Le prime volte non si scordano mai!


 

Oggi è stata la giornata delle prime volte: per Vaclav Chaloupka e per Marta Bertoncelli. Il primo vince la gara nel C1 uomini e la seconda arriva terza nella canadese femminile, li accomuna il fatto che per entrambi è la prima medaglia conquista in Coppa del Mondo nella loro comunque già brillante carriera sportiva. A rimanere fuori dalla lotta per le medaglie è addirittura tutto il podio iridato di Oklahoma City: Knebelova, Doria e Zwolinska. La campionessa del mondo, tra la 13 e la 14, si salva con un mezzo eskimo e sembra riuscire a rimettersi in rotta. Poi arriva alla risalita numero 20 e si blocca in entrata nel buco. Una volta liberata, non centra la porta ed è costretta a fare un giro di 360 gradi per riuscire a passarci dentro. Evidentemente, non ancora soddisfatta, si mette a giocare con il buco anche in uscita, che le mangia secondi preziosi. Troppi per permetterle di passare il turno. La vicecampionessa del mondo è invece la prima delle escluse, per appena sei centesimi. Il girotondo fatto alla porta 15 le è costato carissimo. Il bronzo di Oklahoma City, nonché oro ai Mondiali 2025 di Penrith, riesce invece a farla ancora più grossa: salta la porta numero 10. Apro una parentesi, ma conto di chiuderla quanto prima. Qualcuno è in grado di spiegarmi quale differenza ci sia tra il passaggio alla porta numero 10 di Zwolinska e quello di Jessica Fox?  alla prima è stato assegnato un 50 e alla seconda una penalità! 

Del podio iridato maschile si salva soltanto Trave, visto che Burgess riesce a toccare l’inverosimile e il giovane Kratochvil, semplicemente, non è proprio in giornata. 

Per le finali c’è il pubblico delle grandi occasioni, animato da due speaker d’eccezione e da un DJ bravo a dare l’energia giusta per tenere accesi gli animi degli oltre 5.000 alunni delle scuole del dipartimento dell’Île-de-France, un colpo d’occhio notevole  e anche questo, in fondo, fa parte dello spettacolo.

Le donne aprono le danze e ci fanno capire fin dalle prime battute una cosa molto semplice: chi riuscirà a mantenere lucidità per tutta la discesa avrà buone possibilità di salire sul podio.

La prima a centrare questa idea è proprio la ferrarese Marta Bertoncelli, artefice di una manche lineare, costruita con sette cambi di pala e alcuni debordè utilizzati per mantenere la canoa in linea. La scelta di affrontare poi la 10 e la 18 sulla risalita, utilizzando il palo esterno, si è dimostrata sicura e vincente. Brava quindi la carabiniera con la pagaia, che nella seconda parte di stagione è cresciuta moltissimo. Il quarto posto dei Mondiali e il terzo di questa gara di Coppa le garantiscono già il posto in squadra per il 2027.

Zuzana Pankova è ancora più precisa e determinata e mette in finale quel qualcosa in più che le permette di fermare i cronometri sul 109.85, a cui vanno aggiunti i due secondi di penalità alla risalita 4. Due secondi di penalità alla stessa porta anche per Eva Alina Hocevar, che parte per ultima dopo aver vinto la qualifica. La slovena è brava per tutto il resto del tracciato e chiude in seconda posizione, dietro alla slovacca e davanti all’italiana. In finale mancano invece all’appuntamento con il podio Jessica Fox e Ana Satila. Quest’ultima, in qualifica, aveva fatto registrare un tempo di ben sei secondi migliore rispetto a quello della finale, dove invece ha commesso diversi errori, soprattutto nella parte conclusiva del tracciato.

Tra gli uomini brilla Vaclav Chaloupka, con una discesa senza sbavature e in progressione, proprio come aveva fatto ieri Giovanni De Gennaro. Il ceco, che pagaia sul lato destro, è stato bravo soprattutto là dove sembrava essere svantaggiato: tra la 6 e la 7 e poi tra la 10 e la 11, cioè nei passaggi nei quali un destro deve utilizzare il debordè. Una lettura tecnica interessante, perché è proprio in quei due settori che Chaloupka riesce a trasformare quello che sulla carta sembrava uno svantaggio in un punto di forza. Ziga Lin Hocevar copia la sorella e tocca la 4 in risalita. Fatale per lui. Chiude secondo con il miglior tempo, ma con due secondi di penalità. Prova d’orgoglio di Ryan Westley, che sappiamo essere perfettamente in grado di regalarci questi exploit: con un 97 basso mette la punta davanti anche al campione del mondo Trave, che deve accontentarsi del quarto posto. Chi ha invece parecchio da recriminare è il campione olimpico Nicolas Gestin. Sembrava avere la vittoria in pugno fino all’ingresso dell’ultima risalita a destra, dove arriva con un debordè che non sostiene e che lo costringe a rimediare con un eskimo. Poi arrivano i metri persi nella grande e turbolenta morta della porta 20. Finisce quinto, davanti a Raffaello Ivaldi e Flavio Micozzi. Raffaello conduce una gara ottima fino alla 18, poi perde contatto con l’acqua e si blocca sul buco della 20, lasciando lì le possibilità di salire sul podio. Micozzi, invece, in finale si perde in diversi punti e il suo tempo è troppo alto per sperare di entrare tra i primi tre. I due italiani, però, possono consolarsi con una certezza molto importante: con questa gara hanno conquistato anticipatamente il posto in squadra per il 2027, proprio come Marta Bertoncelli e Giovanni De Gennaro. Per tutti gli altri, invece, ci sarà da passare attraverso le selezioni per poter vestire la maglia azzurra il prossimo anno.

Domani si cambia canoa, pagaia e caschetto si gareggia per il time trial del kayak cross e poi per gli scontri diretti. Alla fine della giornata si carica tutto, si chiude questa parentesi francese e la carovana della pagaia si trasferirà a La Seu d’Urgell, per il grande finale, perché la stagione non è ancora finita e, a quanto pare, nemmeno le sorprese.

Occhio all'onda! 














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