiuso al quarto posto per un tocco alla porta 18, con un tempo che gli avrebbe regalato l’argento. Viene spontaneo chiedersi se il forte atleta ceco abbia ancora stimoli sufficientemente forti per continuare una carriera sportiva che lo ha portato a vincere praticamente tutto. Forse i sei mesi trascorsi in Australia dopo i Mondiali del 2025 non gli sono stati congeniali: troppo tempo ad allenarsi da solo e troppo tempo lontano da quella routine che lo vedeva lavorare quotidianamente con alcuni dei migliori slalomisti al mondo. Sono soltanto ipotesi, naturalmente, ma il rendimento di questa stagione apre interrogativi interessanti sul futuro di uno dei grandi protagonisti della specialitĆ .
Sottotono anche la stagione di VĆt PÅindiÅ”, che aveva faticato non poco nelle selezioni ceche per conquistare l’unico posto disponibile nel kayak maschile. Il campione del mondo del 2022 ad Augsburg era partito bene ai Mondiali statunitensi, facendo registrare il miglior tempo in qualifica, prima che una penalitĆ lo relegasse al quinto posto. Poi, in semifinale, si ĆØ messo a giocare nel buco che collegava la discesa della porta 4, affrontata in retro, alla risalita della porta 5. Il trentacinquenne, che da quest’anno si ĆØ trasferito a vivere su un’isola nell’Oceano Indiano e che si allenerĆ saltuariamente sul canale della RĆ©union esclusivamente in funzione del kayak cross, sembra aver messo la parola fine alla propria avventura tra i paletti stretti.
Una scelta che, se confermata, segnerebbe una svolta importante nella carriera di un atleta che nel kayak cross ĆØ sicuramente tra i più forti al mondo. A confermarlo c’ĆØ il titolo iridato conquistato nella specialitĆ quest’anno, nella prova testa a testa.
Il kayak maschile ci consegna cosƬ una stagione di contrasti: giovani che si affacciano alla ribalta internazionale, campioni che raggiungono la consacrazione dopo anni di attesa e protagonisti che sembrano aver bisogno di ritrovare motivazioni e stimoli.
Occhio all'onda!

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